DAL VENETO AGLI USA, I POPULISTI CONTRO I POVERI

TrumpZaiaIl populismo è lo strumento con cui gli esclusi dal palcoscenico della politica e dal banchetto dell’economia danno sfogo al proprio rancore sociale. Un rancore che trova origine nella disuguaglianza che dilaga nella nostra epoca, in cui chi ha molto vuole sempre di più, chi ha qualcosa se lo tiene ben stretto, e agli altri non resta che covare frustrazione e rabbia. L’altra faccia dell’attuale ripresa economica (ma durante la crisi non è stato molto diverso) è infatti un impoverimento sempre più diffuso, o almeno un aumento delle disparità, come testimoniano le file (reali) dei poveri davanti ai cassonetti delle immondizie e quelle (metaforiche) dei benestanti davanti ai ristoranti di lusso e ai negozi dai marchi più costosi.

Il paradosso è che il populismo non ha nessun interesse, e quindi nessuna intenzione, di risolvere concretamente i problemi degli esclusi, preferendo aizzare i poveri contro i più poveri (gli immigrati) e le élites istruite, piuttosto che affrontare seriamente la questione delle crescenti disparità sociali, obbligando i ricchi a contribuire a ridurle.

LA BOCCIATURA DELLE TASSE SUI RICCHI

Due episodi recenti – uno vicino a noi e uno lontano, protagonisti i populisti nostrani e quelli d’Oltreoceano – mostrano plasticamente tutto questo: mi riferisco alla bocciatura in Regione da parte della Lega e del centro-destra della proposta delle sinistre di introdurre un’addizionale sui redditi superiori ai 75mila euro (da destinare ad aiuti ad anziani, disabili, famiglie e studenti poveri), e ai massicci tagli fiscali per le imprese decisi dall’amministrazione Trump, che a detta di molti commentatori hanno l’effetto di togliere ai poveri per dare ai ricchi.

LA SCOMMESSA AZZARDATA DELLA FLAT TAX

Ora, io non vedo altri sistemi, per ridurre le disuguaglianze, che chiedere soldi a chi ne ha di più (cioè una tassazione ad aliquote crescenti) per darne a chi ne ha di meno, ovviamente senza intascarseli o dispederli nella macchina politico-amministrativa, oppure pagare di più il lavoro: visto che la seconda strada è preclusa dal fatto che penalizzerebbe la competitività delle nostre imprese nel mercato globale (che continuerà ad esistere anche se a qualcuno non piace), si dovrebbe giocoforza tornare alla prima; ma qui subentra la scommessa azzardata che ispira le decisioni citate: meglio lasciare i soldi nelle tasche dei ricchi, che li fanno fruttare meglio, tanto poi i benefici ricadranno anche sui poveri (è la logica che informa, in buona sostanza, anche la flat tax di Salvini e Berlusconi). L’esperienza dei paesi (soprattutto dell’Est europeo) che l’hanno introdotta dimostra il contrario (è cresciuto il deficit), ma a vincere sui fatti è, in questa fase, l’ideologia. E nella fase successiva a pagare il conto (col taglio del welfare, come accaduto in quei paesi) saranno ancora una volta i più poveri. Tanto poi daranno la colpa agli immigrati…

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PADOVA, PERCHE’ ABBIAMO VINTO. E COSA FARE ADESSO

PdVittoriaAnche se in… clausura per impegni inderogabili e di lungo corso, non posso esimermi dall’esprimere brevemente e schematicamente qualche considerazione sulla straordinaria vittoria che abbiamo conseguito a Padova (e uso l’aggettivo non a caso: le condizioni erano proibitive) e sulle scadenze che ci aspettano. Oltre a ringraziare di cuore, naturalmente, gli elettori padovani.

Dopo la parentesi da candidato riprendo dunque la mia funzione di osservatore (interessato e naturalmente coinvolto) mettendo nel conto che non tutti i miei eccezionali compagni di viaggio condivideranno per intero ciò che scriverò…

1 – Il risultato di domenica è stata innanzitutto la risposta della città al referendum che Bitonci aveva indetto su di sè: la paura che ha agitato per tutta la campagna elettorale, e anche la feroce determinazione a tornare per vendicarsi, hanno finito per rivoltarsi contro la sua persona. Il nostro miglior alleato è stato proprio lui.

