A COSA SERVONO I POLITICI, QUANTO DOBBIAMO PAGARLI E COME FARE PER “LICENZIARLI”

Parlamento.jpegUna riflessione semplice semplice sui costi della casta. Siamo abituati a considerare la politica come l’esercizio del potere, ma si tratta di una deformazione culturale: se ci pensate un capitano d’azienda esercita molto più potere di un deputato, a volte anche più di un ministro o di un capo di stato.  Vale anche per una star dello show business, per un leader religioso, per un direttore di giornale, entro certi limiti…

SONO AL NOSTRO SERVIZIO

La politica in realtà dovrebbe essere un servizio, sviluppare idee ed elaborare progetti per far funzionare meglio la società, valutare le compatibilità fra i progetti e le risorse, favorire dei dignitosi compromessi fra le diverse parti sociali, che assicurino la realizzazione degli interessi e dei sogni espressi dalle diverse anime della collettività. Si tratta di un lavoro complesso e delicato, per il quale servono competenze molto diversificate, affidabilità, senso della prospettiva, adattabilità alle circostanze, molta dedizione, capacità di comunicare per costruire consenso attorno alle proprie proposte, in qualche caso la disponibilità ad assumersi responsabilità molto gravose, che un cittadino normale delega molto volentieri (ad esempio gestire la sicurezza collettiva: pensate ai risvolti drammatici che ci sono dietro).

Tali servizi vanno adeguatamente remunerati, perché pretendere che qualcuno lo faccia gratis, oppure con lo stipendio di un lavoratore dipendente, significherebbe condannarsi a perdere gli elementi migliori (richiamati da altre più remunerative professioni) oppure ammettere implicitamente che i politici devono trovare altre fonti di sostentamento.

ORA VANNO RIDOTTI I COSTI E GLI ORGANICI

Qual è il punto adesso? Che la politica è cresciuta in maniera abnorme, nelle dimensioni, nei costi e nei privilegi che si è auto-attribuita, e questo ci appare intollerabile soprattutto in un momento in cui l’impoverimento generale che sta interessando l’Occidente sta imponendo a tutti i livelli una semplificazione delle procedure, una diminuzione degli organici e una drastica riduzione del costo del lavoro (questo significa, alla fin fine, l’espansione del precariato soprattutto giovanile).

NOI SIAMO I DATORI DI LAVORO, MA NON ABBIAMO POTERE

Tutto questo deve avvenire anche nella politica. E come nelle aziende normali, dove a prendere queste decisioni è il datore di lavoro (non si può certo pretendere che lo facciano i dipendenti!), lo stesso deve avvenire anche nella politica. E chi è il datore di lavoro dei politici? Noi cittadini, ovviamente.

Il problema è che in questa fase siamo come espropriati del nostro potere di decisione: non siamo contenti dei nostri “dipendenti”, vorremmo sbarazzarcene, ma abbiamo concesso loro troppo potere nel passato, e loro se lo tengono stretto auto-tutelandosi e rinviando a tempo indeterminato il momento della riduzione degli organici e dell’abbattimento dei loro stipendi.

DI CHI SONO LE RESPONSABILITA’

E questo è avvenuto (non solo, ma soprattutto) proprio ad opera di una maggioranza costituita da una forza politica che si richiama all’aziendalismo più spinto, ma in realtà è dominata da un autocrate divenuto ricco e potente a spese dello Stato (concessioni televisive eccetera eccetera), e da un’altra che si propone come l’interprete più genuina della volontà del popolo, ma in realtà sta costruendo un ceto politico rapace come e più di quello che ha spazzato via. E queste due forze – coalizzate – hanno messo a punto una legge elettorale che espropria i cittadini della possibilità di esprimere la loro volontà, e nonostante siano palesemente minoranza nel Paese, non vogliono saperne di dare al popolo la facoltà di pronunciarsi sul loro operato attraverso il voto.

COSA POSSIAMO FARE

Ecco perché si fa strada fra la gente un giustificato ma pericoloso sentimento di ripulsa verso la politica, che prende di mira tutti i suoi protagonisti, in maniera indiscriminata. Ma le responsabilità, non mi stancherò di ribadirlo, appartengono a tutti ma non nella stessa misura. Ecco perché sostengo che chi, fra i politici, si vuole effettivamente chiamare fuori deve farsi promotore – rapidamente – non solo di proposte di legge, ma di gesti e iniziative concrete.

E noi cittadini? Credo che l’unica strada sia tenere alta la pressione, ma per essere efficaci non dobbiamo cedere alla tentazione di dire che “sono tutti uguali”: dobbiamo approfondire, analizzare le responsabilità, verificare e denunciare in primis le situazioni più abnormi (ad esempio chi accumula doppi vitalizi, dallo Stato e dalle Regioni), pretendere dai giornali nomi e cognomi, naturalmente documentati; e premiare le forze che si fanno carico di decisioni in merito concrete, drastiche, rapide e precise.

 

A COSA SERVONO I POLITICI, QUANTO DOBBIAMO PAGARLI E COME FARE PER “LICENZIARLI”ultima modifica: 2011-07-19T11:03:52+02:00da sergiofrigo
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