FENOMENOLOGIA DI FLAVIO TOSI, IL TOPO CHE STA GIOCANDO IL GATTO-BOSSI

TosiBossi.jpegL’impressione stavolta, nel serrato ma dissimulato duello fra Bossi e Tosi, è che sia il topo a giocare col gatto. Non si era mai visto infatti nella Lega qualcuno che osasse sfidare così apertamente il capo, riuscendo a metterlo in netta difficoltà senza farsi cacciare in malo modo (ricordiamo i precedenti di Rocchetta-Marin o di Comencini, solo per restare nel Veneto).

 Personalmente non penso che il sindaco di Verona, sempre il testa alle classifiche del gradimento dei suoi concittadini e ospite fisso in tutti i programmi televisivi, sia il prototipo del “leghista buono”: ma quella che va in scena fra Verona e via Bellerio è un’interessante variante dell’eterno conflitto generazionale e di potere che ha ispirato svariatissime opere letterarie e drammatiche, lo spettacolo affascinante e crudele del giovane leone che scalza il vecchio che non ne vuole sapere di mollare: il tutto giocato però all’interno di un partito personale per eccellenza, come e più del Pdl berlusconiano, per il quale il capo aveva già predisposto la sua personale nomenclatura per un dopo che doveva arrivare il più tardi possibile.  E bisogna dare atto a Tosi flavio tosi,bpssi,lega,conflitto,scontro,cerchio magico,verona,maroni,lernerdi aver messo in mostra, in questo frangente, un coraggio, una tenacia, una pazienza e un’astuzia fuori dal comune, soprattutto in casa leghista, dove ad esempio lo stesso alter-ego di Bossi, Maroni, non potrebbe mai permettersi a causa dei rapporti personali col Senatur di mantenere a questo livello il tono dello scontro.

 

QUEL LONTANO CONFRONTO TELEVISIVO IN CUI MI HA MESSO IN DIFFICOLTÀ

Flavio Tosi l’ho conosciuto molti anni fa a un dibattito televisivo, quando era solo il giovane capogruppo della Lega in Regione, e di quell’incontro ricordo la debole stretta di mano e… il fatto che mi ha messo in difficoltà parlando proprio di immigrazione, che era il mio cavallo di battaglia (mi consola che successivamente è accaduta la stessa cosa persino a Gad Lerner, come il navigato collega ha ammesso in un articolo su Nigrizia). Da allora solo qualche rapida intervista telefonica, ma non ho mai  smesso di tenerlo d’occhio anche perché nel 2009, quando ho scritto il mio libro “Caro Zaia, vorrei essere leghista ma proprio non ci riesco”, al posto di Zaia nella candidatura a governatore doveva esserci Tosi (come da promessa, poi rimangiata, di Bossi in cambio della rinuncia a candidarsi alla segreteria regionale della Lega) e quindi la prima stesura del volume era stata dedicata proprio a lui.

Ho qualche elemento, dunque, per proporre una sommaria fenomenologia di Flavio Tosi,  che può forse rivelare qualcosa di inedito sul personaggio: nella convinzione che il successo di un politico, nell’odierna società dell’immagine, si fonda sulla piena coerenza fra ciò che pensa, ciò che dice e ciò che fa vedere di sé. Ma con l’avvertenza che in questa storia ci sono due Flavio Tosi, quello del prima e quello del dopo, anche se del primo tendiamo a dimenticarci.

CHE BARBA, I POTERI FORTI!

Tosi1.jpegPartiamo, dalla sua barba non rasata e dalla sua antipatia per la cravatta, vezzi che mi hanno consentito di ribattezzarlo, con una certa malizia, l’Ahmadinejad di Verona (paragone ancor più calzante adesso, quando anche il ben più trucido presidente iraniano è alle prese con lo scontro col suo ayatollah). Il messaggio rivolto ai suoi elettori è semplice: io sono terra terra, sono estraneo alla casta dei politici cravattoni e faccendieri che si presentano bene per fregarci meglio; sono genuino, mi propongo come ognuno di voi, che mica vi radete tutti i giorni o vi infilate il gessato per andare ad aggiustare un rubinetto o sistemare un impianto elettrico!

Stesso discorso per il suo rifiuto dell’auto blu, o per l’abitudine a ricevere la gente (quand’era assessore regionale alla sanità) in un bar di Verona, o a fissare i primi appuntamenti alle 7 del mattino, e gli ultimi all’una di notte. È come dire a suo popolo: non mi sono mica montato la testa perché sono diventato potente; so che non avete tempo da perdere, e che sareste a disagio nei palazzi del potere, per cui mi metto al vostro livello, raccolgo le vostre richieste e assicuro loro risposte concrete e in tempo reale.