2 – Noi (e parlo in primis delle liste di Arturo Lorenzoni) siamo stati bravi ad intercettare la paura di Bitonci che serpeggiava in città, e a trasformarla in una proposta positiva, partecipata, emotivamente coinvolgente, che ha riportato in tanti alle urne. Ma fare della nostra esperienza un caso emblematico, da “clonare” su scala nazionale rischia di essere fuorviante.

3 – Non va sottovalutato l’apporto di tutta la compagine che ha sostenuto Sergio Giordani, anche di settori del centro-destra, anche dei vituperati Zanonato, Destro, Giaretta, Degani, Gottardo (persino Bordin) che SENZA RITORNI DIRETTI (per quanto ne so) hanno speso la loro residua influenza per scongiurare ciò che sapevano essere il peggio per Padova: una città non agibile politicamente per gli avversari dell’ex sindaco.

4 – L’eterogeneità della nostra compagine, qualche sfasatura nei programmi, le aspettative più o meno legittime (personali e/o politiche) di chi si sente vincitore non renderanno facile amministrare la città. Ma proprio perché abbiamo ottenuto dalla città un’occasione irripetibile, dobbiamo essere all’altezza della sfida: perderla avrebbe effetti devastanti, in tempi brevi e di lungo termine.

5 – Quello che ci vuole adesso è grande, reciproca generosità: individuare subito i punti che uniscono tutta la compagine (sociale e periferie, innanzitutto), mettere a punto risposte rapide, concrete e visibili, ridurre al minimo i veti reciproci e contenere le rivendicazioni di bandiera che mettono in difficoltà gli alleati: su quelle sarà il caso di mettere in conto mediazioni di lungo respiro. Sindaco e vice-sindaco dovranno essere i garanti della collegialità della giunta, e gli assessori gli interpreti presso le rispettive parti… Ma qui mi fermo, i padovani non hanno mica eletto me!

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ELEZIONI A PADOVA, LA VERA POSTA IN GIOCO E’ BITONCI

Bitonci-giordaniAl di là dei programmi e delle idee che ci stanno a monte, su cui abbiamo cercato in questi mesi di attirare l’attenzione, quello di domenica sarà anche nostro malgrado un referendum su Massimo Bitonci, sulla sua idea di città e su quanto libera e ospitale essa sarebbe, soprattutto per i cittadini che non la pensano come lui.

IL PROFILO DELL’EX SINDACO

Personalmente non lo conosco, anche se ne seguo le gesta da prima ancora che diventasse sindaco di Padova. Ma per evitare di essere giudicato fazioso, vi propongo un brano su di lui tratto dall’editoriale con cui il Gazzettino (giornale non certo ostile all’ex sindaco) commentò la sua caduta il 13 novembre scorso: “Nutre poca fiducia in chi lo circonda, si sente assediato da rematori contrari, confonde amici per nemici, e accentra di conseguenza ogni decisione su di sé”. E ancora: “ama sentirsi approvare gli errori”, ha fatto scelte (l’ubicazione del nuovo ospedale, l’uso della stadio Plebiscito) “senza alcuna concertazione, a volte in senso diverso rispetto a quello indicato nel programma sottoscritto a suo tempo”, a cui il giornale aggiunge la propensione a circondarsi nelle stanze dei bottoni di amici cittadellesi, e il fumus persecutionis. Per non parlare della feroce determinazione a vendicarsi di chi l’ha disarcionato e della volontà di fare piazza pulita di qualsiasi decisione dei predecessori (giudicata pessima a prescindere), anche a costo di smantellare o ostacolare (si vedano la seconda linea del tram o la Fiera delle Parole)  le cose che funzionavano: ed è questo, al di là di qualche parcheggio in più o in meno e della localizzazione dell’ospedale su cui ha cambiato idea quattro o cinque volte, il suo vero programma: punire i nemici e tenersi le mani libere su tutto nella gestione della città.

