LA DISCESA IN CAMPO DI RENZI, TRA CHE GUEVARA (ZANONATO) E BERLUSCONI

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A Padova stasera quelli delle cucine l’hanno accolto col pugno chiuso, l’hanno trascinato a forza sotto una bandiera con Che Guevara mentre cantavano “Hasta siempre comandante”. Ci sono stati sfottò, risate, battute, lui sempre circondato da una folla di giornalisti, telecamere, guardaspalle, simpatizzanti, curiosi… Poi dieci minuti di fitta conversazione col sindaco Flavio Zanonato, e uno scambio col segretario della Cgil Andrea Castagna, prima di ripartire per Firenze col camper, dopo l’intensa giornata veneta aperta a Verona con la presentazione della sua bozza di programma.

PAROLE D’ORDINE SEMPLICI E ACCATTIVANTI: FIN TROPPO

Che dire dunque di Matteo Renzi, al di là della innegabile simpatia del personaggio e delle sue grandi doti comunicative, e della possibile apertura prospettiva che offre al partito e al paese?

Le sue parole d’ordine – futuro, Europa, merito – sono semplici e accattivanti (fin troppo semplici, finché non si provano a declinare concretamente), la sua prospettiva è quella riformista-liberale, sicuramente più liberale che di sinistra, anche se i suoi obiettivi – lo afferma lui stesso nel suo sito, sono quelli di sempre di questa parte politica: “l’equità, la dignità, una società nella quale ciascuno possa realizzare appieno il proprio potenziale e le proprie aspirazioni”. Programma.pdf

Per la verità si tratta di una sinistra un po’ all’acqua di rose – alla Toni Blair vent’anni dopo, per capirsi – ma non è tanto questo il problema.

IL PUNTO DIRIMENTE E’ LA RICERCA DEL CONSENSO ANCHE A DESTRA

La questione dirimente, che Renzi pone sul tappeto con molta onestà intellettuale ma senza molte sottigliezze, è quella della conquista del consenso, su cui la sinistra e Bersani dovranno fare vigorosamente i conti. Perché Renzi probabilmente non vincerà le primarie, ma potrebbe vincere le elezioni, certo più facilmente del segretario del Pd, anche se va tenuto presente il monito venuto stasera da un ospite della Festa democratica padovana del tutto inatteso, l’ex assessore regionale Zanon, pidiellino della componente An: “Non credo che peschi più voti a destra di quanti ne perde a sinistra”.

Il nodo è dunque quando Renzi invita, da Verona, i delusi di Berlusconi a votare per lui. Certo, la domanda è: perché dovrebbero? Perché lui intende farsi garante delle loro istanze? O perché le sue parole d’ordine sono già così generiche da poter essere indifferentemente assunte dagli elettori di destra (come ha suggerito Alfano) come da quelli di sinistra?

Obiezioni giustissime, e però la questione esiste, per Bersani, ed è grande come una casa: dove si trovano i voti necessari per vincere le elezioni, visto che il Pd nei sondaggi è bloccato da mesi poco sopra il 25%, e con Vendola e i socialisti si arriva a malapena a un terzo dell’elettorato? Bersani immagina di poter conciliare in una futura alleanza i voti e i programmi di Vendola con quelli di Casini (e magari persino le “fregole” referendarie di Sel e compagni con la difesa della sostanza delle riforme di Monti dettate dall’Europa: auguri!).

IL “VERO” PROGRAMMA DI RENZI…

Renzi invece intende prendere la scorciatoia, andandosi a prendere i voti tra i delusi del centro-destra e a ri-prendere tra i delusi del centro-sinistra che ora stanno con Grillo. Per questo il programma in fondo conta poco, anzi se è troppo dettagliato rischia di essere un impiccio: chiediamolo alla Rete, dice il sindaco (come Grillo, d’altra parte), rovesciando un’altra delle regole classiche della politica come l’abbiamo conosciuta finora, secondo cui i partiti hanno la loro idea del mondo e su quella cercano di convincere gli elettori a votarli.

Se si muove così non è certo per scimmiottare Grillo. Lui sa bene che il vero programma di Matteo Renzi è Matteo Renzi stesso.

Comunque ecco Renzi in visita alle cucine…

LA DISCESA IN CAMPO DI RENZI, TRA CHE GUEVARA (ZANONATO) E BERLUSCONIultima modifica: 2012-09-14T14:37:15+02:00da sergiofrigo
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