CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA: PER VENEZIA UNA CORSA IN SALITA, E COL NORDEST UN “MATRIMONIO” COMPLICATO

2019.jpgCosa succede alla candidatura di Venezia e del Nordest a capitale europea della cultura nel 2019? E, più radicalmente, c’è ancora – se c’è mai stato – un Nordest in relazione con Venezia?

Domande scomode, soprattutto la seconda, che scaturiscono dalla contraddittoria corsa nordestina al prestigioso ruolo di capofila culturale dell’Europa, che nel 2019 toccherà a una città italiana e una bulgara.

Quella di Venezia, dopo un avvio fulminante che si è rivelato però una falsa partenza, ora appare una corsa a ostacoli e già in ritardo. Oltretutto Laura Fincato, consigliere delegato alle manifestazioni e membro del Comitato promotore, l’altro ieri a Roma per l’incontro indetto da Anci e Cidac (Associazione città d’arte e cultura) del Coordinamento delle città candidate, ha appreso che la commissione per le candidature indicherà la sua short list di cinque città (fra le 21 in gara) già nel pomeriggio di venerdì 15 novembre, cioè appena un paio di ore dopo la stessa audizione di Venezia, che chiuderà la serie. Inevitabile pensare, stante la ristrettezza dei tempi, che i commissari si siano già fatti delle idee ben precise sulle città da inserire, se non hanno neppure bisogno di qualche giorno di break per pensarci su.

 

LAURA FINCATO: “BASTA SOSPETTI, VENEZIA C’E’”

Un’accelerazione che rappresenta un’ulteriore handicap per Venezia, finora frenata dalle diatribe scoppiate fra i promotori e da un’originaria freddezza proprio della città capofila, che in realtà di tutto ha bisogno salvo che di manifestazione che incrementino gli arrivi dei turisti. Laura Fincato Fincato.jpga questo proposito è sicura: “Nel momento in cui il sindaco Orsoni ha messo la sua firma sotto il documento dei promotori della candidatura ogni retropensiero deve essere accantonato: Venezia ha accettato di mettersi, in una situazione paritaria, a disposizione del territorio nordestino in una visione genuinamente europea, siamo convinti della bontà del nostro progetto, incentrato sulla pace come motore di sviluppo culturale, sociale ed economico, abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo, lasciato alle spalle le diffidenze e siamo partiti con molta determinazione. Certo, la stessa articolazione territoriale comporta delle mediazioni più complesse e articolate con gli altri territori in corsa assieme a noi, ma stiamo lavorando bene. Ovvio però che l’accelerazione decisa dalla commissione selezionatrice ci appaia (a noi come agli altri candidati) piuttosto sconcertante”.

MA LE CONCORRENTI SONO MOLTO PIU’ AVANTI

Il confronto con l’attivismo di alcune altre città candidate però è mortificante per Venezia e il Nordest. Se prendiamo Urbino, Ravenna, Matera, le stesse città lombarde (Bergamo e Mantova) che pure corrono separate, notiamo un fiorire rigoglioso di iniziative a sostegno della candidatura, un forte attivismo in cui è coinvolto tutto il tessuto sociale e culturale cittadino, che si riverbera nei social network, dove soprattutto Urbino ha realizzato un exploit stupefacente: la città marchigiana, infatti, non solo può schierare un parterre di sostenitori vip di tutto rispetto (da Dustin Hoffman al premio Pulitzer Thomas Friedman, da Andrea Bocelli che ha dedicato un inno alla città a Raphael Gualazzi che oggi suonerà nella sua città, da Roberto Bolle a Neri Marcorè) ma si fa forte anche di oltre 15.500 adesioni alla sua pagina Facebook di appoggio alla candidatura (e oltre 9500 follower su Twitter, il doppio di tutte le altre candidate messe insieme ). Distanziate seguono Ravenna (7877 amici su Fb), Lecce (5434), Palermo (4801), Perugi-Assisi (3246), Bergamo (3027), Mantova (2817), Matera (2257), Siracusa e il Sud-Est (1427) e Siena (1329), per citarne solo qualcuno.

