LA BIENNALE E IL RESTO: LA SETTIMANA DI FUOCO DELLA CULTURA VENEZIANA

Auriti.jpegSi prepara la settimana di fuoco della cultura veneziana, che culminerà sabato prossimo con l’apertura al pubblico (preceduta da quattro giorni di vernice per 5mila giornalisti più migliaia di “addetti ai lavori”) della 55. Biennale d’arte. Un labirinto, una Torre di Babele, meglio un “Palazzo Enciclopedico”, che è il titolo mutuato dal folle progetto dell’Italo americano Maurino Auriti, che negli anni ’50 pensò di rappresentare tutta la conoscenza umana in una torre alta 700 metri che avrebbe occupato 16 isolati nella città di Washington.

A Venezia – tra l’Arsenale e il Palazzo centrale, ai Giardini – ci saranno in mostra circa 4mila “oggetti” (opere d’arte, video, installazioni, reperti del passato o della quotidianità), prodotti da 150 artisti, pensatori, utopisti di 387 nazioni.

Il presidente Paolo Baratta l’ha definita una “mostra-ricerca”, che vuole rispondere al quesito su quale sia il mondo degli artisti, quale lo spunto della loro creatività, quali le loro relazioni coi maestri del passato e coi loro contemporanei.

 

 

IL PALAZZO ENCICLOPEDICO, L’ARTE CHE VUOLE RIASSUMERE IL MONDO

Ma cosa ci ha messo dentro il direttore, Massimiliano Gioni, Gioni.jpegche coi suoi 40 anni è il più giovane di sempre del più importante evento artistico italiano? E cosa c’è fuori dagli spazi dell’Arsenale e del Padiglione Centrale ai Giardini, occupati dalla mostra principale “Il Palazzo Enciclopedico”? Cosa presentano gli 88 padiglioni nazionali, concentrati soprattutto ai Giardini ma non solo, e cosa i 47 eventi collaterali, sparsi in tutta la città e anche nell’entroterra? E cosa succede nel frattempo in una città che a partire dalla prossima settimana sarà elettrizzata dalla febbre dell’arte, e monopolizzata da mostre, eventi mondani, kermesse di ogni genere?

MASSIMILIANO GIONI, IL DIRETTORE PIÙ GIOVANE, L’AMBIZIONE PIÙ GRANDE

«L’obiettivo di questa mostra – spiega Massimiliano Gioni – è documentare – a partire dal Palazzo Enciclopedico di Auriti – come artisti, scrittori, scienziati e profeti hanno cercato, spesso invano, di costruire un’immagine del mondo capace di sintetizzarne l’infinita varietà e ricchezza».

Dei due poli della mostra il Padiglione centrale, ai Giardini, racconta l’introspezione interiore, mentre l’Arsenale (trasformato da Anna Dek Serdof in un vero e proprio labirinto di stanze adatte a esporre anche opere di piccole dimensioni) si amplia alle visioni del mondo, partendo dalle forme della natura per arrivare al ruolo della tecnologia in questo percorso esplorativo.

«Sono quattro quelle che io ritengo le “pietre angolari” dell’esposizione – spiega Gioni – Il “Libro Rosso” di Gustav Jung, nel Padiglione centrale, che racconta le sue visioni auto-indotte e non è mai stato presentato in Italia; il grande modello (oltre 4 metri, ndr) del Palazzo Enciclopedico di Auriti, all’inizio delle Corderie; la mostra nella mostra curata da Cindy Sherman ancora alle Corderie, con più di 200 opere di oltre 30 artisti che mettono in scena il suo personale museo immaginario; e infine l’installazione di Walter De Maria, che chiude la mostra alle Artiglierie ed esalta la purezza della geometria e sintetizza a partire da complessi calcoli numerologici le infinite possibilità dell’immaginazione».

UNA SFILATA DI MAESTRI, MA ANCHE DI ARTISTI E PENSATORI SCONOSCIUTI

Tra questi punti cardinali si collocano le opere degli altri 150 artisti (e non solo) che si sono cimentati con le modalità più diverse nel tentativo di rappresentare il loro mondo. Fra di essi ci sono anche molti big dell’arte mondiale: le due “leonesse” alla carriera, Maria Lassnig e Marisa Merz, ad esempio, o gli svizzeri Peter Fischli e David Weiss (scomparso lo scorso anno) nel Padiglione centrale; l’artista e regista inglese (“Shame”) Steve McQueen, alle Corderie, l’americano Paul McCarthy col suo maxi-orsachiotto eviscerato, assieme a Carole Rama o a Charles Ray nella “sala Sherman”, sempre alle Corderie, e Bruce Nauman alle Artiglierie. E ci sarebbero da segnalare il “Drive in” allestito dal polacco Erik van Lisehout di fronte al bacino dell’Arsenale (la visione del cinema), o le 90 statue a grandezza naturale di veri veneziani realizzate dal polacco Pawel Althamer alle Corderie althamer.jpg(Foto). Ma Gioni si sofferma anche sulla grande chiesa vietnamita ricostruita all’Arsenale, o sulla barca islandese con un sestetto di ottini a bordo, che navigherà “fellinianamente” davanti alle Gaggiandre.

«Non è detto che tutti questi artisti siano riusciti nel loro progetto di rappresentazione del mondo – conclude il direttore – ma è meglio fallire provandoci che non provare affatto, no? E in ogni caso conto che da questa Biennale esca un’idea dell’arte come strumento di comprensione e rappresentazione del mondo».

DATE, PREZZI E ORARI

La Biennale sarà aperta fino al 24 novembre, tutti i giorni meno il lunedì, escluso il 3 giugno e il 18 novembre), dalle 10 alle 18. Il biglietto costa 25 euro, ed è velido per un singolo ingresso in ciascuna sede espositiva, Giardini e Arsenale, anche in giorni non consecutivi. Sul sito http://www.labiennale.org/it/arte/esposizione/biglietteria/ tutte le facilitazioni.

LE MANIFESTAZIONI FUORI BIENNALE E IL CAMPIELLO

E il resto? Il resto è arte, dalla Fondazione Cini (Marc Quinn, nella foto Quinn.jpg) a Palazzo Grassi e Punta della Dogana (Rudolf Stingel e Prima Materia, dalla Collezione Pinault), dalla Fondazione Vedova (lo stesso pittore a confronto con le sculture di Roy Lichtenstein) alla Querini Stampalia (il cinese Qiu Zhijie), dai Musei Civici alla Fondazione Prada, per citare solo alcuni delle centinaia di eventi artistici che si apriranno in Laguna.

 

E per sovrannumero venerdì a Padova si svolgerà anche la selezione della cinquina del Premio Campiello.

Ecco una sintesi video della presentazione a Roma.

LA BIENNALE E IL RESTO: LA SETTIMANA DI FUOCO DELLA CULTURA VENEZIANAultima modifica: 2013-05-25T12:01:00+02:00da sergiofrigo
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