LE PROMESSE MANCATE

Certo è un ottimo conoscitore dei meccanismi amministrativi, è dotato di grande fiuto politico, personalmente sarà anche un’ottima persona, ma come possiamo fidarci ora delle promesse di chi il giorno dell’elezione, nel 2014, si è dichiarato “sindaco di tutti” e poi ha sistematicamente attaccato tutti coloro che non la pensavano come lui, dai rappresentanti delle istituzioni a privati cittadini, come testimoniato anche dalle riprese filmate in consiglio comunale? Di chi ora si propone come angelo custode di suor Lia delle Cucine Popolari dopo averne ostacolato in tutti i modi l’attività? Di chi rilancia ora la promessa del 2014 (mai realizzata) di dare all’opposizione l’assessorato alla trasparenza? Di chi da giorni e giorni sta riversando false accuse sui neo consiglieri di Coalizione Civica, e attribuisce sistematicamente a Giordani e Lorenzoni proposte che non si sono mai sognati di avanzare (un hub al Plebiscito per gli immigrati, il via all’occupazione delle case ecc)?

UN AMMINISTRATORE IDEOLOGICO

Potrei continuare a lungo, ma mi limito a citare ancora due casi, emblematici del suo modo tutto ideologico di amministrare: l’eliminazione dei mediatori culturali che dovevano assicurare l’inserimento dei piccoli immigrati nelle scuole (con grande disagio per le maestre) e la pubblica denuncia (a favor di telecamere) contro una signora che – legittimamente e senza creare alcun problema – aveva osato ospitare in un suo alloggio alcuni immigrati (eccolo nella foto, col suo fedelissimo Boron). bitonci-boronA parte bastonare indifferentemente immigrati buoni e cattivi infatti, su questa questione non è riuscito o non ha voluto combinare nulla di concreto: perché nella sua ottica un immigrato che si integra nella nostra società è un problema, gli toglie l’argomento principe della sua azione politica, l’insicurezza.

UNA CITTÀ MENO LIBERA

Detto questo non credo che per Giordani-Lorenzoni e la nostra coalizione sarà una passeggiata amministrare la città, ma ritengo che la Padova targata Bitonci sarebbe meno libera e più autoritaria, una città in cui sarebbe più problematico esprimersi liberamente per chi dissente, e questo mi preoccupa più del restauro del Plebiscito, o del via libera a qualche nuovo centro commerciale.

E osservo che non dev’essere un caso se esponenti tanto diversi (e spesso avversari) della vita pubblica padovana – alcuni dei quali hanno collaborato con lui negli anni scorsi – si ritrovano ora tutti uniti a sostenere il suo avversario, senza alcuna contropartita ma solo a partire da un’analisi preoccupata del futuro della città in caso di suo ritorno al potere.

Ora siamo al dunque: sapremo domenica sera se ha avrà vinto la determinazione di un uomo solo a vincere e comandare, oppure quella diffusa di una città di impedirglielo per riprendere in mano il proprio destino.

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OGGI PADOVA AL VOTO: ECCO COSA HO IMPARATO IN CAMPAGNA ELETTORALE

IMG_3701Dunque ci siamo. Mentre votate, ecco qualche flash rigorosamente personale sulla campagna elettorale appena conclusa (attenzione: potrebbe contenere pubblicità subliminale :-).

Innanzitutto, mi sono reso conto finalmente (dopo anni che praticamente ci venivo solo a dormire) di quanto sia grande la nostra Padova, di quante disparità sociali (da emendare) la caratterizzino, ma anche delle sue tante diversità positive, da valorizzare e rendere l’un l’altra compatibili e dialoganti. Compito non facile, perché molti cittadini, quando incontrano i candidati, avanzano richieste concrete ma molto specifiche, a volte impossibili da conciliare fra loro: rivitalizzare la piazzetta ma mandare a dormire con le galline i ragazzi che la popolano; limitare l’inquinamento e il traffico ma eliminare il tram, o ridurre le piste per le biciclette, che “restringono la carreggiata”; e potrei continuare a lungo.

