IL CIBO NON E’ “CARBURANTE ALIMENTARE”: LA VISIONE SPIAZZANTE DI MICHAEL POLLAN (PREMIO NONINO)

pranzo.jpegSi ha a volte l’impressione che la cucina e l’enologia abbiamo preso il posto, ai nostri tempi, delle discussioni di sport e di politica, se non addirittura delle considerazioni a sfondo sessuale che spesso costituiscono l’ossatura delle comunicazioni maschili. Tutti hanno qualcosa da dire su una certa qualità di lardo, su un certo vitigno rarissimo, su una particolare mela che si coltiva in uno sperduto maso di una periferica valle trentina. E se non si parla di cibo si parla di diete, visto che secondo le Nazioni Unite ormai nel mondo il numero delle persone sovralimentate supera quello delle denutrite. Insomma: che palle!

NOI “ANORESSICI VORACI”…

Ebbene, persino un “anoressico vorace” come me, tendenzialmente alieno dai temi eno-gastronomici almeno quanto da quelli sportivi, è stato colpito, sabato alla consegna del Premio Nonino a Percoto, dalla visione totalmente spiazzante presentata dal filosofo del cibo Michael Pollan, Pollan.jpegvincitore del Risit d’Aur, in un dialogo proficuo con i primi tre chef a “tre stelle Michelin” (Marchesi, Féolde e Santin) premiati con lui. La sua ricetta è “Mangia cibo. Non troppo. Soprattutto Vegetali”. Per cibo intende non il carburante alimentare di cui ci riempiamo per funzionare, ma qualcosa che i nostri nonni avrebbero riconosciuto come tale, consumato preferibilmente in compagnia, perché “il cibo riguarda il piacere, riguarda la comunità, riguarda la famiglia e la spiritualità, riguarda le nostre relazioni col mondo naturale, e riguarda l’espressione della nostra identità”.

SE SONO LE PIANTE AD ADDOMESTICARE GLI UOMINI

Ma se questi discorsi in realtà li abbiamo già sentiti fare da qualcuno (Carlo Petrini, per dire) nel discorso di ringraziamento a Percoto Pollan è andato ben oltre nel ridisegnare le relazioni fra esseri umani, alimentazione e mondo naturale, rovesciando ad esempio la prospettiva del nostro rapporto con le piante ad uso alimentare, da cui saremmo stati, noi, addomesticati.

Ecco la sua lectio.

 

 

Discorso di ringraziamento

in occasione del Premio Nonino 2013

di Michael Pollan

PREMIO NONINO RISIT D’ÂUR 2013 –

Grazie a John Banville, all’illustre giuria, e alla famiglia Nonino, per avermi concesso questo grande onore, e per aver portato Judith e me a Udine per questo straordinario evento.

Devo fare una confessione: prima di sapere di aver vinto il Premio Nonino, non ne avevo mai sentito parlare, e neppure dei Nonino o di una città chiamata Udine. Ancora più imbarazzante, prima non avevo mai assaggiato la grappa che è, in verità, la fonte da cui questo premio e questa occasione sgorgano. Tuttavia, nelle settimane dopo essere stato informato del premio, ho imparato alcune cose sulla famiglia, i vini (da cui prende nome il mio Risit d’Âur), le venerabili tradizioni della Distilleria Nonino, e l’augusta compagnia in cui mi trovo come vincitore del Premio. Sono sorpreso e meravigliato di trovarmi improvvisamente legato a questo luogo, a questo lavoro, e a queste tradizioni. Eppure, più apprendo, più sento che questo collegamento è giusto. Permettetemi di spiegare.

È giusto che il Risit d’Âur sia stato ispirato dal desiderio dei Nonino di dare un riconoscimento agli uomini e alle donne – agronomi, botanici e coltivatori – che lavorano con e per le viti da cui alla fine dipende l’impresa della famiglia. Solo negli ultimi anni il Risit d’Âur ha ampliato il suo campo per includere quelli di noi che, in modo più generale, anche se meno profondo, con il proprio lavoro onorano l’agricoltura e la cultura del cibo e del vino.

