VENETO CITY E PIANO CASA: IL CEMENTO COME UNICA PROSPETTIVA DI SVILUPPO

Regione, Veneto City, piano casa, sviluppo, territorio, alluvione, centro direzionale, commercio, cementoLa crisi dell’euro rischia di far passare in secondo piano una vicenda veneta molto emblematica, che esplicita meccanismi che vedo all’opera ovunque nel nostro paese, e sono causa non secondaria delle nostre disgrazie. Ne parlo mettendo in fila, con pochi dati sommari, alcuni eventi che tutti hanno raccontato separatamente, ma che solo collegati insieme danno il senso di ciò che accade.

 

L’ultimo evento è il via libera del Consiglio regionale (mercoledì, a maggioranza Pdl-Lega) a Veneto City, che sarà un mega centro direzionale e commerciale vicino alla Riviera del Brenta, tra Padova e Mestre, da 2 milioni di metri cubi, 2 miliardi di euro di investimenti, esteso come un unico capannone largo 12 metri, alto 7 e lungo 23 chilometri. La decisione regionale era stata preceduta di pochi giorni dalla conferenza dei servizi fra gli enti locali, che aveva sottoscritto l’accordo di programma.

Altro passo indietro e altra scadenza importantissima per il futuro della regione: il primo dicembre è entrato in vigore il Piano Casa, che consentirà ai privati consistenti ampliamenti delle proprie abitazioni, e dovrebbe muovere investimenti per altri 6 miliardi.Regione, Veneto City, piano casa, sviluppo, territorio, alluvione, centro direzionale, commercio, cemento

Tutto questo tra polemiche e sollevazioni, che vedono cittadini, agricoltori e commercianti (11mila le firme raccolte) mobilitati contro Veneto City, e molti comuni impegnati a contenere e regolare le conseguenze del piano casa sul terreno urbanistico e su quello dei conflitti tra confinanti. I favorevoli a Veneto City (e al Piano Casa) ne enfatizzano gli effetti positivi sull’economia locale, i contrari si oppongono nel nome della salvaguardia del verde, della sicurezza idraulica del territorio e della tutela degli insediamenti commerciali e urbani esistenti, che rischiano di venire svuotati dal nuovo centro.

Fin qui la cronaca. Ma ecco le conseguenze di tutto questo.

 

LE CONSEGUENZE SUL TESSUTO COMMERCIALE (E SULLA VITA QUOTIDIANA DELLE PERSONE)

In concomitanza con queste decisioni si è affacciata nelle pagine dei giornali padovani la notizia che la grande libreria Lovat lascerà il grande centro commerciale a Padova Est dove si era insediata un paio di anni fa, perché nel frattempo esso si era svuotato dagli altri esercizi commerciali che avrebbero dovuto assicurare un giro sufficiente di clienti. Cosa accadrà a centinaia di negozi di dimensioni medio-piccole, ma anche a insediamenti più consistenti delle città circostanti, quando a pochi chilometri da Padova Est, a ridosso dei caselli autostradali, sorgeranno decine di mega centri commerciali? E cosa faranno le migliaia di anziani che non guidano più la macchina e oggi possono andarsi a fare la spesa a piedi, a poca distanza da casa, quando i loro negozi non ci saranno più, spazzati via dalla concorrenza dei mega-centri di Veneto City?

LE CONSEGUENZE SUGLI ASSETTI IDRAULICI DEL TERRITORIO

Regione, Veneto City, piano casa, sviluppo, territorio, alluvione, centro direzionale, commercio, cementoNon si è ancora spenta l’eco della disastrosa alluvione dello scorso anno nel Veneto (e delle scorse settimane in Liguria), quando è diventato finalmente chiaro a tutti quanto pesi nella concentrazione disastrosa delle acque piovane la cementificazione e l’asfaltatura massiccia di porzioni sempre più estese di territorio verde. Cosa si fa per evitare altre alluvioni devastanti nel futuro, oltretutto di fronte all’intensificarsi di precipitazioni atmosferiche imponenti? Si decide l’asfaltatura di una porzione di territorio vasta come 106 campi da calcio, perché questa è l’estensione di Veneto City. Con quali contromisure? Lo stesso vice-presidente della Regione Marino Zorzato ha dichiarato che “non si prevede alcun intervento particolare di sicurezza idraulica”.

I RITARDI E LE IPOCRISIE (BIPARTISAN) DELLA POLITICA

La maggioranza di centro-destra che ha approvato Veneto City in Consiglio regionale ha spiegato che l’intervento attuale è una versione fortemente ridotta e razionalizzata di quanto si sarebbe potuto realizzare alla luce dei piani edilizi approvati nel passato dai singoli comuni interessati, e che fino a ieri anche il centro-sinistra, ai più diversi livelli, aveva approvato il progetto. L’osservazione è vera, come è probabilmente vero che l’attuale Veneto City è attualmente il male minore, e che bloccare l’operazione avrebbe costi legali ed economici altissimi. La politica sconta adesso ritardi e ipocrisie che la rendono poco credibile e totalmente impotente. Ma anche gli stessi cittadini che ora sono mobilitati contro l’operazione a suo tempo si sono fatti passare sotto il naso decisioni fondamentali per il loro territorio e il loro futuro.

LE CONTRADDIZIONI DELLA REGIONE. MEGLIO UN REFERENDUM

Tutto questo è anche il frutto di un malinteso localismo, visto che a dare il via all’operazione sono state, nel passato, le amministrazioni locali come Dolo e Pianiga, le cui decisioni però incidono sulla vita di un bacino di circa 250mila persone. Il governatore Zaia ha assicurato che la Regione assumerà decisioni solo in accordo con le amministrazioni locali, che sono favorevoli. Peccato che sia la stessa Regione (e sempre Pdl e Lega) che nell’altra partita, quella del Piano Casa, è mobilitata contro altre amministrazioni che stanno invece cercando di mitigarne gli effetti (Cortina, Padova, Vicenza etc).

Invece che rispettare le decisioni delle amministrazioni locali (che secondo il consigliere regionale del Pdl Nereo Laroni sarebbero state abbondantemente “fluidificate”) non sarebbe meglio consultare le popolazioni con un referendum?

CONCLUSIONI

Da queste vicende si possono trarre alcune conclusioni generali: l’unica strada che si riesce a intravedere per fare sviluppo, battere la crisi e creare occupazione è ancora una volta investire nel cemento; si dimentica però che stiamo esaurendo il territorio, che non è una illimitato e infinito, come si riteneva nel passato, ma anzi sta diventando una risorsa sempre più scarsa e un vincolo insuperabile per lo sviluppo. Fingiamo di ignorare che consumandone un’altra fetta la sottraiamo alle prossime generazioni, che si troveranno in futuro a gestire aree sempre più degradate, affollate di capannoni inutilizzati e di infrastrutture fatiscenti.

L’ultima considerazione è che sempre, quando qualcuno intravede un business nella realizzazione di un’infrastruttura, volenti o nolenti le popolazioni il business si realizzerà, vista la permeabilità della politica alle pressioni lecite o illecite dell’economia. E poi ci stupiamo se i politici godono di così scarsa stima fra la gente…

 

VENETO CITY E PIANO CASA: IL CEMENTO COME UNICA PROSPETTIVA DI SVILUPPOultima modifica: 2011-12-09T12:53:29+01:00da sergiofrigo
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