Fra le persone incontrate, ho avvertito una forte sintonia con i giovani genitori, che girano per le strade dei quartieri e tendenzialmente vivono una dimensione di relazioni; i più ostili sono risultati invece i maschi più anziani e benestanti, che si fanno gli affari loro e diffidano (a meno che non ne abbiano bisogno) di coloro che si danno da fare per il bene comune: non dev’essere facile averli come vicini; fra tutti, poi, mi hanno decisamente impressionato i bitonciani: impermeabili a tutto, rifiutano persino di prendere in mano un volantino, perché le loro certezze non prevedono confronto; nella loro idea di società chi incarna ideali diversi dai loro non ha diritto di cittadinanza.

Inutile dire (ma lo dico lo stesso) che nella nostra lista e dintorni ho incontrato molti compagni e compagne simpatici e interessanti, e una persona che ho visto giorno dopo giorno crescere come un vero leader: comunque vada Arturo Lorenzoni sarà una risorsa importante per la Padova futura, peccato per chi non l’ha ancora capito.

In questi due mesi ho fatto cose che mai avrei pensato di fare: suonare ai campanelli, IMG_3701IMG_3605fermare la gente per strada, disturbare le persone ai tavoli dei ristoranti, cercare al telefono o via mail amici persi da anni, persino improvvisare un mini-comizio all’Arcella: ne hanno risentito il mio orto e i miei impegni lavorativi, ho perso un paio di chili e varie ore di sonno, guadagnato un bel colorito ma anche un herpes fastidioso (per la politica bisogna avere la vocazione, altrimenti risulta soprattutto stressante, ed essere disposti a metterci la faccia in prima persona, anche quando non è né comodo né vantaggioso).

Fra le altre cose ricordo con riconoscenza una signora che fuori da un supermercato mi ha regalato un cestino di ciliege, e con disagio una novantaduenne nostalgica che mi ha trascinato in una serrata discussione sui pregi del Ventennio…

Comunque vada (e lo sapremo fra poche ore) ne valeva la pena, almeno non dovrò rimproverarmi per non aver fatto la mia parte per far vincere l’idea di città che ho nel cuore.

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PRIMA I VENETI… E LE NOSTRE SCUOLE SI SVUOTANO

bambini-stranieriChi pensa che gli immigrati dovrebbero andarsene tutti dal Veneto, avrà da gioire: per la prima volta cala il numero degli iscritti nelle scuole (meno 4662 in tutta la regione, meno 439 a Padova), e si tratta soprattutto di figli di famiglie straniere. Sono gli effetti della denatalità, che ormai coinvolge anche le coppie di immigrati, ma anche del perdurare della crisi economica, che ha spinto molti cittadini stranieri ad andarsene altrove, oppure a rimandare le proprie famiglie nei paesi d’origine. Ma questi sono anche gli esiti della penalizzazione sistematica di cui sono oggetto – all’insegna del “Prima i veneti” – gli stranieri, anche regolari, o i cittadini di altre zone d’Italia che abbiano scelto di lavorare e vivere nella nostra regione.

Non si tratta di una buona notizia, perché denota una chiusura della nostra società e il venir meno delle condizioni per l’inserimento di forze nuove nel tessuto sociale e di stabilizzazione demografica di cui c’è estremo bisogno: stando agli studiosi padovani Stefano Allievi e Gianpiero Dalla Zuanna con l’attuale andamento demografico per mantenere costante la popolazione in età lavorativa (20-64 anni) nei prossimi 20 anni dovrebbero entrare in Italia ogni anno 325mila potenziali lavoratori, altrimenti nel 2037 la forza lavoro sarà calata da 36 a 29 milioni, a mano a mano che i baby boomers nati negli anni 1955-1975 andranno in pensione; senza contare che la riduzione degli iscritti – per il momento soprattutto alle materne ed elementari – avrà come conseguenza, nei prossimi anni, anche la riduzione del numero di insegnanti.

