MOBILITAZIONE GENERALE PER SALVARE ASOLO DALL’ENNESIMA COLATA DI CEMENTO

Asolo, ambiente, Pat, territorio, urbanistica, cemento, industriaEra da tempo che non vedevo una mobilitazione così vasta, compatta e così unanime come quella contro il nuovo piano urbanistico di Asolo, capace di unire in un unico fronte ambientalisti e artigiani, intellettuali come Sgarbi e Daverio e contadini, privati cittadini (500 firme raccolte in pochi giorni) e grandi giornali, sinistra e persino parte del Pdl. Gli unici a sostenere il nuovo Pat che stravolgerebbe la fisionomia di uno dei borghi più belli del mondo sono i leghisti, che governano fortunosamente il paese avendo ottenuto alle ultime amministrative il 36% dei voti (e che alle ultime elezioni si sono fermati al 17%).

Oggi è sceso in campo a sostegno della giunta guidata da Loredana Baldisser il presidente della Provincia, il leghista Leonardo Muraro, ricordando che il Pat serve a mantenere in loco alcune imprese, a partire dalla Replay, che altrimenti emigrerebbero altrove, con la perdita di alcune centinaia di posti di lavoro.

La fatidica decisione in Comune è prevista per stasera, e sarà al cardiopalmo perché la maggioranza leghista è di un solo voto, 9 a 8, e se dovesse esserci una sola defezione salterebbe non solo il piano, ma probabilmente la stessa giunta Baldisser.

Due sole considerazioni: abbiamo bisogno di ulteriori capannoni, in un momento di crisi in cui chiudono decine di aziende ogni mese? E un territorio già pesantemente devastato, soggetto regolarmente ai rischi di alluvioni, può reggere una continua e massiccia cementificazione di cui quella di Asolo è solo l’ultimo tassello?

Ecco sulla questione l’articolo scritto ieri sul Corriere della Sera da Gian Antonio Stella, e la petizione lanciata dall’ex sindaco Daniele Ferrazza.

AD ASOLO LE INDUSTRIE CHIUDONO MA SI PROGETTANO CAPANNONI

di GIAN ANTONIO STELLA, da “il Corriere della sera” del 9/4/2013

   “A chi appartiene Asolo?”. Cominciava così, anni fa, un grande reportage di Sergio Saviane. A tutti i cittadini del mondo che amano la bellezza, è la risposta. Per questo l’aggressione cementizia contro uno dei borghi più belli del pianeta va fermata: non è coi capannoni tra le ville palladiane che si esce dalla crisi.

  Asolo, ambiente, Pat, territorio, urbanistica, cemento, industria Fosse ancora vivo, Indro Montanelli che nel ’72 scatenò l’iradiddio contro lo scellerato piano regolatore della cittadina trevisana, incenerirebbe gli autori del nuovo Pat, il piano di assetto territoriale. Piano che, in cambio del versamento nelle casse comunali d’un milione scarso di euro (a rate) concede a un pugno di immobiliaristi di tirar su oltre un milione di metri cubi di cemento, in larga parte capannoni.

   Cosa sia Asolo è presto detto. Un gioiello urbanistico adagiato sulle colline caro al Giorgione, dominato da un’antichissima Rocca e dal castello che ospitò la regina di Cipro Caterina Cornaro e la sua corte rinascimentale. Un borgo che ha preso il cuore di mitiche attrici come Eleonora Duse (che sospirava sul “bello è tranquillo paesetto di merletti e di poesia” e riposa nel cimitero di Sant’Anna), poeti come Robert Browning (che scrisse “Asolando”) e la moglie Elizabeth Barrett, esploratrici eccentriche come Freya Stark, amica di Churchill, Gandhi e della Regina Madre, architetti come Carlo Scarpa che sulla colata di cemento degli anni Settanta tuonò: “Mi batterò con la mitraglia”.

   Amatissima dai nobili veneziani, Asolo ospita 29 ville venete una più bella dell’altra. Da villa Contarini a Ca’ Zen, dalla Malombra a villa Falier, dove durante un banchetto un “fanciulletto” parente di un tagliapietra scolpì in un pane di burro un leone di San Marco e l’opera impressionò a tal punto gli ospiti che vollero conoscere l’ “artigianello”: era Antonio Canova.

   C’è tutto, ad Asolo. L’intera nostra storia dalle fortificazioni romaniche alla violenza di Ezzelino, da Gli Asolani di Pietro Bembo al fascino delle culture che si sovrappongono: “Ogni edificio pubblico ha un suo garbo”, scrisse Paolo Monelli, “e i palazzotti dei patrizi si intonano alle modeste case vicine, Medioevo e Seicento, Rinascimento e Settecento si alternano senza urto”. Dedicò due intere terze pagine sul Corriere, il grande giornalista, alla guerra contro il piano regolatore di Asolo del 1972. E con lui scese in campo Montanelli, chiedendo “perché il tecnico e l’operaio di Sesto San Giovanni dovrebbero scomodarsi a venire fino ad Asolo per ritrovarvi le stesse colate di cemento, lo stesso frastuono, gli stessi puzzi, la stessa nuvolaglia di gas?”. Nel nome di Asolo il pioniere dell’ecologia Franz Weber convocò gli amanti dell’arte a Parigi esordendo con una frustata: “Era bella, un tempo, l’Italia…”.

