RESSA PER GLI ACQUISTI: LA CRISI C’È, MA SOLO PER LO STATO

Trony.jpgMa la crisi c’è o non c’è? Le immagini dell’assalto di 8mila persone al nuovo negozio Trony di Roma a caccia di novità tecnologiche, televisori, stampanti (ma lo stesso è accaduto il giorno prima al nuovo Interspar di Pontevigodarzere, a Padova, con 3500 clienti che hanno intasato tutto il traffico nella zona nord della città), oppure la caccia forsennata a Napoli ai biglietti della partita col Bayern (40 euro, più il viaggio) farebbero pensare che no, la crisi non c’è: si tratta di episodi che dimostrano infatti che in giro c’è ancora un bel po’ di liquidità, e anche un bel po’ di gente he può permettersi di perdere sei, sette ore del loro tempo per accaparrarsi un nuovo modello di telefonino (ma non devono andare al lavoro?).

 

Ovviamente la realtà è sempre un po’ più complicata di come ce la raffiguriamo; ad esempio,  le folle vengono richiamate dagli sconti massicci praticati da questi punti vendita al momento dell’apertura: per cui vale per quelli che sono accorsi il classico richiamo consumistico “compro risparmiando, quindi guadagno” (anche se poi magari sei andato perché avevi bisogno di un microonde, quello scontato è terminato e allora compri un computer portatile di cui non avevi minimamente bisogno: “Non si sa mai…”).

 

LA CRISI CI SFIORA MA NON CI TOCCA

È un fatto però che nonostante gli scenari apocalittici che ci vengono illustrati in televisione, se non siamo interessati direttamente da un licenziamento la crisi non ci tocca più di tanto: magari se abbiamo un pubblico esercizio guadagniamo un po’ meno (anche se basta la presenza di un finanziere in un negozio per far lievitare gli incassi ufficiali del 600%); quindi accorciamo le ferie, andiamo una volta di meno allo stadio, riduciamo un po’ le uscite al ristorante, ma più per prudenza che per vera necessità; e sostanzialmente non modifichiamo di tanto il nostro regime di vita. Poi che i figli non lavorino se non per brevi periodi e con compensi irrisori è considerato ormai fisiologico, e in ogni caso a integrare il reddito familiare c’è sempre la pensione della nonna… E il dramma di chi viene licenziato (e non ha neppure un… nonno) se non è un parente stretto ci sfiora per un istante, ma non ci coinvolge più di tanto.

LE FAMIGLIE SONO RICCHE, È LO STATO CHE È POVERO

E dunque questa crisi? Mi sembra chiaro che in Italia la crisi è soprattutto dello Stato: Paese povero, cittadini ricchi, è il motto che ci contraddistingue. Credit Suisse nelle scorse settimane ha pubblicato un voluminoso rapporto sulla ricchezza delle famiglie nei vari stati del mondo. Ne è emerso che le famiglie italiane superano nella graduatoria pro capite quasi tutte quelle degli altri stati dell’Unione europea, e battono ampiamente quelle degli Stati Uniti e del Giappone. In media possiedono infatti 260mila dollari, un po’ meno dei francesi (294mila, acc. Sarkozy!) ma più degli inglesi (258mila) e addirittura dei tedeschi (solo 163mila).

MA ALTROVE INVESTONO IN RICERCA E FORMAZIONE

Sarà mica per questo che in Germania i servizi funzionano (trasporti, scuole, sanità, welfare) mentre da noi sono allo sfacelo? Che là lo Stato investe in infrastrutture, ma soprattutto in formazione e ricerca (ricavandone i benefici economici che stiamo vedendo) mentre da noi non si fanno neppure le manutenzioni e i giovani laureati scappano all’estero?

Magari nelle nuove misure finanziarie una patrimoniale ci poteva stare, per continuare ad assicurare servizi, ricerca, formazione ed investimenti pubblici, invece che continuare a  tutelare le baby pensioni. Ma si sa, gli orizzonti di questa maggioranza non vanno al di là delle prossime eleizioni.

Il buon Prodi però sostiene che non si può vivere ricchi e ignoranti per più di una generazione…  Per amore dei nostri figli, speriamo che si sbagli.

RESSA PER GLI ACQUISTI: LA CRISI C’È, MA SOLO PER LO STATOultima modifica: 2011-10-28T12:30:00+02:00da sergiofrigo
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