PISAPIA E IL PD: UNA RISORSA O UNA “SCIAGURA”? Due pareri a confronto

Pisapia.jpegLa vittoria di Giuliano Pisapia alle primarie di Milano (e la sconfitta di Boeri, che era il candidato ufficiale del Pd)  ha suscitato un putiferio a sinistra: “è un anticipo di quando si confronteranno Bersani e Vendola – si è detto – Vincerà Vendola e poi perderemo le elezioni”. Segnalo in proposito invece un’interessante riflessione di un democratico considerato moderato come il senatore Paolo Giaretta, vicino alle posizioni di Veltroni.

http://www.paologiaretta.it/2010/11/dopo-pisapia-vendola-perche-no/

Seguono invece alcune considerazioni molto critiche su Pisapia recuperate dal sito http://iskra.myblog.it/

 

Premetto che non ho la possibilità di verificare la veridicità di tutto quanto è riportato nel post, ma mi sembrano solitamente ben documentati.

 

GIULIANO PISAPIA

di “melusina“

È avvocato penalista, già presidente della Commissione giustizia alla Camera, ex parlamentare indipendente di Rifondazione comunista. Paladino dei diritti civili e di una legalità ancorata al garantismo, è il candidato di riferimento di Sinistra e libertà e della Federazione della sinistra, apprezzato anche da una parte della borghesia illuminata milanese.

Auspica un “rinnovamento della macchina comunale per renderla più efficiente valorizzando le tante professionalità interne al Comune, e riducendo le consulenze”, e ritiene necessaria “una ristrutturazione dei Consigli di zona rendendo i quartieri più omogenei e trasformandoli in vere municipalità con poteri decisionali e di spesa”. Una parte del bilancio, poi, “dovrebbe essere partecipato perché solo chi vive in un quartiere ne conosce le priorità”. Pensa alle periferie come piccoli centri con più autonomia di poteri, mentre “i comitati di quartiere dovrebbero collaborare alle decisioni dell’amministrazione per esercitare maggior controllo sull’infiltrazione mafiosa”. Sul lavoro afferma che “il Comune può sostenere le cooperative sociali che danno lavoro ai giovani e agli espulsi dal mercato del lavoro, come a Genova”.  Critica il PGT (Piano di Governo del Territorio) perché “pensa più che altro ad aumentare le aree edificabili e offende il parco Sud”. Propone la chiusura del centro storico alle auto e di alcuni spazi in ogni zona, in modo da creare nuove zone di vivibilità, socialità e sicurezza. Suggerisce l’estensione del Bike shering anche nelle periferie, e di fare non solo piste ciclabili ma vere corsie ciclabili, facendo diventare Milano la città delle biciclette. L’ecopass “andrebbe ampliato ma senza farlo pagare solo a chi non può permettersi un’auto nuova, e i proventi destinati al trasporto pubblico”, e taxi collettivi andrebbero messi agli ingressi della città nei giorni di massimo inquinamento. Pisapia ha attraversato centro e periferia per presentare la proposta di un registro comunale per le unioni di fatto e un welfare cittadino a favore di tutte le forme di famiglia. Sulla sicurezza, afferma, “cancellerò quelle ordinanze che puntano solo a generare paura e a militarizzare il territorio, poi cercherò di valorizzare i luoghi di aggregazione nelle periferie come ha fatto l’amministrazione di Madrid, dove in sei mesi sono riusciti a diminuire del 30% gli episodi di violenza”.

Per la casa il Comune “deve ricominciare a costruire case popolari, anche sperimentando forme nuove come prefabbricati di legno nelle aree pubbliche inutilizzate”; vorrebbe “controllo sugli affitti per gli studenti universitari”, essendo “una follia 400 euro per un posto letto” e poi “un grande piano di ristrutturazione degli 80 mila appartamenti dell’Aler che sono murati e indisponibili, per destinarli a giovani coppie e ai 40 mila sfrattati che ci sono a Milano, e chi si accollerà le spese di ristrutturazione non pagherà l’affitto fino all’estinzione del credito”. Internet dovrebbe essere “gratuito”, le scuole “aperte la sera” e “facilitazioni per ottenere il permesso di soggiorno”. Per lui l’Expo “può essere un’opportunità per lasciare infrastrutture e servizi e non per fare speculazioni immobiliari, costruire grattacieli che nessuno vuole n>o cementificare il Parco Sud”. Per questo avrebbe voluto “puntare sulle aree pubbliche già esistenti come quelle della Fiera, bocciando l’ipotesi Ortomercato” sposata dal suo antagonista alle primarie Stefano Boeri.

Dice di voler essere il candidato di tutti per unire e allargare, ma s’allarga di certo troppo quando il 6 settembre immagina “alleanze anche con l’UdC”, dichiarando all’Ansa di “esservi accomunato nella battaglia per il quoziente familiare”, una misura che in realtà aumenta le disuguaglianze perché favorisce i redditi più alti e discrimina il 2° coniuge che lavora. Meglio avrebbe fatto in questo caso a dichiararsi favorevole ad un’adeguata detrazione per carichi familiari legata al reddito, lasciando perdere chi, come l’UDC, sulle tematiche del lavoro è coi Marchionne che cancellano i diritti, vuole gli anticostituzionali finanziamenti alle scuole private e creare nel nostro territorio centrali nucleari, o dare in pasto ai privati, mercificandolo, un bene pubblico come l’acqua.