LA DEBACLE SUI SOCIAL NETWORK E L’ASSENZA DEL TERRITORIO

E Venezia? Su Facebook ci fermiano a quota 880 amici, e su Twitter a 17 (!) follower. E il sito di supporto www.venezianordest2019.eu/it/? Fuori servizio per aggiornamenti.
Rialto.jpgCerto, Venezia sui social network è partita tardi (“ci siamo concentrati sul dossier prima che sulla comunicazione”, dice Laura Fincato), ma non decolla: e non è che mancherebbero eventi culturali da spendere a sostegno della candidatura, in città e nel territorio. Nelle altre città, accanto alle eccellenze culturali, sui social si promuove letteralmente di tutto, ma le rispettive pagine propongono anche cose originali, come l’uso dei droni per far vedere splendidi panorami dall’altro, servizi sulle precedenti capitali della cultura, testimonianze di visitatori illustri del passato, iniziative pubbliche di supporto alla corsa in cui è impegnata la città. Alla candidatura veneziana, invece, tanto per fare un esempio non si farà neppure un vago accenno nel prossimo Salone europeo della cultura, in programma dal 22 al 24 novembre in città, gestito da Filiberto Zovico, da tempo in rotta di collisione col progetto Venezia 2019, dopo esserne stato fra i principali promotori.

L’OFFUSCAMENTO DEL NORDEST E DELLE SUE CAPACITÀ AGGREGATIVE

Per fortuna la commissione chiamata a giudicare le candidature esaminerà i dossier, e non la presenza sui social network. Ma se quello che appare rispecchia la capacità delle città nordestine di valorizzare le proprie carte e costruire consenso, nonostante i sondaggi positivi di qualche mese fa non avremo molte speranze di farcela.

Ma c’è a mio parere anche dell’altro, dietro a tutto questo, che rimanda alla seconda domanda posta all’inizio: non vorrei che l’assenza di quel “patriottismo di candidatura” che caratterizza invece le città concorrenti rivelasse piuttosto un mancato coinvolgimento del tessuto sociale dei territori coinvolti, che non riescono a mobilitarsi per un progetto che va oltre l’ambito territoriale. In altre parole, non è possibile che il “brand” Nordest, dopo i fasti del recente passato e le tante aspettative (purtroppo tradite) che esso ha suscitato, abbia finito per esaurire la propria capacità di attrazione e di mobilitazione? Non è che la generosa utopia che fu di Giorgio Lago, Massimo Cacciari, Mario Carraro e molti altri, di integrare un territorio vasto in un equilibrio avanzato fra omogeneità e diversità, e con un moderno e ramificato sistema infrastrutturale di servizio, capace di trasformarlo in un’efficiente città metropolitana, è stata di fatto superata dalla frammentazione imperante? Non è che ormai ogni provincia, ogni comune, fa gioco a sé, enfatizzando i propri caratteri e i propri valori e al massimo cercando (si veda la PaTreVe) aggregazioni più ristrette, magari più funzionali ma anche più esclusive rispetto al resto del Nordest?2019Venezia.jpg

Magari il 15 novembre saremo nella short list europea e davvero il Nordest con Venezia ritroverà un obiettivo comune su cui collaborare e rilanciare il processo di integrazione, ma se non sarà così una profonda riflessione sulle prospettive di questo territorio andrà avviata.

 

 

CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA: PER VENEZIA UNA CORSA IN SALITA, E COL NORDEST UN “MATRIMONIO” COMPLICATOultima modifica: 2013-11-07T12:29:13+01:00da sergiofrigo
Reposta per primo quest’articolo
Questa voce è stata pubblicata in cultura, Nordest e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA: PER VENEZIA UNA CORSA IN SALITA, E COL NORDEST UN “MATRIMONIO” COMPLICATO

  1. sergiofrigo scrive:

    Non riesco più a gestire il blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *