DANILO POLATO, IL SINDACALISTA MITE CHE SAPEVA FARE SINTESI DELLE DIVERSITÀ. UN LASCITO CHE LA SINISTRA DEVE TORNARE A RACCOGLIERE

Polato.jpgMi ha colpito molto, ieri mattina ai funerali di Danilo Polato, leader storico della Cgil padovana, la commozione sincera con cui l’hanno ricordato i suoi compagni di segreteria. E ho compreso una volta di più il senso profondo dell’incontro fra le diverse culture politiche da cui negli anni successivi è scaturita la sfida dell’Ulivo prima e del Pd poi. Un incontro che oggi a volte sembra svuotato di significato, una sfida che appare sempre più a rischio. E una comunità di uomini che sembra rinsaldarsi solo in occasioni come questa: attorno a una bara, a ricordare un grande-piccolo uomo che se ne va.

 

 

QUEGLI UOMINI DEGLI ANNI ’80…

Era la metà degli anni ’80, e io ero appena tornato a Padova, dove mi occupavo della cronaca politica e sindacale per il Gazzettino. Ho conosciuto Polato, e i suoi più stretti collaboratori di allora nella segreteria provinciale: Sandro Cesari, Roberto Franco, Rocco Campa e poi via via tutti gli altri, insieme ai sindacalisti di Cisl e Uil, alle Acli… Anni non facili, per l’unità sindacale e della sinistra, anni di sospetti reciproci fra socialisti e comunisti, di rapporti sotterranei con la Democrazia Cristiana, di degenerazione del sistema politico che di lì a qualche anno sarebbe sfociata in Tangentopoli. Ma Polato, con la sua mitezza, la sua autorevolezza conquistata sul campo e il suo rigore personale, riusciva a tenere tutti insieme, a salvaguardare le relazioni sindacali, come ha ricordato stamattina Zanonato (a cui ho rubato le foto) nel suo intervento, e a coltivare rapporti fecondi con il mondo cattolico, che all’epoca schierava alla Pastorale del lavoro una bella figura di prete, solido e appassionato, come don Giuseppe Masiero.

SENTIRSI PARTE DI UNA STESSA COMUNITÀ

Erano veneti e meridionali, comunisti e socialisti, laici e cattolici, che compivano un percorso comune nel nome della giustizia sociale, del riscatto dei lavoratori, della pace e della libertà. Magari litigavano per qualche poltrona, si dividevano sulle grandi opzioni politiche a seconda dei partiti di riferimento, ma non veniva mai meno il senso profondo di essere parte della stessa comunità, che camminava insieme nella stessa direzione.

Erano tutti al Teatro Ruzzante, ieri mattina, stretti intorno alla famiglia per l’ultimo commosso saluto al loro segretario. Polato 2.jpg

Non ho nostalgia di quegli anni, ma di quei valori sì, e anche di quella tensione unitaria, e di persone come Danilo Polato, che con la sua forza mite non mollava mai sui principi ma era sempre pronto al dialogo con tutti, compresi avversari e controparti.

E mi chiedo quand’è che a un certo punto tutto è cambiato, dov’è che si è sbagliato, perché la prima a frantumarsi è stata la solidarietà sociale fra gli ultimi e i penultimi, e fra le diverse militanze politiche e appartenenze culturali; e mi domando ancora se la sinistra, e il Paese tutto, sapranno mai ritrovare gli elementi di convergenza e la volontà di dialogo per superare l’interminabile guado in cui siamo tutti immersi.

 

DANILO POLATO, IL SINDACALISTA MITE CHE SAPEVA FARE SINTESI DELLE DIVERSITÀ. UN LASCITO CHE LA SINISTRA DEVE TORNARE A RACCOGLIEREultima modifica: 2010-12-22T02:28:58+01:00da sergiofrigo
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