 

Ma Pisapia è anche questo:

 

1.Giuliano Pisapia negli anni Ottanta, infatti, difese Robert Venetucci, l’uomo della mafia americana condannato all’ergastolo con Michele Sindona come mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, liquidatore del Banco Ambrosiano. E poi ha difeso pure Arnaldo Forlani, l’ex segretario Dc coinvolto in Tangentopoli (all.ti).

 

2.12 ottobre 2010. Rinviato il processo per la STRAGE di PRAIA per gli impegni parlamentari dell’avv. GHEDINI, difensore dei dirigenti della MARLANE MARZOTTO: dal martedì al venerdì non si può fare il processo perchè lui è impegnato a Montecitorio.

Assordante silenzio e assenza di media, partiti e sindacati di stato.

Pietro MARZOTTO e gli altri 13 imputati sono difesi anche da Piero GIARDA (Confindustria), dal sen. Pietro CALVI (responsabile giustizia del PD e ora eletto alla Corte Costituzionale dal parlamento) e da Giuliano PISAPIA.

 

2. Giuliano PISAPIA si dichiara (ANSA 23 agosto 2010 e 16 luglio 2006) favorevole alla separazione delle carriere tra Pubblico Ministero e Giudici. Fu una proposta lanciata per prima da Licio Gelli nel famoso Piano di Rinascita della P2, ripresa poi da Bettino Craxi, e oggi cavallo di battaglia del nero governo Berlusconi.

Pisapia la recupera, non capendo che Pubblici Ministeri e Giudici fanno la stessa cosa: indagano per accertare la verità. Dividendo le carriere si compie il primo passo per far dipendere i Pubblici Ministeri dal Governo nella persona del Ministro di Grazia e Giustizia, facendo così svolgere soltanto processi graditi al potere e impedendo quelli per i delitti commessi da Berlusconi, dalla Casta e dalla cricca del malaffare.

Del resto nell’ordinamento sono già previsti meccanismi di incompatibilità in casi in cui un Magistrato si possa trovare ad accusare qualcuno e poi doverlo giudicare dieci anni dopo. E per di più un Pubblico Ministero, oggi, per diventare giudice deve prima cambiare sede o regione.

E poi la professionalità di un magistrato si completa nell’excursus professionale, tant’è che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono stati Pubblici Ministeri e Giudici.

 

3.Giuliano PISAPIA non convince neppure quando, il 16 gennaio 2007, unitamente ai penalisti dell’Unione Camere Penali Italiane presentò un progetto che prevedeva tra l’altro l’istituzione di un doppio Consiglio Superiore della Magistratura, uno per i Giudici e uno per i Pubblici Ministeri: un piano molto simile a quello proprio oggi proposto da Berlusconi nelle sua “riforma” della giustizia per sottomettere i magistrati;

 

4.Giuliano PISAPIA sbagliò anche il 30 luglio 2006, quando si dichiarò all’ANSA “favorevole all’indulto” deciso dal Senato il 29 luglio col disegno di legge n. 241 2006.

Fu un odioso colpo di spugna giudiziario per salvare dalle patrie galere soprattutto tangentisti, corrotti, corruttori e concussi, con alla testa l’avvocato degli affari sporchi di Berlusconi, Cesare Previti, che uscì subito dagli arresti domiciliari, ma anche tanti accusati di reati finanziari, societari, tributari, fiscali e contro la pubblica amministrazione, come ad esempio i “furbetti” del quartierino, i protagonisti della tangentopoli bancaria, come Fazio e Consorte, e Tanzi, Tonna e Cragnotti, che hanno rovinato migliaia di piccoli risparmiatori con i fallimenti di Parmalat e Cirio, o perfino chi era accusato di voto di scambio con la mafia.

Anche i padroni accusati di sfruttamento del lavoro nero, di reati contro i lavoratori, di violazione del dlgs 626 per la tutela della salute e la sicurezza nei posti di lavoro (e quindi indirettamente responsabili delle centinaia di migliaia di morti e infortuni sul lavoro all’anno), l’hanno fatta franca in caso di patteggiamento della pena.

Il che contrasta palesemente col Pisapia che pur dichiara, sembrerebbe in maniera più netta di altri candidati, che il sindaco di questa coalizione “non dovrà essere neutrale nei conflitti sul lavoro e sui beni comuni, ma sempre dalla parte dei lavoratori e mai con i poteri forti”. Sorprende che chi aspira ad amministrare la sicurezza dei milanesi, si ritrovi favorevole ad un provvedimento che su quasi 30 mila casi di indultati ne vide tornare in carcere 10 mila, il che significa aver causato 10 mila nuove vittime del crimine

PISAPIA E IL PD: UNA RISORSA O UNA “SCIAGURA”? Due pareri a confrontoultima modifica: 2010-11-16T10:45:41+01:00da sergiofrigo
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