I DISOBBEDIENTI A PADOVA E LA SINISTRA, UNA SFIDA PER L’EGEMONIA

Autonomi.jpgI fatti accaduti ieri a Padova prima della manifestazione contro il precariato (i disobbedienti che attaccano un banchetto leghista e menano i giovani padani che lo stavano già smantellando, e la successiva cancellazione del corteo da parte dei promotori) al di là della doverosa e convinta condanna dell’episodio di violenza richiedono alcune messe a punto sulle strategie e le alleanze a sinistra, e soprattutto su alcune ambiguità che sono emerse anche dopo l’episodio di ieri.

1. Cosa c’entra l’attacco a un banchetto padano con la lotta al precariato? Nulla evidentemente, anzi è palesemente controproducente, perché costringerà o consentirà ai media di parlare solo della prevaricazione e non dell’iniziativa generale. Poiché Max Gallob e compagni non sono degli sprovveduti, è chiaro che questo è esattamente quello che cercano: un po’ di visibilità su giornali e tv, che ne ribadisca la sedicente centralità nelle lotte giovanili. Tecnicamente sono dei parassiti mediatici, dannosi per l’organismo a cui si appoggiano.

2. Non c’è solo questo, però: è noto che è in corso un avvicinamento fra una parte della sinistra sindacale e l’area no-global, culminata in un convegno nel gennaio scorso al Centro sociale Rivolta di Marghera a cui hanno preso parte i vertici della Fiom ma anche esponenti dei Verdi veneziani e di Rifondazione Comunista, e da cui è stato lanciato il “soggetto sociale” Uniti contro la crisi. Ecco la cronaca dell’evento, i partecipanti, le parole d’ordine.

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3. Mi pare ovvio che questo soggetto abbia l’ambizione di imporre la sua egemonia su tutti i movimenti antagonisti che sorgono in Italia, per farne probabilmente un soggetto politico alternativo a quello proposto dai riformisti di sinistra, Pd & c. Specularmente è in atto un tentativo della Cgil di neutralizzare questa operazione diluendola in una mobilitazione più ampia. In questo senso la manifestazione padovana dei precari (di cui i no-global erano fra i promotori con sigle diverse) è diventata probabilmente un banco di prova degli autonomi veneti per “testare” gli spazi disponibili e capire fin dove è permeabile il movimento dei giovani non garantiti, in vista anche delle prossime manifestazioni.

4. Detto questo ci si chiede anche cosa ci facevano un banchetto leghista autonomi1.jpge una manifestazione “di sinistra” come quella dei precari così vicini temporalmente e spazialmente? Qualcuno ha sottovalutato la portata del confronto ravvicinato? Oppure si è in qualche modo lasciato che l’incidente avvenisse per provocare un chiarimento a sinistra?

5. Da questo punto di vista il “dopo-incidente” ha fornito spunti di riflessione non del tutto incoraggianti: si è scatenato infatti anche all’interno delle organizzazioni promotrici uno stucchevole balletto fra chi voleva condannare l’attacco dei no global ai leghisti, chi voleva anche esprimere solidarietà ai giovani padani, e chi invece (come Rifondazione) non ne ha proprio voluto sapere. Durissimo l’attacco del sindaco Zanonato, che definisce gli autonomi degli “anziani teppisti”, altrettanto duro quello dei giovani del Pd, significativa mi è parsa anche la presa di distanza di Sinistra e libertà di Padova, che a livello nazionale mi pare mostrare invece qualche disponibilità nei confronti dell’universo no global.

6. Non ne faccio una scelta di pacifismo (che è peraltro la mia formazione) o meno, so però che la scelta delle forme di lotta deve essere congruente con gli effetti che si intendono raggiungere e con l’analisi della situazione politica e sociale: come ho già detto al punto 1, queste forme di lotta sono controproducenti perché distolgono l’attenzione dal tema della manifestazione, il precariato, e allontanano il consenso popolare. Per quanto riguarda l’analisi della situazione politica, bisogna capirsi: si “va in montagna” quando si giudica di essere in un regime che non consente altre modalità di espressione della volontà popolare.

Non mi pare che siamo in questa situazione, anzi mi sembra che il blocco berlusconiano stia mandando ogni giorno dei promettenti segnali di sfaldamento, che trovano riscontri anche fra la gente comune non politicizzata. Per questo è molto più intelligente cercare di dare sbocco a questo atteggiamento diffuso, piuttosto che andare a rovesciare banchetti di giovani leghisti, e trasformare in una vittima persino un figuro come Aliprandi.

7. Ritengo che tutto questo ponga alle organizzazioni della sinistra e al sindacato un problema di chiarezza al loro interno: si possono ancora concepire alleanze con i disobbedienti? Si può ancora illudersi di egemonizzarli politicamente e quindi renderli politicamente “presentabili”? A me sembra che i fatti di ieri confermino che per i neo-autonomi di oggi gli oltre trent’anni trascorsi dal 7 aprile sono passati invano.

 

I DISOBBEDIENTI A PADOVA E LA SINISTRA, UNA SFIDA PER L’EGEMONIAultima modifica: 2011-04-10T12:46:00+02:00da sergiofrigo
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