Quando poi il Comune è stato sfiorato da accuse di corruzione, a causa di un vice comandante dei Vigili urbani che secondo alcuni esercenti prendeva mazzette per chiudere un occhio sulle irregolarità o per rilasciare delle autorizzazioni dovute, Tosi non ha esitato a trasmettere tempestivamente le denunce alla magistratura, provvedendo poi ad avvisare la stampa.

Diciamo la verità: chi non apprezza un politico così? Tanto di cappello a chi rinuncia ai simboli e ai privilegi del potere e non guarda in faccia nessuno per rimuovere le mele marce. Gli elettori a cui Tosi si rivolge col suo tono apparentemente dimesso ma molto concreto sono quelli che hanno in odio la politica, le sue manfrine, i suoi costi e i suoi privilegi. È per questo che ottiene voti e consensi anche oltre il recinto della Lega e l’area del centro-destra. E al tempo stesso è anche il sindaco che costringe i poteri forti veronesi (categorie economiche, banche) a venire a patti: si vedano i minuetti di Paolo Biasi di Cariverona sulla ricapitalizzazione di Unicredit; poteri forti che certo si sentivano più a loro agio col suo predecessore democristiano e ulivista (e pensare che lei vanta – si fa per dire – proprio una giovanile anche se passeggera militanza nelle stesse file della Dc, corrente morotea).

IL TIGROTTO E LA PISTOLA…

L’altro capitolo, altrettanto centrale, della proposta politica di Tosi è quello della sicurezza, che tanto consenso ha fruttato negli ultimi anni ai cosiddetti “sindaci sceriffi”, di destra come di sinistra, al Nord e al Sud. Ma per essere credibile su questo terreno un amministratore deve mostrare decisione e vigore, e magari anche una maschia predisposizione per le maniere spicce e le decisioni spiazzanti: non sono tempi di complicazioni garantiste, ma di semplificazioni e scelte  drastiche e molto visibili.

Se a Tosi difetta un po’ il phisique du role, ha saputo ovviare brillantemente con qualche gesto eclatante, che ne ha rafforzato il suo lato macho: come andarsene in giro, qualche anno fa, con un tigrotto al guinzaglio, lasciando credere che si trattasse del “leon che magna el teròn”, anche se era in realtà uno “spot” per il Circo Padano; oppure sorbirsi tutti i Capodanni assieme agli ibernisti un tuffo Tosigarda.jpgnelle gelide acque del  Lago di Garda, per mostrare la sua gagliardia e lo sprezzo del dolore; o ancora far sapere – en passant – che riceve tante minacce, ma non ha paura, anche perché gira armato.

Anche la condanna per razzismo a causa delle sue campagne contro gli zingari, in questo quadro finisce così per rovesciarsi in  positivo, come un’estrema assunzione di responsabilità in difesa dei suoi concittadini, persino in sprezzo alla legge.

Tutto questo fa immagine, fa audience, e soprattutto fa emozionare i suoi sostenitori, altra componente essenziale della leadership.

Da giovane consigliere comunale leghista, sempre per far capire bene con chi stava e chi erano i suoi nemici, Tosi era finito addirittura sul Wall Street Journal per la sua proposta di istituire sugli autobus un’entrata separata per gli immigrati (“per controllare che paghino realmente il servizio”, si era giustificato), e aveva anche invitato le agenzie immobiliari cittadine a inserire nei loro annunci la scritta “no extracomunitari”: iniziative che l’avevano qualificato come il più promettente fra i  segregazionisti della Lega.

Ma col tempo e con l’esperienza Tosi ha probabilmente capito che per ampliare il suo consenso doveva affiancare alla sua immagine di militante duro e puro quella di amministratore pragmatico e affidabile, capace di fare di Verona un laboratorio della nuova politica leghista, ma preparando bene le decisioni, politicamente e giuridicamente, evitando le forzature propagandistiche in cui ancora si dilettano molti dei suoi colleghi/imitatori, che sulle misure anti-immigrati ad esempio hanno dato fondo  tutta la loro fantasia, finendo a volte per farsi impallinare dai giudici, e quasi sempre per allarmare gli alleati moderati. 

(1. c.ontinua) 

FENOMENOLOGIA DI FLAVIO TOSI, IL TOPO CHE STA GIOCANDO IL GATTO-BOSSIultima modifica: 2012-03-13T13:46:22+01:00da sergiofrigo
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