I SETTE GIORNI PIU’ LUNGHI, CHE HANNO RIVOLUZIONATO LA POLITICA ITALIANA

MontiBer.jpgSi chiude – in modo a mio parere molto positivo, compatibilmente coi tempi – una settimana fra le più intense e decisive della vita politica nazionale. Una settimana che ha avviato una transizione a lungo annunciata, e che porterà a nuovi assetti abbastanza imprevedibili. (A proposito: tanto di cappello a Napolitano, che è riuscito nella missione impossibile, senza neppure sporcarsi il vestito, ovvero a impacchettare ben bene Berlusconi senza prestare il fianco alle critiche della destra).

Da qui in poi si misurerà la capacità dei partiti e dei loro leader, restituiti alla politica, di giocarsi le loro carte su tavoli nuovi e sconosciuti, con regole sempre più stringenti dettate dalla situazione internazionale., e quindi la necessità di tirar fuori tutte le loro possibili riserve di fantasia, tenacia e realismo.

Nel valutare la portata di ciò che è successo in questi sette giorni, vale la pena di ricordare che una settimana fa, in queste ore, Berlusconi era ancora presidente del consiglio, e meditava sul come rovesciare il “tavolo Monti” faticosamente messo in piedi da Napolitano, spinto su questa strada dai suoi servi più zelanti che si spingevano (vedi Brunetta, nel post del 13 novembre) nelle previsioni più fantasiose e inverosimili.


I CAMPIONI DELLE PREVISIONI SBAGLIATE: DA BRUNETTA A MINZOLINI

Minzolini.jpgA distinguersi fra gli altri c’era naturalmente il direttorissimo del Tg1 Augusto Minzolini, a dimostrazione che anche un abile segugio, opportunamente viziato dal padrone, può trasformarsi in un petulante cagnolino da compagnia: in un editoriale di una decina di giorni fa aveva spiegato come fosse “quasi impossibile un esecutivo diverso da quello di Berlusconi per fare quello che ci chiedono in Europa”, aggiungendo che “i parlamentari che stanno lasciando la maggioranza per evitare le elezioni anticipate, in realtà le stanno provocando”. Complimenti per la servile lungimiranza.

LA LETTURA SBAGLIATA DI VITTORIO SGARBI

Un altro che tende (ancora e sempre) a confondere i suoi desideri con la realtà è Vittorio Sgarbi.sgarbi.jpg Giovedì sera ha detto, intervistato da “Piazza pulita”, che Monti è il maggiordomo del Cavaliere, il quale “lo tiene per le palle” perché ha una maggioranza in grado di staccare la spina al governo quando vuole. Ha aggiunto inoltre che il Cavaliere è nell’invidiabile posizione di veder realizzate da un altro le parti più impopolari del suo programma, senza doverne pagare il fio in termini di consenso.

Sgarbi è il fedele interprete dell’anima movimentista e irresponsabile del Cavaliere. La verità però è che la famosa maggioranza (con la Lega) è spaccata in due tronconi che sarà estremamente complicato riattaccare insieme anche in futuro. Ma soprattutto lo stesso Pdl rimane unito solo sulla non belligeranza verso il nuovo governo: se solo provasse a votargli contro Berlusconi rischierebbe di ritrovarsi ora con metà dei parlamentari in libera uscita. Il segnale lo si è avuto ieri alla Camera, dove abbiamo visto il bellicoso Cavaliere-Mr. Hyde di giovedì, quello che minacciava sfracelli, trasformato in un mite dr. Jekill,  smentire se stesso (“mai detto quelle cose”), andare a stringere la mano a Monti & c. che lo aveva appena rimbrottato e sedersi silenzioso di fianco ad Alfano, che illustrava al posto suo la posizione del Pdl.

LA “RIVOLTA” DEL PDL CONTRO IL CAVALIERE

Certo Alfano è il pupazzo del ventriloquo, ma questa immagine svela un passaggio decisivo avvenuto nelle segrete stanze del Pdl, quando i maggiorenti del partito hanno deciso di zittire il Cavaliere per evitare che le sue parole in libertà finissero per creare nuovi problemi a Monti e soprattutto al paese, già così esposto ai venti dei mercati. Berlubavaglio.jpgQuella del Cavaliere imbavagliato (e forse per la prima volta dimezzato anche nel suo partito) non è solo l’immagine sulla prima pagina dell’Unità di oggi, ma la sintesi brutale di una sconfitta rivendicata con il solito orgoglio guascone da un agitatissimo Giuliano Ferrara: “Alla Camera – ha commentato polemicamente il direttore del Foglio – si è celebrata nella forma più incredibile la fuga ingloriosa dei berluscones da ogni loro residua possibile responsabilità. Questa non-classe dirigente è arrivata fino al punto di ammazzare, in effigie, imbavagliandolo, il suo capo e impedirgli di pronunciare un discorso che avrebbe forse potuto dare una minima nota finale di dignità alla catastrofe del cosiddetto Pdl”.

 

Assisteremo certo, in futuro, ad altri pericolosi contorcimenti del Caimano, ma stavolta una pagina si è definitivamente girata.

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I SETTE GIORNI PIU’ LUNGHI, CHE HANNO RIVOLUZIONATO LA POLITICA ITALIANAultima modifica: 2011-11-19T12:46:00+01:00da sergiofrigo
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