PERCHÈ “LINCOLN” E “ZERO DARK THIRTY” PARLANO ALLA SINISTRA ITALIANA

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 I due filmoni americani del momento (“Lincoln” di Spielberg e “Zero dark thirty” della Bigelow) affrontano entrambi un argomento che ci tocca molto da vicino, soprattutto a sinistra, e che per molti versi permea la nostra campagna elettorale: i necessari compromessi della politica, ovvero il conflitto tra i fini (elevati) e i mezzi (spesso ambigui o immorali) per conseguirli. Vogliamo banalizzarla ancora di più? Siamo dalle parti del confronto tra il riformismo e la demagogia, tra centrosinistra, sinistra-radicale e grillismo.

 

IL FINE (OTTIMO) GIUSTIFICA I MEZZI (PESSIMI)?

Vi risparmio le considerazioni sul valore (notevole in entrambi i casi, peraltro) delle due pellicole, per concentrarmi sul punto: entrambi gli episodi narrati hanno al centro il perseguimento di un obiettivo di altissimo valore, pratico e simbolico: nel primo caso l’abolizione della schiavitù, nel secondo la messa in sicurezza dell’Occidente dagli attacchi terroristici di al Qaida, attraverso la cattura (anzi, l’uccisione) del suo capo Bin Laden. I due film catalizzano la nostra attenzione sulle lunghissime fasi preparatorie dei due eventi, in cui la politica (nel primo caso) e i servizi segreti (nel secondo) danno il peggio di sé per raggiungere dei risultati utili. Lincoln nell’omonimo film partecipa in prima persona alla corruzione dei deputati in bilico, per convincerli ad aderire alla sua proposta abolizionista, arrivando a rinviare la fine della sanguinosa e tormentosa guerra di secessione per ottenere il suo (nobile) scopo. E la Cia (in “Zero dark thirty” e nella realtà) non esita a usare e abusare della tortura Lincoln, Spielberg, Bigelow, Zero dark thirty, Bin Laden, politica, elezioni, sinistra, Gandhiper strappare ai prigionieri islamici informazioni vitali per arrivare a Bin Laden, proprio mentre dagli schermi di tutto il mondo il presidente Obama assicura che mai più il suo Paese aderirà a queste pratiche, al fine di riacquistare il primato morale perduto all’epoca di Bush proprio a causa di ciò.

Entrambi i registi assolvono nella sostanza i loro protagonisti; la Bigelow anzi, con quella ambiguità etica in cui è maestra (già vista ad esempio in “The Hurt Locker”), ci porta ad aderire al punto di vista della protagonista (l’agente che riesce con ostinazione maniacale a individuare il covo di Bin Laden) e quindi a gioire per la cattura e l’uccisione del terrorista (ecco cosa se ne scrisse a suo tempo http://sergiofrigo.myblog.it/tag/bin+laden http://sergiofrigo.myblog.it/tag/osama+bn+laden).

QUANDO RIFIUTARE I COMPROMESSI CI FA PERDERE TUTTO

Ebbene, la domanda – particolarmente angosciosa per chi abbia a cuore la lezione di Gandhi (“I mezzi stanno ai fini come i semi stanno all’albero”)– è se davvero gli obiettivi (ottimi) giustificano gli strumenti (subdoli o violenti) utilizzati per conseguirlo.

E per avvicinarci ancor più al dibattito politico di questo periodo: possiamo permetterci una politica libera dai compromessi, che rischia – per rimanere “pura” – di far vincere l’avversario e di mancare clamorosamente i suoi obiettivi, non solo di massima ma anche di minima? E fino a che punto, al contrario, possiamo spingerci nelle concessioni al pragmatismo e al compromesso, senza stravolgere il nostro profilo morale e politico?

La prima domanda è rivolta a chi, in queste settimane, nel nome della purezza ideologica e della radicalità delle proprie aspettative intende votare le formazioni radicali, Ingroia o M5S, rischiando di far vincere Berlusconi. La seconda domanda, naturalmente, è rivolta al centrosinistra.

PERCHÈ “LINCOLN” E “ZERO DARK THIRTY” PARLANO ALLA SINISTRA ITALIANAultima modifica: 2013-02-08T11:42:00+01:00da sergiofrigo
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