L’ARTICOLO 18, LA STRATEGIA DI MONTI, IL DESTINO DELLA SINISTRA E IL TRAVAGLIO DEL PD

Articolo 18, lavoro, riforma, governo, Monti, Bersani, sinistra, Pd, Sel, capitalismo, alternativaPerché anche Mario Monti ha finito per confermare all’articolo 18 – anzi ad una sua parte economicamente non decisiva – quel valore simbolico che rischia di farne un’icona ideologica ma soprattutto il detonatore di tutte le insofferenze che bruciano a sinistra nei confronti del governo? In un primo momento ho pensato all’ennesima manifestazione di quel deficit di sensibilità politica che spesso è stato manifestato dai tecnici su questi temi (pensiamo alle uscite sulla noiosità del posto fisso), ma la spiegazione non mi convinceva, stante in realtà il fine fiuto politico dimostrato fin qui dal premier nel trattare coi partiti.

 La spiegazione è un’altra, e rimanda alla natura profonda di questo governo e all’identità dei partiti che lo sostengono, e in ultima istanza all’idea che Monti, i suoi ministri e lo stesso presidente della Repubblica hanno dell’Italia nelle sue relazioni con l’Europa e col mondo occidentale. Un’idea chiarissima, a differenza del Pd e di tutta la galassia della sinistra italiana: che non a caso su queste vicende sta conoscendo i suoi travagli più drammatici (e uso il termine travagli non a caso, riferendomi a quelli del parto…)

 

UN GOVERNO GENUINAMENTE LIBERISTA

Bisogna aver chiaro innanzitutto che al di là del rispetto rigoroso per i partiti che lo sostengono, questo governo non solo non è un governo di sinistra, ma nasce tutto dentro il recinto delle compatibilità dettate dal modello liberista, quel pensiero unico tanto aborrito dai sostenitori del motto “un altro mondo è possibile”; al massimo Monti & C possono concedere delle aperture riformiste, purché confinate nell’ambito “gratuito” dei principi (vedi le dichiarazioni sugli immigrati del ministro Riccardi) o al massimo compatibili con i risparmi conseguiti da altri capitoli del bilancio statale (ecco lo spostamento di risorse, nella partita pensioni-incentivi-tutele del lavoro): in questo senso il governo è tutto meno che un classico esecutivo “redistributivo” di  risorse, come sono in genere i governi di sinistra e – in Italia – i governi populisti (Berlusconi, per capirsi): anche perché è chiaro a Monti meglio che a chiunque altro che di risorse in questo momento ce ne sono molto poche.

Monti ha chiarissimo tutto questo, e soprattutto vuole dirlo al suo mondo di riferimento, le istituzioni europee, la finanza internazionale, i possibili investitori mondiali, e a questo scopo ci può anche stare la forzatura della modifica dell’articolo 18 (a fronte – a quanto leggo – di misure ben più decise (e di destra) varate dal governo conservatore spagnolo) anche mettendo nel conto delle grosse perturbazioni nell’ala sinistra della sua maggioranza.

UN PARTITO CHE NON HA (ANCORA) DECISO DA CHE PARTE STARE

Il punto è: perché queste perturbazioni a sinistra? Articolo 18, lavoro, riforma, governo, Monti, Bersani, sinistra, Pd, Sel, capitalismo, alternativaLa risposta è abbastanza semplice: perché una parte consistente della dirigenza del Pd, la parte maggioritaria del suo corpo elettorale e naturalmente la quasi totalità di Sel (non metto nel conto l’Idv che su questo terreno si muove con la grossolanità populista che gli è propria) non ha (ancora?) metabolizzato la collocazione politico-economica nella quale viene richiesto all’Italia di posizionarsi. Se infatti Napolitano (con la sua provenienza migliorista) e i suoi epigoni (la destra tecnocratica e i filo-centristi del Pd) hanno ben chiaro che questo è l’orizzonte di riferimento per il paese e per il partito, la sinistra e il grosso della base subiscono ancora il richiamo dell’”altro mondo possibile”, coi suoi riferimenti anticapitalisti, terzo-mondisti, libertari eccetera.

È POSSIBILE UNA POLITICA DI SINISTRA IN ITALIA?

Ci si può interrogare a questo punto se si può ancora definire “sinistra” l’ala filo-montiana del Pd, oppure chiedersi quali ripercussioni potrà avere questa dialettica interna sulla vita del governo e sulle future alleanze. Ma la domanda più radicale, a mio parere, quella che interpella a fondo l’identità del partito democratico, è un’altra: se cioè sia possibile, oggi in Italia, una politica di sinistra in senso stretto, come quella vagheggiata da Sel e da tutta l’area “alternativa” (ma praticata con fatica e saltuariamente qua e là solo a livello locale), e se questa politica concepisca se stessa dentro o fuori l’alveo occidentale, che è ormai compiutamente liberal-liberista, ad onta dei ripetuti fallimenti del modello.

IL BRACCIO DI FERRO TRA MONTI E BERSANI

Il Monti che compie la forzatura sull’articolo 18 (ma anche che celebra il funerale della concertazione, o che sostiene che la Fiat può investire dove vuole) è il tecnico che ha chiara la sua collocazione politica, ma che ritiene anche che i partiti che lo sostengono dovrebbero averla: e semmai opera perché essi compiano la loro transizione, il Pdl fuori dalle secche del populismo, il Pd via dalle suggestioni alternativiste. Che poi questo preluda ad un prosieguo dell’attuale esperimento politico anche dopo il 2013 in fondo è secondario…

Il problema, come è chiaro a tutti in questo momento, è dunque tutto di Bersani, della sua ala sinistra e della sua base: è lì che si colloca la linea di faglia.

Articolo 18, lavoro, riforma, governo, Monti, Bersani, sinistra, Pd, Sel, capitalismo, alternativaBersani, al di là di ogni valutazione sul suo carisma e sulla sua adeguatezza al compito (improbo, riconosciamoglielo), sta facendo onestamente il suo lavoro, che è il contrario di quello “normalizzatore” di Monti: non sfugge al segretario, evidentemente, l’ambiguità che attraversa la sua compagine, ma ne coglie (giustamente) anche la fecondità, che è la fecondità che attinge (magari da lontano) alla generosità delle utopie, e si alimenta nella militanza sindacale e nella residua vitalità dell’associazionismo. Sa che collocare il partito chiaramente di qua e di là dalla faglia significherebbe perderne per strada una parte, e renderlo comunque insignificante. Dunque deve compiere sforzi sovrumani per negare che la faglia ci sia, o almeno gettarci sopra dei solidi ponti e dei robusti agganci per impedire che essa si allarghi.

Non credo che siano sforzi che Monti possa apprezzare, né – quindi – incoraggiare. Ma se Bersani ci riuscirà, mantenendo comunque il Pd unito, collegato alla sinistra e dentro l’area di governo, avrà compiuto un vero e proprio miracolo.

L’ARTICOLO 18, LA STRATEGIA DI MONTI, IL DESTINO DELLA SINISTRA E IL TRAVAGLIO DEL PDultima modifica: 2012-03-22T11:39:00+01:00da sergiofrigo
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