DALLA CRISI DEL POLITICAMENTE CORRETTO ALL’EGEMONIA DEL POPULISMO

Questa è la prefazione che ho scritto al nuovo libro di Nicola Casaburi Casaburi, “Diario italico”, edito da Marsilio, da qualche giorno in libreria.

Fra i mutamenti più eclatanti che caratterizzano l’attuale fase politica c’è il radicale cambiamento di segno nell’interpretazione di alcune tematiche di forte impatto sull’opinione pubblica: quello che all’inizio si presentava come un superamento del “politicamente corretto”, liquidato da studiosi e commentatori come un mero mutamento nei costumi linguistici, si è rivelato essere invece la prima manifestazione di una nuova egemonia culturale, che è alla base dell’attuale dilagare del populismo in tutto il mondo occidentale. Eastwood

Non siamo di fronte, in altre parole, al semplice imporsi di un nuovo paradigma linguistico, che sdogana le parolacce e privilegia nei discorsi la genuinità “popolana” alla comunicazione più ricercata delle classi colte e progressiste, connotata da scelte lessicali rispettose delle minoranze e dei gruppi più deboli: le parole forti e i toni aggressivi e irridenti, se non decisamente offensivi, che si sono imposti negli ultimi anni nel discorso pubblico, sia nei comizi dei nuovi leader che nei post dei loro seguaci sui social, rivelano in realtà un vero e proprio rovesciamento valoriale, che liquida come buonismo i valori dell’altruismo, della solidarietà e dell’accoglienza, che riscrive come invasione ostile la fuga di milioni di persone dalla fame e dalla miseria, che declina l’universalismo liberale, di sinistra o cattolico come dittatura del pensiero unico neo-liberista e mercantilista, che circoscrive le manifestazioni di solidarietà alla ristretta comunità dei simili, che irride le acquisizioni della scienza e liquida la cultura e i suoi esponenti come retaggi del passato. Bozzetto

Tutto questo ha colto drammaticamente di sorpresa l’intellighentia progressista, da sempre confidente nelle “magnifiche sorti” dell’umanità, lasciandola muta e annichilita, incapace di articolare un discorso alternativo in grado di “bucare” l’indifferenza ostile delle nuove maggioranze. Eppure le avvisaglie di questo mutamento di umori c’erano tutte, come dimostrano le pagine che seguono, in cui Nicola Casaburi analizza circa 200 episodi di cronaca risalenti agli anni tra il 2013 e il 2015, rileggendoli alla luce dei nuovi valori emersi dalla modernità. Se nessuno, o quasi, se n’è accorto per tempo, è probabilmente perchè gli intellettuali, assorbiti dalle speculazioni sui grandi temi, tendono a ignorare la cronaca spicciola, mentre i giornalisti sono troppo assorbiti dal “coprire” notizie che il giorno dopo scivolano inevitabilmente nell’oblio, per rendersi conto della loro portata epocale e costruirci sopra dei sistemi teorici.

Casaburi si è cimentato dunque nell’impresa di raccogliere e classificare alcuni fatti che hanno colpito e diviso l’opinione pubblica, riunendoli per grandi temi e confrontandoli con una griglia interpretativa basata sulla triade valoriale della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà, fra loro sempre in relazione fortemente dinamica; il tutto però analizzato alla luce di un altro elemento, che trascende naturalmente la modernità: la “riserva personale di virtù” degli individui, cioè la dotazione di saggezza, giustizia, temperanza, fortezza di cui ognuno di noi può disporre. Ed è ragionando su questo schema che egli ha visto emergere nei protagonisti della cronaca i tratti tipici delle attitudini politico-culturali citate all’inizio, che oggi segnano in profondità il discorso pubblico. politicamente

Si tratti di bullismo o di immigrazione, di omofobia o di povertà dilagante, di femminicidi o di uteri in affitto, di eutanasia o di violenze sui docenti, sono continui e ripetuti gli “attentati” alla triade valoriale citata prima, motivati sostanzialmente da quello che Casaburi definisce “il rattrappirsi delle coscienze sui rami secchi dell’individualismo”: un atteggiamento caratterizzato da scarsa solidarietà nei confronti di chi soffre, intolleranza verso i diversi, propensione al soddisfacimento del proprio piacere o al perseguimento del proprio interesse anche a scapito degli altri, e non ultimo un sistematico cedimento alle pulsioni dell’Es, non più temperate dai diktat del Super-Io o stigmatizzate dalla riprovazione etica o sociale, ormai spazzata via assieme alle grandi narrazioni ideali (a cui si accennava sopra) dalle quali essa derivava.

L’autore attribuisce gran parte delle colpe di questa deriva al disincanto generale per la caduta delle aspettative di felicità alimentate nel passato dalle ideologie e dalla politica; ma proprio ai politici – coadiuvati dai media e dal sistema formativo – egli affida il compito di trovare dei rimedi, tornando a fare – bene – il proprio mestiere: proporre dei valori e dei progetti condivisi e ricercare il consenso per promuoverli nella società, tenendo sempre presenti i dettami della nostra Costituzione, anche per conto di quei cittadini esemplari – pure presenti nelle cronache – che ad essa continuano a richiamarsi. Sapranno essere, i politici, all’altezza di una sfida così difficile? I margini di ottimismo, ahimè, non sono enormi, ma sappiamo che se si perde questa sfida dietro l’angolo c’è il collasso della convivenza civile come l’abbiamo fino ad ora concepita.

Sergio Frigo

DALLA CRISI DEL POLITICAMENTE CORRETTO ALL’EGEMONIA DEL POPULISMOultima modifica: 2018-12-09T00:38:57+01:00da sergiofrigo
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