Con tutto questo – per motivi meramente ideologici – la Regione e i comuni leghisti continuano a sfornare norme che per arginare un’immaginaria invasione straniera eliminano le iniziative di inserimento (come i mediatori culturali a Padova) e bloccano l’accesso ai non veneti a ogni tipo di welfare, come quella che per l’iscrizione alle scuole materne ormai vuote prevede la precedenza ai bambini di famiglie residenti e occupate nella nostra regione da almeno 15 anni.

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BIENNALE, TRIONFO TEDESCO

Trionfo tedesco alla 57. Biennale: la Giuria internazionale ha infatti premiato sia il padiglione della Germania che l’artista Franz Erhard Walther.

Ecco le motivazioni:

Leone d’oro per la migliore Partecipazione Nazionale alla Germania IMG_3450(padiglione letteralmente preso d’assalto dal pubblico fin dalle prime ore della pre-apertura, con i suoi doberman e le performance degli attori e della stessa artista Anne Imhof, 38enne) “per un’installazione potente e inquietante che pone domande urgenti sul nostro tempo e spinge lo spettatore a uno stato di ansia consapevole. Risposta originale all’architettura del padiglione, il lavoro di Imhof è caratterizzato da una scelta rigorosa di oggetti, corpi, immagini e suoni”.

Menzione speciale come Partecipazione Nazionale al Brasile “per un’installazione che crea uno spazio enigmatico e instabile in cui non ci si può sentire sicuri. Sia la struttura dell’installazione che il video di Cinthia Marcelle realizzato in collaborazione con il cineasta Tiago Mata Machado affrontano le problematiche della società brasiliana contemporanea”.

Leone d’oro per il miglior Artista della 57. Esposizione Internazionale Viva Arte Viva a IMG_3304Franz Erhard Walther per un lavoro (esposto alle Corderie dell’Arsenale) che “mette insieme forme, colore, tessuti, scultura, performance e che stimola e attiva lo spettatore in un modo coinvolgente. Per la natura radicale e complessa della sua opera che attraversa il nostro tempo e suggerisce la mutazione contemporanea di una vita in transito”.

Leone d’argento come giovane artista promettente a Hassan Kahn “per la relazione speciale e intima che quest’opera crea con lo spettatore, a cui suggerisce una connessione tra voce, suono e orizzonte. La sua Composition for a Public Park crea un’esperienza coinvolgente che intreccia in modo splendido politica e poetica”.

Due sono le menzioni speciali attribuite quest’anno agli artisti:
Charles Atlas, per due video “di grande splendore visivo e sofisticato montaggio in cui le immagini della bellezza naturale e dell’artifizio artificiale sono accompagnate da un racconto che affronta i problemi di indigenza, frustrazione, sessualità e classe”.

Petrit Halilaj, per degli interventi che “evidenziano il legame tra gli spazi architettonici dell’Arsenale e del Padiglione Centrale e l’opera, in una relazione tra la storia del Kosovo, i suoi ricordi d’infanzia e la creazione”.

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LA MIA… “DISCESA IN CAMPO”

Padova è la città che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore… Ops, scusate, nell’annunciare la mia personale “discesa in campo” mi sono fatto un po’ prendere la mano :-).

Riprendiamo, e seriamente stavolta.

Nonostante tutto il male che si dice (spesso giustamente) dei politici, io continuo ad ammirare chi decide di sacrificare il suo tempo, le sue passioni, le relazioni familiari e amicali per rendere un servizio alla comunità. Certo, molti sono animati solo da narcisismo, voglia di rivalsa e di autoaffermazione, sete di potere e fame di soldi, ma ci sono anche coloro che lo fanno perché ritengono di aver accumulato delle competenze e delle esperienze che possono contribuire al bene comune. Lorenzoni

Se a sessant’anni, dopo essermi interessato molto di politica ma sempre tenendomene alla larga, ho deciso di forzare le mie attitudini e di accettare di mettermi in lista con Arturo Lorenzoni, è per due motivi: primo, perché sento il dovere di contribuire ad evitare il ritorno di un’amministrazione che ha diviso i padovani e rinnegato le tradizioni di apertura e solidarietà proprie di questa città, e di un sindaco che ha fatto promesse a vuoto e litigato con le altre istituzioni e con chiunque non la pensasse come lui;secondo, perché credo di aver individuato in Arturo Lorenzoni una di quelle persone animate soprattutto dal genuino desiderio di migliorare il contesto in cui si trovano a vivere e operare, e convinte che la politica (intesa come scelta di servizio più che come professione) sia uno dei possibili mezzi per farlo.

