ERMANNO OLMI, IN TRINCEA CONTRO TUTTE LE GUERRE

Olmifilm3Sono terminate nei giorni scorsi le riprese del nuovo film di Ermanno Olmi sulla Grande Guerra nell’Altopiano, che si intitolerà, poeticamente, “torneranno i prati”. Ora si passa al montaggio e alla post-produzione: sarà tutto pronto per l’autunno, potrebbe essere uno dei fiori all’occhiello della prossima Mostra del cinema di Venezia.

Produzione importante, con un budget di 3,2 milioni di euro, protagonisti fra gli altri Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria, Camillo Grassi e Niccolò Senni e una settantina di comparse, selezionate tra giovani soprattutto del Triveneto di corporatura esile, com’erano all’epoca i nostri nonni.

A produrlo sono Cinemaundici, Ipotesi Cinema e Rai Cinema con l’apporto di Banca Popolare di Vicenza, Team Holding, Edison (che ha applicato il suo protocollo Green Movie per l’abbattimento delle emissioni durante le lavorazioni), e inoltre della Regione Veneto, Vicenza Film Commission e Nonino Distillatori, e il sostegno del Governo (Comitato per il centenario) e il supporto del Comune di Asiago, che ha avuto la soddisfazione di respingere le sirene trentine che avrebbero fatto ponti d’oro a Olmi.

“I CONFLITTI SONO SEMPRE D’ATTUALITA’: NON SI DEVONO CELEBRARE CON SVENTOLII DI BANDIERE”

foto (87)foto (88)Ieri ad Asiago un centinaio di giornalisti e addetti ai lavori hanno visitato uno dei set, una trincea ricostruita in Val Giardini, a un chilometro dalla casa di Olmi. Poi al Golf Club è seguito il saluto delle autorità regionali e locali e la conferenza stampa del regista, incentrata su una drammatica consapevolezza, accentuata dagli ultimi avvenimenti in Ucraina: purtroppo un film sulla guerra – una guerra di un secolo fa, apparentemente archiviata nel passato – continua ad essere di stringente attualità, foto (85)perché le inutili carneficine non sono (mai) escluse una volta per tutte, neppure dopo che l’umanità le ha sperimentate più volte sulla propria pelle. Questa consapevolezza ha accompagnato tutte le fasi di lavorazione della pellicola, anzi è stata la motivazione che ha spinto Olmi a fare il suo ennesimo “ultimo film”, come ha scherzato lui stesso, dall’alto dei suoi quasi 83 anni: “Quando Cecilia Valmarana di Rai Cinema me l’ha proposto ho sentito che era un impegno a cui non potevo sottrarmi: ma non volevo fare un film bello, bensì un film utile a capire il perché della guerra, l’atto più stupido che possa compiere l’Uomo, anche per evitare che le imminenti celebrazioni si risolvano nell’ennesimo, inutile sventolio di bandiere”.

“LA GUERRA NASCE PRIMA DI TUTTO DENTRO NOI STESSI, NELLE NOSTRE MESCHINITA’ QUOTIDIANE”

foto (86)Doveva essere il suo film logisticamente più “facile”, perché girato vicina a casa, oltre che nella trincea anche in un capannone poco lontano (per le scene del dormitorio), e in un’altra trincea gemella realizzata in Val Formica, a quota 1800 sempre in altopiano, per gli esterni con la neve: si è rivelato invece uno dei suoi film più difficili, sia per le proibitive complicazioni meteo, sia per le sgradevoli verità con cui il regista si è dovuto confrontare: che “la guerra nasce prima di tutto dentro di noi, nei piccoli atti di meschinità quotidiana, nei vaffanculo scagliati contro il prossimo per uno starnuto, Olmifilm4nelle omissioni di chi predica l’onestà senza praticarla”; e che “reagiamo con la stessa indifferenza di un secolo fa verso il male, e in più una colpevole disaffezione verso la democrazia faticosamente conquistata dai nostri padri (e i peggiori sono coloro che non vanno a votare)”. Cita Einstein e Camus, il vecchio regista (“non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose”, “affinché il pensiero cambi la vita bisogna che cambi colui che lo esprime”), stronca l’etica di Berlusconi ma anche l’opera degli storici di professione che non raccontano la verità sui conflitti perché asserviti al potere, e prende qualche distanza persino dagli scrittori di guerra (da Gadda a Lussu, e persino al suo antico sodale Mario Rigoni Stern) che “nelle loro opere pur pregevoli hanno metabolizzato la violenza in poesia. Ma in questo film volevo che parlassero coloro che non avevano voce, e hanno lasciato qualcosa di scritto solo per se stessi e i propri cari”.

UN FILM ONIRICO, ALLA VIGILIA DI CAPORETTO, CON DUE MILITARI CHE SI RIBELLANO A UN ORDINE INGIUSTO

OlmifilmDella pellicola in se stessa dice poco di più: che sarà un racconto onirico, incentrato su una notte dell’autunno del 1917 che prelude alla disfatta di Caporetto, con un gruppo di soldati (il più noto è Claudio Santamaria, alcuni sono gente del posto) alle prese con un ordine ingiusto e crudele, a cui due di loro decideranno di non obbedire: “Disobbedire, facendo prevalere la propria coscienza sulle esigenze militari, in questo caso è un atto morale, che diventa eroismo”, dice Olmi. Alla fine un’amara scoperta – “il vero nemico siamo noi stessi” – e una speranza: dopo la carneficina “torneranno i prati”. Ma in questi prati concimati (letteralmente) di sangue, una cosa soprattutto andrà coltivata: la memoria, affinché la storia non si ripeta.

ENORMI DIFFICOLTA’ PER LE RIPRESE A CAUSA DELLE MASSICCE NEVICATE

Per rendersi conto delle difficoltà create dal meteo durante le otto settimane di riprese (effettuate con pellicola paventando i rischi del freddo) in quello che è stato probabilmente l’inverno più instabile e nevoso degli ultimi decenni basterà tenere a mente una cifra: 200, il numero di trasporti di neve eseguiti dai camion per mantenere libera la trincea realizzata per gli esterni in Val Formica, con relativa massiccia mobilitazione di spalatori, e le numerosissime scene rifatte a causa dei cambiamenti meteorologici.

ERMANNO OLMI, IN TRINCEA CONTRO TUTTE LE GUERREultima modifica: 2014-03-15T08:21:23+01:00da sergiofrigo
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