L’ACCORDO FIAT E L’APOLOGO DEL LEONE E DEI DUE CACCIATORI

Marchionnesolo.jpgOggi voglio ragionare sull’accordo Fiat, e più in generale sulle modalità con cui si sta affrontando la crisi in questo momento, ma da un’angolatura piuttosto particolare, e partendo da due apologhi piuttosto noti: il primo è quello dei capponi di Renzo, nei Promessi Sposi, che si beccano fra loro mentre vengono portati al “patibolo”; il secondo racconta di due cacciatori in Africa, puntati da un leone: uno si mette a correre, l’altro si attarda a infilarsi le scarpe da ginnastica; al che il primo gli dice, scappando: “Non penserai mica di correre più forte del leone con quelle?” E il compagno: “Del leone no, ma di te si”.

DUE APOLOGHI, DUE MORALI OPPOSTE

I due apologhi partono dallo stesso presupposto (l’assenza di solidarietà fra le vittime) ma approdano a epiloghi (e quindi a morali) i del tutto divergenti. Il primo assume come ineluttabile il destino dei capponi, osserva che il loro comportamento non riuscirà ad influire su di esso, ma stigmatizza il fatto che essi si becchino fra loro, se non altro perché in questo modo anticipano e prolungano la loro agonia. La storiella dei due cacciatori invece è un’apologia del darwinismo sociale: il più lento perisce, il più veloce si salva.

Ecco, mi chiedevo in questi giorni se l’accordo separato alla Fiat e – allargando lo sguardo – tutte le altre strategie messe in atto per reagire alla crisi economica, avranno come esito l’uno o l’altro degli apologhi illustrati.

 

UN ACCORDO CHE PROMUOVE IL DARWINISMO SOCIALE

Credo anch’io, con l’ex ministro Treu, che l’accordo su Mirafiori sia una bomba atomica, che avrà riflessi decisivi sull’organizzazione del lavoro in Italia. Di esso dispiacciono due cose, in particolare: primo, che i sindacati firmatari abbiano accettano la messa al bando della Fiom dalla fabbrica; secondo, che si sia scelta la strategia del darwinismo sociale piuttosto che la strada della concertazione fin qui seguita, sia pure con molte eccezioni, dalle parti sociali. Nell’ottica complessiva di guadagnare competitività Marchionne ha scelto la strada di far lavorare di più i propri dipendenti, quelli che il lavoro ce l’hanno già, promettendo loro più soldi con gli straordinari (fino a 3700 euro all’anno). E i disoccupati, soprattutto giovani? E la solidarietà fra occupati e disoccupati e fra vecchi e giovani? Magari non sarà affare della Fiat, ma del Governo, e credo anche di Confindustria, certamente sì. Invece entrambi hanno accettato la scorciatoia di Marchionne, che – statene certi – farà scuola in tutte le prossime trattative industriali. Non sono un esperto di diritto del lavoro e di dinamiche occupazionali, ma mi chiedo se di questi tempi invece di far lavorare di più chi il lavoro ce l’ha non era meglio invece far entrare in fabbrica un po’ di giovani disoccupati, magari con salari d’ingresso ridotti, in modo da allargare la base produttiva.

LA FILOSOFIA DEL “SI SALVI CHI PUO'”

Il problema è che tutte e soluzioni – o non soluzioni – messe in campo in questo periodo per il “rilancio” dell’economia, la gestione dell’ambiente, il governo della cosa pubblica, sono bacate dai germi della frammentazione sociale, della separatezza etnica e dell’individualizzazione di massa, che sono fra i fenomeni più tipici della modernità: sono molteplici gli esempi in cui l’opzione per uscire dai guai è quella individualistica, o al massimo della ristretta comunità di appartenenza: la filosofia del federalismo fiscale, in fondo, è proprio questa, “il Nord si tiene i suoi soldi, e chi s’è visto s’è visto…”; il banchiere Ennio Doris che dà i soldi solo ai suoi correntisti alluvionati, risponde a questa logica; e così pure la crescente difficoltà nel promuovere l’interesse generale nella gestione della cosa pubblica, si tratti di accogliere infrastrutture utili alla collettività sul proprio territorio, oppure di consentire al governo complessivo del sistema fluviale, lasciato piuttosto ad una miriade di gestioni separate che hanno avuto la loro parte nelle emergenze alluvioni di questi ultimi tempi.

Marchionne, in sostanza, e gran parte dei decisori occidentali, sembrano aver sposato la logica del “si salvi chi può”, quella del cacciatore con le scarpe da corsa, per capirsi. Io non so se aumentare la competitività in questo modo ci aiuterà a battere la concorrenza delle economie emergenti, oppure se stiamo facendo come i capponi di Renzo, agitandoci e scannandoci tra noi, ma senza poter cambiare l’ineluttabile destino di arretramento che ci aspetta sulla scena mondiale.

L’INFERNO, IL PARADISO E IL VANTAGGIO DI COOPERARE

Dico però che fra i due apologhi fin qui illustrati ne preferisco un terzo, che poi è la famosa storiella sull’inferno e il paradiso, che con qualche variante si ritrova anche nella tradizione ebraica. E’ il racconto di un uomo che ottiene da Dio il privilegio di poter visitare l’Inferno e il Paradiso. Dio lo conduce davanti a due porte chiuse e spalanca la prima. Al centro della stanza c’è una tavola rotonda con un pentolone da cui emana un profumo delizioso, ma intorno delle persone ridotte a degli scheletri. Ciascuna di esse ha un mestolo legato alla mano, lo tuffa nel recipiente per raccogliere il cibo e però poi non riesce a portarlo alla bocca perché il manico del mestolo è più lungo del braccio.

“Hai appena visto l’Inferno”, dice Dio; quindi spalanca la seconda porta, quella del Paradiso. C’è una tavola rotonda anche in quella stanza, e lo stesso pentolone da cui emana lo stesso delizioso profumo. Anche queste persone hanno attaccato alla mano un mestolo troppo lungo per mangiare, ma stranamente sono tutte ben pasciute e soddisfatte. “Vedi – dice Dio – All’Inferno gli uomini muoiono di fame perché non pensano che a se stessi. In Paradiso, invece, ognuno mangia dal mestolo degli altri”.


 

L’ACCORDO FIAT E L’APOLOGO DEL LEONE E DEI DUE CACCIATORIultima modifica: 2010-12-28T03:33:31+01:00da sergiofrigo
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