DALLE FRISONE ALL’OLANDA PROFONDA, RAGIONANDO SU TURISMO E SALVAGUARDIA DELL’IDENTITÀ

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Mi viene spontaneo anche in questo viaggio olandese, in questi luoghi così peculiari come le Isole Frisone, o così tipicamente olandesi come la zona dell’Ijsselmeer (a sinistra la diga di 30 km lo divide dal Mare del Nord, a destra Volendam) – oltre aVenland.jpg riempirmi bulimicamente gli occhi di immagini e impressioni “diverse” – soffermarmi soprattutto a ragionare su identità, radici, tradizioni, a confronto con le differenze di cui io e i miei compagni di viaggio siamo portatori, seppure nelle banali vesti dei turisti.

In fondo il turista va nei luoghi più particolari per sperimentare le peculiarità che essi hanno così a lungo conservato: usi, costumi, lingua, gastronomia, che ci permettano di staccare dalla nostra quotidianità e di sperimentare un “moderato” esotismo: ma ovviamente con la sua sola presenza egli contribuisce a consumare un po’ di questa particolarità, e al tempo stesso lascia dietro di sé qualche traccia della sua differenza: tracce che a volte sono positive, altre volte deleterie, peggio delle cartacce e dell’inquinamento. Ricordo anni fa alle Maldive (ebbene sì, inzoccoli2.jpgtempi remoti il Gazzettino mi ha mandato laggiù per un servizio) che un ragazzo del villaggio turistico dove alloggiavo raccontava che facendo il cameriere guadagnava dieci volte il padre pescatore: con ovvie conseguenza sull’autostima del genitore, ma soprattutto sulle aspirazioni di vita degli altri giovani indigeni.

Per quello io sostengo, da tempo, che il turismo è una vera e propria “industria pesante”, capace di modificare in profondità gli stili di vita e i valori delle comunità locali, ben più di un impianto siderurgico, per dire.

Qui in Olanda abbiamo visitato l’ex isola di Merken, ad esempio (a sinistra, sotto Edam) Malken.jpg, già terra di orgogliosi pescatori che hanno a lungo rifiutato persino la costruzione della diga che ora li collega alla terraferma: le sue elegantissime case di legno laccato bianco e verde sembrano ridotte a un bazar per turisti, e ben poco sembra rimasto fra i suoi abitanti dell’antica fierezza. Anche i costumi indossati da qualcuno sembrano più un tributo al pittoresco turistico che un segno di appartenenza identitaria: come da noi, a Venezia, mi viene da pensare. Anche se l’identità veneziana è talmente forte e multiforme che non la mette in discussione nessuno.

La domanda che mi viene da farmi è: aprirsi al turismo, agli scambi economici, alleEdam.jpg culture estranee implica necessariamente cambiare; tanto più con gli immigrati che si fermano nel paese per lunghi periodi, o definitivamente. Ma se si cambia, cosa resta della propria identità? Come scrive il poeta caraibico Edouard Glissant la questione di questi paesi è come aprirsi agli altri senza perdere se stessi, e come conservare se stessi senza chiudersi agli altri.

Ma cosa succede nelle persone più semplici, per le quali le radici sono l’unica ricchezza, quando la loro identità viene messa in discussione dalla globalizzazione e dall’immigrazione?

La risposta, temo, è semplice: in Italia votano Bossi, qui il partito xenofobo di Geert Wilders.

Ma ne riparleremo.

 

 

 

 

 

DALLE FRISONE ALL’OLANDA PROFONDA, RAGIONANDO SU TURISMO E SALVAGUARDIA DELL’IDENTITÀultima modifica: 2010-08-25T21:52:00+02:00da sergiofrigo
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