LE CRITICHE ALLA MANOVRA: NON CONFONDIAMO IL CHIRURGO COL CARNEFICE

MontiFornero.jpegMi pare che nelle reazioni – alcune francamente esagitate – che sto registrando in particolare nei social network sulla manovra del governo, si ignori un punto fondamentale.

 Premetto che complessivamente le decisioni del governo mi costeranno parecchie centinaia di euro, e soprattutto due o tre anni di lavoro in più, e quindi non ne sono molto entusiasta; aggiungo anche, come ho già scritto qui, che avrei preferito che il governo fosse intervenuto con maggiore decisione sui grandi patrimoni e sugli evasori. Ma questo non è un governo di sinistra, e per la palingenesi bisognerà attendere…

STIAMO VIVENDO AL DI SOPRA DEI NOSTRI MEZZI

Chi parla però di decisioni prese per compiacere la Ue e arricchire i banchieri (e, parlando di Monti & c. confonde il chirurgo col carnefice), dimentica un fatto inequivocabile: che da sempre l’Occidente (tutti noi, non solo i ricchi) vive al di sopra dei propri mezzi, con un arricchimento che sarebbe stato assolutamente inimmaginabile anche alla generazione dei nostri nonni, per non andare troppo indietro nel tempo e troppo a fondo nella miseria: fino a ieri potevamo scaricare tutto questo sugli altri, sfruttando risorse naturali e lavoro altrui, ma oggi non si può più, a causa della globalizzazione che ha svelato i meccanismi e sta ridisegnando gli equilibri di potere fra le diverse aree del mondo. Deve essere chiaro che il nostro lavoro costa più di quello degli altri, e che il nostro benessere, spalmato su una vita che ora dura in media 80 anni (e prima molto meno), non è più sostenibile. In altre parole stiamo impoverendo proprio mentre avremmo bisogno di più risorse.

 

TRA LE DISPARITÀ SOCIALI C’È ANCHE QUELLA FRA NOI E I NOSTRI FIGLI

E dunque? Dunque dobbiamo ridurre il nostro regime di vita e tornare ad essere competitivi, intervenendo sui contenuti e le modalità della produzione e sul costo del lavoro. E questo ha a che fare con noi, la nostra società, il futuro nostro e dei nostri figli, più che con l’Europa e le banche. L‘alternativa della decrescita (che io potrei anche abbracciare), che è insita nel concetto di un vagheggiato “nuovo modello si sviluppo”, ammesso che funzionasse senza creare sconquassi sociali, avrebbe comunque come conseguenza una riduzione di consumi, viaggi, potenzialità espansive.

Spetta alla politica decidere sul come intervenire per raggiungere questi obbiettivi, ripartendo oneri e onori tra le persone, le categorie, le classi sociali. Certo, è indubbio che negli anni appena trascorsi la disparità sociale sia fortemente aumentata, e che pure in questa situazione di penuria qualcuno continua ancora ad arricchirsi. Ma c’è anche un’altra disparità sociale che non possiamo ignorare, anche se si dispiega non nel presente, ma nel futuro: quella fra noi e i nostri figli, che avranno meno opportunità e meno soldi di noi. Io credo che i sacrifici li dobbiamo a loro, più che a Monti o all’Europa.

I RAPPORTI DI FORZA E LE POSSIBILITÀ DI AZIONE DEL GOVERNO

I sacrifici si potevano ripartire diversamente? Certo, e ovviamente anch’io l’avrei preferito. E mi stanno sullo stomaco le ulteriori spese militari, gli sconti Ici alla Chiesa, l’acquiescenza sulle frequenze televisive. Ma la possibilità di modificare queste situazioni dipende dai rapporti di forza sociali e politici, che adesso sono quelli che sono. Cioè oltre metà del Parlamento è di centro-destra, e il governo Monti non è certo scaturito da una vittoria della sinistra. Ma, diciamocelo: la sinistra, anche vittoriosa dopo un durissimo confronto elettorale, cosa avrebbe potuto costruire di alternativo su un cumulo di macerie ancora più alto di quello che ci ha lasciato in eredità Berlusconi?

Ora c’è solo da fare pressione (in Parlamento, in piazza) per qualche aggiustamento, sapendo che sarà però poco sostanziale, quindi tenere rigorosamente il punto nei prossimi mesi in difesa dei più deboli, e poi sperare che la ricetta del priMario funzioni. Dopo si potrà tornare a proporre un vero riformismo di sinistra.

 

LE CRITICHE ALLA MANOVRA: NON CONFONDIAMO IL CHIRURGO COL CARNEFICEultima modifica: 2011-12-06T12:59:00+01:00da sergiofrigo
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