ListaLo stesso spirito anima la lista in cui mi trovo inserito, che si è coagulata attorno alla sua persona e al suo programma, condiviso anche con Coalizione Civica. Siamo tutte persone che studiando e lavorando hanno maturato delle competenze – insegnanti a cui si danno in consegna i propri figli, medici a cui si affida la propria salute, volontari che si curano delle persone più fragili, piccoli imprenditori dello sviluppo sostenibile – e che hanno il piacere di metterle a disposizione dei loro concittadini, per aiutarli a vivere meglio, chiedendo in cambio solo la loro fiducia.

Condividiamo il sogno di una “città inclusiva”, capace di mobilitare tutta l’enorme ricchezza umana, culturale, associativa, produttiva che possiede, e di assicurare ascolto, tutela e opportunità a tutte le categorie sociali, a partire dai giovani, dagli anziani e dalle categorie più deboli. E riteniamo che Arturo Lorenzoni, per la sua storia personale e le sue competenze sia la persona giusta per ricompattare i padovani, garantendo insieme la sicurezza, che nasce dalle relazioni personali e non dall’enfatizzazione della paura, e l’apertura al futuro.

Mi piacerebbe coinvolgere un po’ di amici in questa avventura, convincervi che vale la pena di provare. Se poi decidete anche di votarmi, grazie, sono in ticket con l’amica Elena Andretta, medico e altopianese come me, di cui trovate il profilo al link sottostante, sulla pagina della lista.

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PADOVA: ECCO PERCHÈ LA MOSTRA SUI DINOSAURI È STATA UN FLOP

01.adeopapposaurus._foto_claus_rammelRispondendo ai rilievi di Sergio Giordani sul deficit accumulato dalla mostra sui dinosauri al San Gaetano l’ex sindaco Bitonci e il suo assessore alla cultura Cavatton – pur ammettendo un passivo contenuto – hanno evidenziato che con i suoi 170mila visitatori l’esposizione è stata la più visitata di sempre a Padova.

Per capire chi ha ragione bisogna porsi preliminarmente una domanda: perché si organizza una mostra? Le risposte, in estremissima sintesi, sono due: per fare cultura o per fare soldi. Temo che da questo punto di vista gli obiettivi siano entrambi falliti.

Le mostre che fanno cultura sono quelle che valorizzano una ricerca o una scoperta, e che lasciano un’impronta significativa nell’ambito della disciplina in cui si muovono o nel territorio che le ospita, promuovendo le risorse scientifiche, artistiche o umane che esso esprime. Mi pare di poter dire che nessuna di queste condizioni si è verificata nel caso della mostra sui dinosauri. Ciò che invece era accaduto ad esempio con una mostra numericamente meno visitata, come quella del 2013 sul Bembo, ma di cui ancora si parla nel mondo (e non solo in quello accademico), o in precedenza con quella sul “futuro di Galileo”: senza negarsi, peraltro, alle emozioni e al divertimento, che devono essere le altre componenti (importanti ma non esclusive, sennò sarebbero dei luna park) di queste iniziative.

Ma, come si è detto, Bitonci e Cavatton BitonciCavatton replicano con i numeri e le ricadute economiche. Anche qui, il trionfalismo pare poco giustificato: per fare un paragone, la mostra sugli Impressionisti in corso a Treviso (cioè una città con metà degli abitanti di Padova) sta realizzando numeri di gran lunga superiori, con visitatori da tutta Italia e ricadute di immagine incommensurabili rispetto a quella dei dinosauri, e soprattutto nessun costo per il Comune, che anzi si è portato a casa (a spese dei promotori di Linea d’Ombra) un restauro da 600mila euro dei locali che la ospitano.

