TUTTI ENTUSIASTI DELLA “BIG SOCIETY”, MA POI VOGLIONO COMMISSARIARE LE FONDAZIONI

Il mondo politico italiano, in modo particolare il centro-destra, guarda con estremo interesse alla “Big Society” britannica, lo slogan con cui il conservatore Cameron ha vinto le recenti elezioni. Anche a me interessa molto l’idea di un’area intermedia che si muove sulla scena pubblica, tra l’individuo, con la sua visione necessariamente ristretta della convivenza, e lo Stato, inevitabilmente lontano, pesante e burocratico nelle sue manifestazioni.

UNO SPAZIO FRA PUBBLICO E PRIVATO

“Big Society” dunque, se non è una truffa per mascherare i tagli agli interventi di assistenza pubblica, significa l’emersione di tutti quei soggetti (associazioni, fondazioni, privato-sociale) che fanno da cuscinetto tra privato e pubblico e tra business e politica, dando un contributo significativo alla risoluzione dei problemi della società, senza puntare prioritariamente al guadagno oppure al potere.

A questo proposito ecco una bella trattazione del tema fornita nei giorni scorsi sul Corriere da Emmanuele F. M. Emanuele, presidente della Fondazione Roma.

 

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A parole, dunque, tutti a lodare la “Big Society” anche in Italia, con la sua capacità di valorizzare le risorse nascoste nelle pieghe della quotidianità, di far emergere la creatività giovanile e la voglia di migliorare la società e di partecipare a pieno titolo alla gestione della cosa pubblica, senza dover passare sotto le forche caudine della politica politicante. Ne parla diffusamente il ministro Sacconi, le Lega è da sempre paladina di tutto quello che parte dal basso, il cardinale Scola e tutto il modo di  Comunione e Liberazione hanno fatto della sussidiarietà e dello slogan “Meno stato più società” uno degli elementi portanti della propria azione politico-culturale.

LE FONDAZIONI E L’AUTONOMIA DALLA POLITICA

Bene. Peccato che da qualche mese proprio uno degli elementi portanti della “Big Society” in Italia, anzi l’unico suo settore dotato della forza economica necessaria per dare sostanza e consistenza all’autonomia delle scelte, e di programmare interventi di largo respiro nella società, nella cultura, nell’assistenza, sia pesantemente sotto scacco da parte della politica. Parliamo delle Fondazioni bancarie, naturalmente, che negli ultimi anni sono riuscite a ritagliarsi spazi di autonomia e di intervento notevolissimi, supportando progetti e iniziative in campo culturale e assistenziale che mai la politica avrebbe potuto promuovere direttamente.

Certo, qualcuno ha fatto della propria fondazione un vero e proprio feudo personale, spendendo e spandendo in progetti faraonici come un Re Sole di provincia, e costruendovi intorno un potere privo di controlli e di riscontri con la società circostante.

MA LA LEGA NON NE VUOLE SAPERE

Ma pretendere, come sta facendo la Lega, di inserire sistematicamente dei propri rappresentanti al vertice delle Fondazioni, con la finalità di collegarne meglio l’operatività alle esigenze del territorio, significa di fatto commissariarle politicamente, spazzando via quell’autonomia che costituisce evidentemente una vera e propria spina nel fianco dei partiti; i quali in un momento di crisi economica come l’attuale guardano come lupi famelici alle ingenti risorse finanziarie ancora a disposizione delle Fondazioni, puntando a gestirle in prima persona per metterle a servizio dei propri progetti e dei propri fini politici.

IL RAPPORTO DIRETTO FRA IL LEADER E L’ELETTORE

Nei fatti, dunque, mi sembra che anche in questo campo, come per le nomine pubbliche, la filosofia dominante nel Carroccio (che pure avrebbe al suo interno anche settori più attenti alle diverse articolazioni sociali) non sia quella di far crescere autonomamente le varie manifestazioni della società, dentro un fecondo sistema di relazioni tra pubblico, sociale e privato, ma irregimentare il tutto dentro un rapporto diretto tra la politica, coi suoi leader carismatici, e la massa degli individui, ai quali non resta altro che aderire con entusiasmo o ritirarsi nel privato. Con buona pace della “Big Society” e delle sue ricche e feconde articolazioni.

 

 

TUTTI ENTUSIASTI DELLA “BIG SOCIETY”, MA POI VOGLIONO COMMISSARIARE LE FONDAZIONIultima modifica: 2010-10-18T11:59:00+02:00da sergiofrigo
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