LA POESIA PER CAPIRE LA GUERRA: UNGARETTI SUL CARSO, LE CELEBRAZIONI

Ungaretti.jpgIn questa giornata dedicata alla poesia, cioè la più inutile e bistrattata delle arti, vi voglio illustrare come in Friuli Venezia Giulia la si stia invece utilizzando per raccontare e reinterpretare la Grande Guerra, in vista del vicino centenario.

Ormai lontane le voci dei cannoni, dimenticate quelle dei caduti, oggi sono infatti i versi di Giuseppe Ungaretti il filo conduttore delle ricostruzioni di quella tragedia che devastò il Carso e la Provincia di Gorizia.

Qui il padre dell’ermetismo, volontario nel 19. reggimento fanteria, scrisse alcuni fra i suoi primi componimenti, contenuti nella raccolta “Il porto sepolto”, pubblicata in 80 copie a Udine nel 1916. In “Veglia”, del Natale del ’15, dopo una notte accanto a un “compagno massacrato con la sua bocca digrignata” ha la forza di scrivere “non sono mai stato/ tanto/ attaccato alla vita”.

In “Fratelli” (il 15 luglio 1916 a Mariano) scrive un manifesto di umanità che continua a commuovere:

 

Di che reggimento siete

fratelli?

Parola tremante

nella notte

Foglia appena nata

Nell’aria spasimante

involontaria rivolta

dell’uomo presente alla sua

fragilità

Fratelli

 Trincea.jpg

In “Bosco cappuccio”, del 28 novembre del 1916, confessa la sua sofferenza per non “saper accendere” le parole per descrivere la sua “gioia malata di universo”. Quattro mesi dopo, a Santa Maria la Longa, le avrebbe trovare: “M’illumino d’immenso”…

 

IL PARCO LETTERARIO A CASTELVECCHIO

Ungarettistatua1.jpgDal 2010 nel colle di Castelvecchio in comune di Sagrado, nel parco di Villa Della Torre Hohenlohe che fu il teatro dei primi scontri fra gli italiani che avanzavano e gli austro-ungarici che si apprestavano alla lunga difesa dell’altopiano, tra vigne e ulivi è stato realizzato nel 2010 un parco letterario dedicato al poeta, con una statua che lo rappresenta nella sua divisa da fante e belle installazioni che riportano le poesie da lui scritte in loco, spesso la sera in trincea, alla luce di una candela (nonostante la preoccupazione dei commilitoni che quella luce potesse costituire un bersaglio per il nemico).

SAN MARTINO, IL POETA E L’ALBERO ISOLATO

Ora una di quelle poesie, San Martino, celebra l’incontro fra ex nemici, ora non più divisi da odi e nemmeno da confini, anzi riuniti in un’Unione Europea che (seppur claudicante) ci assicura da decenni una pace che nemmeno sappiamo apprezzare. I versi sono notissimi:

 

Di queste case

non è rimasto

che qualche

brandello di muro

Di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto

neppure tanto

Ma nel cuore

nessuna croce manca

E’ il mio cuore

il paese più straziato

Camminare nelle trincee ricostruite nel parco della pace di Monfalcone, affacciarsi sulle balconate del Centro visite Gradina protese sulla riserva naturale e il lago di Doberdò, poesia,guerra,ungaretti,carso,gorizia,albero isolatoaggirarsi fra i cippi e i camminamenti del Carso con queste parole nella testa, aiuta a comprendere il sentimento di disperante precarietà che doveva accompagnare ogni momento della vita di quei ventenni mandati a morire. Ogni tanto qualcuno, rischiando l’impiccagione sul posto, si azzardava a incidere nella pietra un disperato appello alla pace…

poesia,guerra,ungaretti,carso,gorizia,albero isolatoEbbene, a partire da questi versi di Ungaretti si dipana una storia che è il cuore di “Carso 2014”, le rievocazioni della Grande Guerra promosse con l’intento di trarre da quella tragedia una lezione di pace e solidarietà fra i popoli. Una storia al centro di una mostra in programma fra il 30 marzo e il 29 giugno proprio nel paese immortalato da Ungaretti, dal titolo “San Martino, il poeta, l’Albero Isolato”.

LA QUERCIA DEL CARSO DIVENTATA MONUMENTO NAZIONALE UNGHERESE

L’Albero Isolato era una piccola quercia, o forse un prugno, che dominava il vallone pietroso dove in quell’estate del 1916 si fronteggiavano le truppe italiane e imperiali, costituite soprattutto da ungheresi. “San Martino” fu concepita in quel vallone, il 27 agosto, quando dell’Albero era rimasto solo il nome: l’avevano infatti tagliato gli ungheresi, per salvare dall’avanzata italiana quello che era diventato il simbolo della loro eroica resistenza.

Poi, per 90 anni, di quella pianta non si seppe più nulla. I fili della storia si intrecciarono però nuovamente una decina di anni fa, quando un gruppo di speleologi di San Martino mise in piedi, grazie ai numerosi ritrovamenti di reperti bellici nelle loro uscite, un piccolo museo: che sorprendentemente cominciò ad attirare numerosi visitatori ungheresi, che venivano a rendere omaggio ai loro caduti sul Carso, circa 100mila. E qualcuno di loro si rese conto che l’Albero di Ungaretti era lo stesso che loro, sotto il nome del vicino paese di Doberdò, custodivano come monumento nazionale nel museo di Szeged.

UNA MOSTRA E UN INCONTRO FRA GIOVANI DI TRE NAZIONI

Non aveva avuto vita facile, quel reperto: durante il regime comunista, poco amante dei simboli nazionali, era stato infatti nascosto in un’intercapedine e poi dimenticato, e nel 1990, dopo la caduta del Muro, fu salvato dalla distruzione solo grazie alla memoria lunga del direttore del museo. Ora quel tronco sarà al centro della mostra, perché i giovani del paese, dopo tre anni di trattative politico-burocratiche, sono riusciti a convincere gli ungheresi a prestarglielo. Non solo: varie decine di associazioni magiare e slovene hanno accettato di collaborare coi carsini per mettere a punto il fitto programma di iniziative culturali e di spettacolo all’insegna della riflessione e della pacificazione, che accompagneranno la mostra.

 
LA POESIA PER CAPIRE LA GUERRA: UNGARETTI SUL CARSO, LE CELEBRAZIONIultima modifica: 2013-03-21T12:08:00+01:00da sergiofrigo
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