Possiamo dunque convenire con qualche addetto ai lavori: se Il Sole 24 ore, organizzatore della mostra sui dinosauri, fosse riuscito a stipulare in altre città italiane altri contratti analoghi a quello – munifico – strappato a Padova, non avrebbe i bilanci disastrati.

Quanto all’amministrazione Bitonci, anche in questo caso si conferma che nella gestione della cultura ha gestito male le già scarsissime risorse pubbliche, e reso alla città un servizio mediocre.

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SONO IN PENSIONE…

IMG_2203Per principio non parlo mai pubblicamente del mio lavoro, né di me, ma qui faccio un’eccezione, visto che da oggi sono in pensione, anticipata grazie purtroppo alla pesantissima crisi che sta investendo il mondo dell’informazione, colpito a tutte le latitudini da un drammatico calo di risorse (copie vendute e pubblicità) che rischia di minarne la qualità e l’autorevolezza (e con esse la qualità della democrazia, Trump insegna).

Ma se permettere, oggi non intendo parlarvi di questo, ma – un po’ presuntuosamente – di me stesso e del mio lavoro di giornalista: un lavoro che mi ha dato tantissime opportunità, mi ha permesso di occuparmi da vicino dei fatti della gente, esaudire molteplici curiosità, incontrare personaggi straordinari, vedere luoghi che non avrei mai visitato: e per raccontare tutto questo sono stato anche pagato… Certo, non sono state tutte rose e fiori, ma se devo tracciare un bilancio, direi che la quantità di arrabbiature che il lavoro mi ha procurato negli anni non si è nemmeno lontanamente avvicinata alle soddisfazioni che ho ricevuto.

I MIEI NON-SCOOP

Anche se non ho all’attivo grandi scoop, né articoli memorabili, né reportage da guerre lontane o paesi esotici, svuotando cassetti e scaffali in ufficio, nei giorni scorsi, mi sono ripassati davanti decine di episodi, incontri, situazioni degni di nota, testimonianze di un tentativo costante (e con esiti naturalmente altalenanti) di guardare e raccontare la quotidianità da punti di vista non consueti: non a caso fra i miei articoli che hanno avuto maggiori riscontri, uno riguardava… i patimenti infiniti per il restauro della mia casa (decine e decine di lettere), l’altro (ripreso persino in Germania, Belgio e Giappone) una singolare iniziativa concepita in un bar del mio Altopiano, dove qualche anno fa si installò un orologio marcatempo con tanto di cartellino da far timbrare… agli avventori.

IL GIORNALISMO BUONO

In generale, comunque, ho sempre cercato di essere prima un giornalista “buono” che un “bravo” giornalista, convinto (con Kapuscinski) che il rispetto e l’empatia verso le persone – piuttosto che il cinismo, come si ritiene comunemente – siano le condizioni essenziali per svolgere bene questo mestiere: anche se più di una volta mi sono trovato a domandarmi se quello che stavo facendo fosse utile, o non piuttosto dannoso, per la collettività. In ogni caso, comunque, ho sempre avuto come giudice del mio lavoro la mia coscienza, più che il giudizio dei miei direttori o degli stessi lettori. Certo, di errori ne ho fatti molti, ma mai in malafede, e se non sempre ho potuto raccontare tutta intera la verità delle cose, non ho mai scritto niente che sapevo non essere vero.

LE DOMANDE DA PORSI

Non credo poi di essere mai stato ruvido o aggressivo, ma ho sempre posto (e mi sono posto) le domande che andavano fatte, anche quando erano scomode e sgradevoli, ripetendole se necessario, quando le risposte erano evasive, e regolandomi poi di conseguenza. A ben vedere, questa è l’unica cosa di cui vado fiero, e che mi piacerebbe trasmettere ai colleghi più giovani e a coloro che – anche di questi tempi – cercano ancora di accostarsi a questo mestiere: ben sapendo che la loro strada sarà molto più in salita della mia.

 

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L’ITALIA E’ MALMESSA, MA NON FA COSÌ SCHIFO

Ma siete sicuri che come Paese facciamo così schifo? Io per niente, anzi!