   Quarant’anni dopo, miracolosamente scampato agli scempi più osceni grazie a quella campagna, il paese trevigiano adorato da quelle donne straordinarie corre oggi, dicevamo, nuovi rischi. Ed è uno strano destino che li corra con un sindaco donna, la giovane e bella Loredana Baldisser, che guida una giunta leghista bollata da Vittorio Sgarbi come “barbarica”.

   Nei guai finanziari come quasi tutti i Comuni italiani, la giunta del Carroccio ha accettato mesi fa la richiesta della Srl “Agribox” (spuntata dal nulla con un capitale minimo e l’ “attività prevalente: coltivazione di cereali, legumi da gramella e semi oleosi”) di trasformare 57 mila metri quadri di un grande terreno agricolo lungo la strada che porta verso Bassano del Grappa, a ridosso dell’area vincolata, davanti a villa Rinaldi Barbini, in un nuova area industriale in cambio di un versamento al Comune di 960 mila euro dei quali 300 mila entro il 31 dicembre 2012 per consentirgli di chiudere il bilancio senza violare il patto di Stabilità.

   Ma è solo l’inizio. La settimana scorsa, con un blitz, la giunta presenta un nuovo piano. Tutto moltiplicato. Tra la zona collinare e la pianura è previsto il via libera a 285 mila metri cubi di nuovi insediamenti residenziali (l’equivalente di settecento villette da 400 metri cubi l’una o un migliaio di appartamenti) e una nuova area industriale di 30 ettari tolti all’agricoltura. Un’enormità. I capannoni esistenti occupano già 62 ettari, uno su cinque porta il cartello “affittasi” o “vendesi” e quell’aumento del 50% appare senza senso.

   Sono già 1.077, stando ai dati regionali, le aree industriali nella provincia di Treviso: 14 a Comune. Tanto che lo stesso governatore leghista Luca Zaia ha riconosciuto: “Nel Veneto si è costruito troppo, non possiamo continuare così. E’ necessario fermarsi”. Di più: “Quanti capannoni dismessi vanno all’asta e le aste deserte? Che destino avranno queste cubature? Se fossi un sindaco vincolerei ogni nuova concessione a un preciso piano industriale: vuoi costruire un nuovo capannone? Spiegami per farci cosa, per quanto tempo, con quante persone. E’ vero, la terra è tua. Ma l’ambiente è un patrimonio della comunità”.

   Stando all’anagrafe, spiega l’urbanista Tiziano Tempesta, non solo gli abitanti di Asolo sono in calo dal 2010 ma “il trend demografico è in flessione dal 2003”. Eppure se i residenti dal 2002 al 2010 sono cresciuti del 17% (in larga parte stranieri), le case lo sono del 32%. Che senso c’è, oggi, con molti immigrati che se ne vanno, prevederne 1.900 in più? Fatto sta che nonostante sia quel gioiello che è, il paese tra zone produttive, residenziali, servizi, ha oggi il 18,4% del territorio “artificializzato”. Una percentuale del 4% più alta di quella già altissima del resto del Veneto. Assurdo.

   “E’ un saccheggio deciso da un manipolo di persone senza storia e senza scrupoli di coscienza”, accusa Daniele Ferrazza, già sindaco di una lista civica vicina al centrosinistra. “Sono pazzi – accusa Gino Gregoris, già candidato sindaco di una lista vicina al Pdl – e sono sempre più isolati”. Vittoriosi grazie alla spaccatura degli avversari, i leghisti conquistarono il Comune con appena il 36% dei voti. Ma via via hanno perso per strada non solo elettori (alle ultime Politiche il Carroccio è crollato al 17% dal 42% del 2008) ma vari consiglieri col risultato che oggi il consiglio è spaccato: 9 contro 8. Votano domani (oggi, mercoledì, ndr).