Quelli di voi che conoscono il mio lavoro sanno che credo che la relazione della nostra specie con le piante ‘addomesticate’ sia una delle relazioni più importanti in natura, e che, inoltre, considero questa relazione reciproca: le piante lavorano per noi, il che appare ovvio, ma quello che è meno ovvio per la maggior parte della gente – tranne forse gli agricoltori, i vignaioli e le persone come i Nonino – è che inconsapevolmente anche noi lavoriamo per le piante. Sono loro che hanno addomesticato noi. La genialità della loro strategia evolutiva è stata quella di riuscire a capire – con tentativi ed errori, naturalmente – come indurci a fare tutto quello che esse non possono fare per sé stesse: portarle in giro per il mondo, preparare i campi, curarle e nutrirle, e difenderle dai nemici, grandi e piccoli. E’ una presunzione arrogante, come ci si potrebbe aspettare da una creatura che presume che la coscienza umana sia la gloria suprema dell’evoluzione, pensare che noi pieghiamo le piante alla nostra volontà, che esse lavorino per noi. Senza dubbio il fatto che noi crediamo a tali sciocchezze va bene per i loro scopi.

La verità della questione è molto più prodigiosa: la vite è uno studente particolarmente brillante dei desideri umani, avendo capito – con l’aiuto di un altrettanto brillante microbo chiamato Saccharomyces cerevisiae – come produrre una notevole serie di molecole che hanno il potere di deliziare il nostro palato e alterare la trama delle nostre coscienze. In cambio, noi non solo ci dedichiamo alla loro felicità e al loro benessere, ma in realtà diamo premi agli esseri umani che le premiano e parliamo a loro nome. Perciò permettetemi di ringraziare anche le viti per questo grande onore.

Queste relazioni antiche e cruciali fra le specie sono facili da osservare, specialmente in un momento in cui la catena alimentare che ci unisce è diventata così lunga e opaca che molti sono giunti a credere che il vino venga dall’enoteca, le olive dal supermercato, e gli hamburger da McDonald’s. Il nostro sistema alimentare globalizzato e industrializzato ci farebbe pensare che il cibo sia solo un prodotto, non diverso da qualsiasi altro, e non quello che realmente è: una serie di relazioni, fra la gente che lo produce e quella che lo consuma, ma anche fra tutte le piante, gli animali e i microbi che assieme costituiscono la catena alimentare. Dimenticare questo vuol dire mettere in pericolo molto di più che la qualità di un pasto. Perché quando ci si sogna di trattare il cibo come un semplice prodotto o oggetto, è molto più probabile che si mangi senza attenzione, che si tratti il cibo come carburante invece della cosa sacra che è, e che ci si dimentichi della terra e della gente che realmente ci danno da mangiare.

Fino a pochissimo tempo fa, la tendenza verso quella direzione – verso il fast food, verso il cibo come semplice oggetto – sembrava inesorabile. Il cibo stava prendendo la strada di qualsiasi altro prodotto globale, diventando omogeneizzato, mediocre ed economico, in ogni senso del termine. Un grande oblio globale sembrava essere in corso e impossibile da fermare – pensare al problema in modo diverso era nostalgia. Ma poi è accaduto qualcosa di totalmente inaspettato. Un piccolo numero di persone ha iniziato a sollevarsi contro questa visione ristretta di quello che il cibo è, o potrebbe essere. Con passione e intelligenza, i valori di Slow Food hanno iniziato a sfidare i valori del Fast Food. Col tempo, ha iniziato a prendere forma un movimento alimentare globale, un movimento sociale e politico dedito a riportare il cibo al posto che gli compete nelle nostre attenzioni, e ad aiutare l’umanità a ricordare tutto quello che c’è in gioco quando mangiamo e beviamo – che “mangiare è un atto agricolo,” come ci ricorda Wendell Berry.

Negli scorsi anni il Premio Nonino ha premiato alcuni dei visionari che hanno contribuito a costruire questo movimento. Due dei miei eroi personali – Frances Moore Lappé e Carlo Petrini – mi hanno preceduto su questo palco. I Nonino stessi – con questo premio, come con il loro lavoro nella vigna e nella distilleria – hanno avuto un ruolo importante nell’alimentare questo movimento, e nel salvaguardare le antiche tradizioni che stanno come un baluardo contro il grande oblio del moderno supermercato. E’ un onore unirsi a loro, ai precedenti vincitori e a voi in questo lavoro pieno di speranza, felice e necessario.

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IL CIBO NON E’ “CARBURANTE ALIMENTARE”: LA VISIONE SPIAZZANTE DI MICHAEL POLLAN (PREMIO NONINO)ultima modifica: 2013-01-28T13:17:00+01:00da sergiofrigo
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