LA SCOMPOSIZIONE DEI PARTITI E IL TRAVAGLIO DEL PD

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Non so se era voluto, veltroni,fassina,partiti,pd,diamanti,monti,lavoro,articolo 18,governo,crisi,terza repubblica ma l’intervista di Veltroni su Repubblica, domenica (col seguito della lettera di Fassina e della sollevazione degli elettori), ha fatto emergere un panorama inedito nel Pd (e in tutto il sistema dei partiti, per chi sa guardare). Un panorama che peraltro si poteva in parte intuire, prendendo atto dello scongelamento dei poli avviato con le dimissioni di Berlusconi e l’avvento del governo dei tecnici.

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A focalizzare ancor meglio la questione contribuiscono poi i risultati delle primarie genovesi e i sondaggi come quello proposto ieri sera da La 7, che denotano un’erosione nel consenso del Pd, che solo grazie al vantaggio accumulato negli ultimi mesi su un Pdl in stato comatoso mantiene il primo posto nelle preferenze degli intervistati.

Sulle difficoltà dei partiti nell’era Monti è come al solito illuminante l’analisi di Ilvo Diamanti (ieri su Repubblica, vedi link al fondo). Ma qualcosa di più si può dire sulla situazione del Pd, che dopo un momento felice seguito alla caduta di Berlusconi, ora ha ripreso a soffrire (come tutta l’area governativa, peraltro).

NON SOLO VELTRONI-FASSINA, NEL PARTITO POSIZIONI IN NETTO CONTRASTO

 

Il duro dibattito interno sul lavoro, le primarie che regolarmente premiano i candidati di Sel (ma votati dagli elettori democratici), i sondaggi, ci confermano la dicotomia tra i vertici e la mitica “base” democratica, che è in maggioranza (quanto meno fra i militanti) più a sinistra dei suoi dirigenti. L’uscita di Veltroni e le reazioni seguite (si vedano i commenti critici sul sito dell’Unità) mostrano che le divisioni nel partito sono profonde e che sono decisamente politiche, e non solo frutto di personalismi o di puro masochismo, come mostra di credere il grosso dei democratici.

È legittimo a questo punto domandarsi cosa accadrà nel Pd se davvero il governo deciderà di andare avanti per la sua strada, e promuovere una riforma del lavoro senza l’appoggio di tutto il sindacato. Riuscirà Bersani a tenere insieme un partito diviso verticalmente e a tutti i livelli (non solo al vertice) fra coloro che considerano l’esecutivo “il nostro governo” e amerebbero avere Monti come candidato premier ne 2013, e coloro che lo considerano un governo di destra, e quindi nemico, da sostenere per il più breve tempo possibile e poi da mettere nel dimenticatoio? La risposta non è affatto scontata.

http://www.repubblica.it/politica/2012/02/20/news/terza_repubblica_partiti-30176429/

LA SCOMPOSIZIONE DEI PARTITI E IL TRAVAGLIO DEL PDultima modifica: 2012-02-21T16:06:00+01:00da sergiofrigo
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