   La prospettiva di campi e vigneti davanti alla villa Rinaldi Barbini, una vista meravigliosa che potrebbe essere stravolta dai capannoni, è appesa a un voto. (Gian Antonio Stella)

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APPELLO per salvare la “perla” veneta, campiello veneziano in terraferma

PIETA’ PER ASOLO, MINACCIATA DA UNA COLATA DI CEMENTO

di Daniele Ferrazza, Giornalista, ex sindaco di Asolo (4 aprile 2013)

– Il nuovo Piano urbanistico prevede 700 villette in collina e una zona industriale sotto la rocca –

Rivolgo questo appello a tutti coloro che amano Asolo e il suo paesaggio, che conoscono il suo centro storico – straordinario campiello veneziano in terraferma -, a tutti coloro che apprezzano queste colline e la campagna circostante, a tutti coloro che considerano questa città il proprio personale “posto delle fragole”.Asolo, ambiente, Pat, territorio, urbanistica, cemento, industria

   Naturalmente, e prima di tutti, ai novemila cittadini di questo Comune considerato tra i Borghi più belli d’Italia. Sono stato Assessore alla Cultura e al Turismo tra il 1999 e il 2004 e Sindaco tra il 2004 al 2009. Per l’amore che provo per questa parte d’Italia non intendo lasciare nulla di intentato per difenderla dall’aggressione e dal saccheggio di un manipolo di persone, senza storia e senza scrupoli di coscienza.

   In queste settimane si sta consumando, nel più assoluto silenzio, la scelta del nuovo Piano di Assetto del Territorio, in pratica il nuovo strumento urbanistico la cui valenza si estende ai prossimi vent’anni. Nessuna pubblica assemblea, nessuna forma di pubblicità, nessun tipo di partecipazione è stato attivato. Il nuovo Piano di Assetto del Territorio prevede la possibilità, tra la zona collinare e la pianura, di realizzare ben 285 mila metri cubi di nuova edificazione residenziale, in pratica più di settecento villette (di 400 metri cubi ciascuna) o più di mille appartamenti (di 90 metri quadrati).

   Un’assurdità, considerando che il precedente Piano regolatore generale, approvato nel 1998, prevedeva già nuovi insediamenti per 150 mila metri cubi, mai richiesti dal mercato e quindi mai realizzati. Parte di queste costruzioni potranno essere realizzate in campagna e in collina grazie al sistema della “Edificazione diffusa”, un criterio che, facendo leva sul pretesto della “casa del figlio”, consente di costruire nuove abitazioni in un contesto di case sparse in zona agricola. Altro che riduzione dello sprawl.

   Non solo. Nonostante il Comune di Asolo disponga già, in tre aree diverse (quale programmazione!), di 62 ettari di zone industriali e artigianali, il nuovo Pat ne introduce una nuova con un’estensione di trenta ettari, giusto ai piedi della collina che ospita la Rocca. Vi è prevista la possibilità di costruire ben 720 mila metri cubi di nuovi capannoni.

   Complessivamente, dunque, il nuovo Pat rovescia sulla campagna e sulle colline asolane poco più di un milione di nuovi metri cubi di cemento, tra edilizia residenziale e insediamenti industriali. Come se coprissimo di villette e condomini lo spazio di ventisette piazze San Marco a Venezia!
Ne abbiamo veramente bisogno? E’ questo lo sviluppo che intendiamo? E’ questa la vocazione di un territorio come quello di Asolo? Basta guardarci attorno: siamo circondati da un paesaggio devastato di case e capannoni senza soluzione di continuità. Una buona parte di questi volumi sono sottoutilizzati o addirittura abbandonati e non trovano domanda sul mercato.

   Il futuro di Asolo non è nella direzione di un generico e incoerente ulteriore sviluppo edilizio, ma di un piano strategico che valorizzi la storia, la cultura, l’ambiente, il paesaggio, le produzioni agricole di qualità, le attività produttive ad alto valore aggiunto e il terziario avanzato. Nel nuovo Pat non vi è cenno alcuno al futuro del centro storico: né alla sua valorizzazione né al sistema dell’accessibilità e dei parcheggi.

   A compiere questo autentico delitto è un’Amministrazione comunale, espressione del partito della Lega Nord, eletta nel 2009 con il 36% dei voti e che ha successivamente perduto per strada tre dei suoi dodici consiglieri. A meno di dodici mesi dalla scadenza del proprio mandato.

   Noi pensiamo che la scelta del nuovo Piano di Assetto del Territorio di Asolo debba essere lucida, trasparente, frutto di un’elaborazione alta e partecipata: alla discussione vi devono contribuire i cittadini, le associazioni, gli urbanisti, le università di tutta Italia. Soprattutto, deve essere un cantiere sempre aperto alle nuove idee, ai molti giovani che portano un approccio originale, ai contributi che possono venire dalle migliori intelligenze che il territorio sa esprimere.

Aiutaci a fermare questa scelta. Condividi questo appello, “In difesa di Asolo”, con i tuoi contatti e la tua rete di relazioni. Grazie di cuore!

Daniele Ferrazza – Asolo, 4 aprile 2013 (per firmare la petizione:

http://www.activism.com/it_IT/petizione/in-difesa-di-asolo-2013/43198 )

MOBILITAZIONE GENERALE PER SALVARE ASOLO DALL’ENNESIMA COLATA DI CEMENTOultima modifica: 2013-04-10T10:33:55+02:00da sergiofrigo
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