TRA NOSTALGIA E FRENESIA UN ALTRO NATALE E’ POSSIBILE. ECCO I MIEI AUGURI

Natale, sobrietà, solidarietà, comsumi, frenesia, Gesù, Turoldo, negozi, aperture, feste, domeniche, chiesaDunque è Natale, festa del Nuovo Nato che in realtà ci riporta all’antico. Chissà perché la dimensione più autentica di questa notte è infatti il passato, come quando dalle mie parti, in montagna, le notti erano scure e baluginavano nel buio solo qualche stella in cielo e qualche lampada in una remota contrada, quando un cane abbaiava solitario nell’oscurità, la legna bruciava scoppiettando nella stufa e diffondendo il suo profumo nella casa, e magari la neve scendeva a ricoprire tutte le brutture della terra. Era come se l’uomo si prendesse una pausa dalla sue fatiche, e il mondo si affidasse fiducioso a Qualcuno.

Oggi non più. Anche questa notte, come tutte le altre, è ormai affollata di luci e di rumori, il tepore è quello asettico dei termosifoni e non nevica quasi più. La Notte Santa si è riempita – e non potrebbe essere altrimenti – dei problemi di una difficile quotidianità, che non ci lasciano tregua e chiedono a gran voce di essere condivisi.

 

A COMPRARE ANCHE OGGI, COSTRINGENDO QUALCUNO AL LAVORO

 Ma a connotare questo Natale di crisi è soprattutto la frenesia del consumo negato, che allaga di tristezza la festa, fa irruzione nel Presepe, rovescia le statuine e inquina le pozze dei pastori. Nonostante tutto oggi qualcuno, invece di alzarsi con la mente sgombra e scambiarsi un sorriso e un augurio di pace, davanti a una tazza di cioccolata, si tufferà nel traffico e si infilerà in un centro commerciale a caccia dell’ultimo, spesso inutile regalo, e qualcun altro dovrà esser già lì – strappato agli affetti familiari – per servirlo. Questi indosserà magari un cappuccio di Babbo Natale sopra un viso tirato, e risponderà a denti stretti agli auguri, pensando alla propria bambina che starà scartando da sola i propri doni.

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Nei giorni scorsi una sentenza della Corte Costituzionale ha rigettato infatti i ricorsi contro una delle misure più antipatiche del governo Monti, quella che all’insegna del “Salva Italia” ammazza le domeniche e il Natale, consentendo l’apertura liberalizzata dei negozi.

LA CAMPAGNA DELLA CHIESA CONTRO LE APERTURE FESTIVE

Giustamente alcune diocesi, nelle scorse settimane, hanno lanciato una vigorosa campagna contraria, che si affianca a quella delle rappresentanze sindacali delle commesse.

Vendere e comprare alla domenica, si dice, è un segno di laicità e un incentivo allo sviluppo. Sarà. Mi spiace per i commercianti che nei giorni scorsi hanno fatto magri affari, ma io auspico almeno per oggi negozi chiusi, oppure vuoti, famiglie riunite e qualche ora di distacco dalla frenesia della quotidianità. Salvare il Natale dall’omologazione a tutti gli altri giorni, dedicati al lavoro e al consumo, è importante quanto salvare la biodiversità delle specie: vogliamo proprio adeguarsi a una settimana fatta di sette lunedì e nessuna domenica?

UN MESSAGGIO DIVERSO PER LA FESTA

I sacerdoti impegnati in questi giorni nelle cerimonie religiose dovrebbero spiegare ai fedeli che la responsabilità delle aperture festive non è solo delle catene di negozi che oggi alzeranno le serrande (Billa, Carrefour Express, Unes e Saturn, tra gli altri), ma soprattutto dei consumatori, che per la loro comodità obbligano altri lavoratori a presenziare al lavoro anche in una giornata come questa. Ma gli uomini di Chiesa dovrebbero anche ricordare loro che santificare le feste è uno dei comandamenti, ma che esso è stato trasmesso a noi per salvaguardare – assieme al rispetto della divinità – quello della nostra stessa umanità, che non può essere ridotta a mera materialità. E con l’occasione potrebbero ricordare ai “chierici” sempre pronti, come Antonio Socci, a ridurre il cristianesimo al servizio dell’ideologia dominante del guadagno e del consumo (con la scusa che a inventare il Natale dei regali furono i pastori accorsi per primi davanti alla culla) che gli stessi pastori non passarono al Billa, prima di andare ad adorare il Bambino, ma portarono se stessi, il proprio sorriso, e qualche provvista che avevano con se per la notte.

Oggi più che mai socialità, convivialità, solidarietà, voglia di far festa in sobrietà e in compagnia sono gli unici antidoti alla tristezza per un regalo in meno sotto l’albero e un panettone in meno sulla tavola. 

In questo clima nonostante tutto natalizio vi propongo questa poesia di padre David Turoldo, augurando a tutti una festa serena.

 

NATALE

 

Ma quando facevo il pastore

allora ero certo del tuo Natale.

I campi bianchi di brina,

i campi rotti dal gracidio dei corvi

nel mio Friuli sotto la montagna,

erano il giusto spazio alla calata

delle genti favolose.

I tronchi degli alberi parevano

creature piene di ferite;

mia madre era parente

della Vergine,

tutta in faccende,

finalmente serena.

Io portavo le pecore fino al sagrato

e sapevo d’essere uomo vero

del tuo regale presepio.

 

David Maria Turoldo Turoldo.jpeg

 

TRA NOSTALGIA E FRENESIA UN ALTRO NATALE E’ POSSIBILE. ECCO I MIEI AUGURIultima modifica: 2012-12-25T12:14:00+01:00da sergiofrigo
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