PER IL PD UNA VITTORIA (IN DISCESA) CON UNA LEZIONE PREZIOSA

Manildovince.jpg In poco più di tre mesi sembra cambiato completamente il quadro politico, rovesciata la mezza sconfitta del Pd in una squillante vittoria, ridimensionata l’anomalia grillina, smentiti clamorosamente i sondaggi che davano il Pdl in forte ascesa; ma a impressionare è soprattutto il rovesciamento del paradigma vincente della Lega al Nord, di Flavio Tosi asso pigliatutto e di una classe dirigente amministrativa del Carroccio definita buona (e popolare) a priori. Ora se uno guardasse da fuori la geografia del Nordest emersa dalle ultime tornate elettorali potrebbe convincersi che si tratti di una macro-regione rossa, con le uniche anomalie di Rovigo e Verona (su 13 capoluoghi). Non è così, naturalmente. Non del tutto, almeno. Su questo risultato vanno fatte tante premesse: a fare la differenza è che si è trattato di una consultazione limitata, di un voto locale e non nazionale, di una vittoria (per il Pd) in discesa a causa del forte astensionismo (a cui bisognerà dedicare molta attenzione). Nel Nordest, in particolare, sarebbe un grave errore confondere il voto cittadino (da sempre più progressista) con la totalità dei consensi regionali, dove la Pedemontana profonda e localista è da sempre più conservatrice. Ciò non toglie che il centro-sinistra abbia vinto tanto al nord che al sud, nei capoluoghi e nei centri minori, e che Pdl, Lega e M5s abbiamo perso ovunque, e in maniera rovinosa. Una tendenza che anche i sondaggi nazionali, ieri sera, hanno cominciato (in parte) a registrare.

UN SUCCESSO CHE SI DEVE ALLO ZOCCOLO DURO DEGLI ELETTORI E AI CANDIDATI

La vittoria del Pd va dunque registrata con soddisfazione, per chi crede che in questo momento ci sia un particolare bisogno di sinistra, ma va analizzata in dettaglio e in profondità. Qualche elemento di riflessione: si è vinto perché si sono persi meno voti degli avversari, grazie allo zoccolo duro degli elettori fedeli che dopo mesi di sbandamento stanno cominciando, parzialmente, a ritornare (e questo dato va riconosciuto anche dagli innovatori più radicali); si è vinto grazie a singoli candidati che hanno portato in dote, in genere, credibilità personale e apertura al rinnovamento (qualità che evidentemente gli avversari non potevano esibire); spesso nel Nordest si trattava di candidati moderati ed ex Dc, ma che si sono presentati ovunque dentro alleanze di sinistra, chiaramente alternative alle grandi intese; e tutto questo è avvenuto (non mi stancherò di ripeterlo) grazie soprattutto al doppio turno, che in qualche caso ha rovesciato clamorosamente (vedi Bussolengo) i risultati del primo, e consegnato ai vincitori un consenso più largo del proprio campo di appartenenza (nel Veneto in particolare sta venendo meno il tabù anti-sinistra), e dunque maggiore rappresentatività e capacità di
governo, una dotazione in questo momento essenziale per amministrare.

PER LEGA E PDL L’ATTRAVERSATA DEL DESERTO COMINCIA ORA

tosiberlusca.jpgLa sconfitta dell’asse Pdl-Lega è epocale e aprirà l’ennesima resa dei conti nella Lega, dove è risultata sconfitta non solo la vecchia nomenclatura corrotta, ma anche la nuova gestione Maroni e (soprattutto) Tosi, l’unico dotato di una forte visione strategica sul futuro del movimento. Visione vanificata, purtroppo per i leghisti, dalla fastidiosa persistenza, nel campo alleato del Pdl, del “fattore Berlusconi”. E anche qui si registra una situazione pesantissima: la tenuta del partito si dimostra legata a un uomo di 76 anni, senza alcun ricambio valido, che si impone ma non vince (anche quando c’è), in attesa di sentenze che potrebbero allontanarlo dalla politica attiva; con l’unica ama di una pistola puntata contro il governo, che ieri si è dimostrata però caricata a salve.

PER IL PD UNA VITTORIA (IN DISCESA) CON UNA LEZIONE PREZIOSAultima modifica: 2013-06-11T11:38:00+02:00da sergiofrigo
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