RigopianoQuale paese europeo sta sopportando contemporaneamente problemi come un’immigrazione incontrollata, un terremoto continuo, un’emergenza neve mai vista? Con in più un atteggiamento anti-Stato così radicato da risultare patologico, alimentato da un’attitudine storica, atteggiamenti quotidiani diffusi (che riguardano, ovviamente con diversi livelli di colpa, le organizzazioni criminali, la malapolitica e i normali cittadini) e ciniche strumentalizzazioni politiche che non si fermano nemmeno davanti alle tragedie?

APPRODO NATURALE DEI MIGRANTI

profughiSul primo punto è presto detto: siamo una penisola protesa verso il buco nero dell’Africa, il continente più disastrato da cui milioni di giovani che puntano a un futuro migliore vogliono andarsene. E verso quale meta possono dirigersi, se non attraversare l’incontrollabile Libia e raggiungere via mare l’Italia? Noi li salviamo e poi li ammucchiamo disordinatamente da qualche parte: certo non è molto civile, sarebbe meglio controllarli, distribuirli, gestirli, dare loro delle opportunità oppure rimandare indietro chi non ha il diritto di stare da noi… Ma c’è davvero qualcuno che pensa – al di là delle strumentalizzazioni politiche – che sia un percorso facile?

TERRITORIO FRAGILE

Anche sul terremoto (e la neve) c’è poco da dire: è la natura che si accanisce su un

Amatrice, 24 agosto 2016 (AP Photo/Gregorio Borgia)

Amatrice, 24 agosto 2016
(AP Photo/Gregorio Borgia)

territorio bellissimo ma estremamente fragile. Vi risulta che ci siano altri paesi europei così esposti su questi due fronti? Certo, in Giappone con scosse di questo tenore non ondeggiano neppure i lampadari, ma il suo patrimonio edilizio è stato tutto ricostruito dopo la guerra, i nostri paesi invece sono stati messi in piedi pietra su pietra nel corso dei secoli: di sicuro in molti casi anche il nuovo, in Italia, è stato costruito male e in luoghi pericolosi, ma con quanta colpa dei cittadini, accanto alle omissioni dei politici?

ANTI-STATALISMO E AUTODENIGRAZIONE

E veniamo al terzo punto, l’autodenigrazione e l’atteggiamento anti-Stato: ho sentito cittadini esasperati, in questi giorni, lamentarsi di essere stati aiutati solo dai volontari e dai pompieri, persino giornali titolare sui cani antivalanghe che hanno fatto il loro dovere “contro” lo Stato: certo, chi aspetta soccorsi che non arrivano ha diritto di piangere e gridare, ma chi ha il compito di analizzare le cose dovrebbe chiedersi: ma i pompieri non sono lo Stato, i volontari non sono lo Stato, i cittadini che mandano qualche euro non lo fanno perché si sentono parte di una comunità nazionale? Sono sicuro che ci sono stati ritardi nei soccorsi e inaccettabili lentezze nella ricostruzione, ma c’è stato un solo momento – dallo scorso agosto – in cui la Protezione civile non sia stata pesantemente sotto pressione, e la macchina amministrativa non sia stata strattonata da tutte le parti dalle ripetute emergenze?

Stimolare e controllare va benissimo, ma chi si limita ad alimentare polemiche dai salotti Salvinidoposcitelevisivi dovrebbe chiedersi semmai se questo atteggiamento autodenigratorio generalizzato non ha come effetto immediato quello di inaridire il flusso della generosità popolare: a che pro il cittadino dovrebbe rinunciare a una pizza se poi i soldi offerti vanno a finire nel calderone statale del magna-magna? Tanto vale farsi la pizza e poi tornare a casa a indignarsi davanti alla televisione e sputare veleno sui social, se questo vedono fare dai capipopolo di turno.

EPPURE SIAMO IN PIEDI!

So che non è un discorso molto popolare, ma a me pare – con tutto questo – che sia un mezzo miracolo che il “sistema paese” stia tenendo, e persino reggendo il confronto – negli aspetti essenziali della vita associativa – con paesi che hanno meno problemi, più risorse, più peso politico e molta più auto-stima.

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