BIENNALE: L’INVETTIVA DEL MINISTRO AI BENI CULTURALI, LA SVESTIZIONE DELLA MODELLA E UN ESPERIMENTO DI PROMOZIONE SOCIALE ATTRAVERSO L’ARTE

foto (49).JPGIeri a Venezia è stata la volta del ministro ai beni culturali Massimo Bray, che è venuto per inaugurare il Padiglione Italiano alla Biennale, curato da Bartolomeo Pietromarchi con il tema “Vice versa”, ma anche per prendere visione di un originale esperimento di rivitalizzazione di una mensa-ostello della Caritas. Bray si è anche attirato un applauso spontaneo – e non capita spesso, ultimamente, ai politici – quando ha scandito forte, proprio all’inaugurazione, che «è una vergogna l’ammontare del budget che dedichiamo all’arte contemporanea. Non si può credere davvero a una manifestazione come questa, per la quale ho ricevuto molti complimenti da esponenti di paesi stranieri, investendoci così poche risorse. C’è qualcosa che non funziona nel modo in cui lo Stato guarda alla cultura».


L’INAUGURAZIONE DEL PADIGLIONE ITALIANO 
É stato il clou di un discorso alto, seppure pronunciato col tono sommesso che gli è proprio, in cui si è intuita una forte sintonia con le posizioni del Presidente Paolo Baratta, che l’aveva presentato all’inizio assieme al commissario Maddalena Ragni, del Mibac, e a Bartolomeo Pietromarchi; il curatore invece l’aveva anche guidato nella visita al “suo” padiglione-arcipelago di 7 “isole”, ognuno con una coppia di abitanti-artisti messi fra loro in relazione: il ministro ha scattato foto e fatto la fila per il catalogo, che ha infilato in uno zainetto simile a quello di tanti visitatori, ma si è perso la performance della modella che, nella riedizione della performance “Ideologia e natura” di Fabio Mauri, si spoglia e riveste ripetutamente della divisa fascista di Piccola Italiana, finendo per confondere la sequenza, proprio come il nostro paese che durante il fascismo perse la sua bussola.

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«In Italia abbiamo pochissime speranze – ha detto Bray – poiché si è rotto il patto di fiducia tra cittadini e governanti, soprattutto perché dai politici è mancato l’ascolto dei cittadini. Io spero che il mio mandato non sarà brevissimo, ma comunque lo dedicherò tutto all’ascolto: in questi due mesi ho incontrato molti gruppi e cittadini che danno tutto per salvare e valorizzare il paese e le sue bellezze, facendo quello che dovrebbe fare lo Stato, mentre lo Stato invece fa molto poco per loro. Ma è solo a partire dalla cultura che l’Italia può tornare a crescere».

GLI SCOMODI VICINI DI CASA DELLA BIENNALE 
E proprio nel segno dell’ascolto si è svolta la seconda parte della giornata veneziana di Bray, che forse per depistare i giornalisti si è infilato a passo di carica dall’uscita sul retro dell’Arsenale, ha percorso un lungo giro ed è sbucato… a venti metri dall’ingresso principale, per infilarsi nella sede della mensa Caritas di San Martino, in Campo della Tana, dove nell’ultimo anno si è materializzato il singolare progetto di mediazione socio-culturale a cui accennavo, che coinvolge gli ospiti del refettorio e dell’ostello e ne ha cambiato radicalmente l’immagine ridando loro dignità e orgoglio (e in qualche caso anche un piccolo lavoro).
foto (45).JPGTutto è nato alla fine della mostra di architettura, quando il giovane architetto veneziano Andrea Montesi che cura allestimenti durante la Biennale ha contattato la Caritas per regalare dei blocchi di sale avanzato dal Padiglione cileno. «É stato allora che ho appreso che suor Daniela, che lavorava qui dentro da 22 anni, non aveva mai varcato il vicinissimo portone della Biennale – racconta Montesi – e inoltre che l’esposizione per loro era un problema, perchè le file dei visitatori tenevano lontani gli utenti della mensa, che si vergognavano della loro condizione di povertà. Ho subito pensato che questa situazione poteva diventare un’opportunità».

“TANA LIBERA TUTTI”: QUANDO L’ARTE RIDA’ DIGNITA’ ALLE PERSONE
É stato così che la mensa e i suoi ospiti invisibili – alla città e ai visitatori della Biennale – sono stati convinti a manifestarsi, utilizzando proprio il veicolo dell’arte. Il progetto “Tana libera tutti” – promosso dal francese Studio Public con cui collabora Montesi, da Slow Food Venezia e da Drome Magazine, col sostegno della Caritas e della diocesi veneziana e il patrocinio del Comune – ha coinvolto assieme alle suore di Maria Bambina e ai volontari, architetti, designer e animatori sociali, i quali hanno accompagnato gli stessi ospiti a mettere a disposizione le loro professionalità in alcuni lavori di risistemazione degli spazi secondo i più aggiornati criteri del design e dell’architettura sostenibile. In questi giorni la struttura si presenta agli ospiti di tutto il mondo con una fitta serie di incontri sul design, la fotografia, le arti in genere, e con l’offerta di pranzi realizzati dallo chef Galdino Zara. foto (44).JPGE domenica gli ospiti varcheranno finalmente il portone della Biennale, per fografare e descrivere il “loro” Palazzo Enciclopedico, in vista della realizzazione di una mostra. Bray, dopo esseri intrattenuto coi volontari, le suore e gli ospiti, ha avuto parole di vivo apprezzamento per «queste realtà che lavorano ogni giorno in silenzio per ricreare un’idea di comunità che si è spaccata nel Paese».

BIENNALE: L’INVETTIVA DEL MINISTRO AI BENI CULTURALI, LA SVESTIZIONE DELLA MODELLA E UN ESPERIMENTO DI PROMOZIONE SOCIALE ATTRAVERSO L’ARTEultima modifica: 2013-05-31T03:02:19+02:00da sergiofrigo
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