MARIO RIGONI STERN, DUE ANNI DOPO

mario_rigoni_stern.jpgA due anni da quel triste lunedì di giugno che ci ha portato via Mario Rigoni Stern il ricordo dello scrittore di Asiago è più vivo che mai, grazie ai suoi libri, al ricordo dei familiari e degli amici, e alle numerose iniziative che si continuano a promuovere in suo nome.
Stasera alle 21 all’Auditorium di Montebelluna a cantare per lui saranno Bepi De Marzi con alcuni dei Crodaioli. Quasi in contemporanea, alle 21.30, andrà in onda su La 7 lo spettacolo “Il Sergente”, tratto da Marco Paolini dal suo libro più famoso.
Ci sono anche un paio di pubblicazioni in suo onore. Proprio in questi giorni esce ad esempio il libro “Il sindacalista e lo scrittore”, edito da LiberEtà, che raccoglie gli elaborati degli studenti di una trentina di scuole e istituti superiori del Veneto, che nel 2009 hanno partecipato al concorso dello Spi-Cgil “Gli studenti incontrano Mario Rigoni Stern”. Nel volume anche le testimonianze degli amici del “Sergente” Pino Guzzonato, Ermanno Olmi e Bepi De Marzi, oltre a una introduzione del sottoscritto, che potete leggere di seguito.
E per finire è in arrivo anche un numero monografico della rivista Venetica, diretta da Mario Isnenghi ed edita da Cierre, che a cura di Renato Camurri riproporrà alcuni interventi del ciclo di incontri PassatoFuturo (con Fernando Bandini, Mario Isnenghi, Renato Affinati, Renato Camurri, Linda Cottino) dedicato lo scorso anno a Mario Rigoni Stern dalla città berica.
Ma la memoria più intima e accorata è quella tramandata dai familiari. «Di lui mi piace ricordare soprattutto il carattere, la fiducia che ha sempre avuto nella vita, dice ad esempio la moglie Anna, che continua a vivere nella casetta da lui costruita al limitare del bosco sopra Asiago. «Tanto sono pessimista io, tanto era ottimista lui – ricorda – e questo è stato il confronto continuo nei nostri 63 anni insieme. “Se avessi avuto il tuo carattere non sarei tornato dalla Russia”, mi ha detto una volta. Ma questa diversità ci compensava. Solo verso la fine, un giorno che gli abbiamo chiesto un parere sulla copertina del libro di Gian Piero Brunetta sul mancato film dal Sergente, ha scosso la testa e ha detto “Tuto xe gnente”. Per la prima volta nella sua vita non aveva più speranze».

 NONNO MARIO E I RAGAZZI*

Negli ultimi anni, quando i premi e gli inviti fioccavano da tutte le parti – mettendo a dura prova la resistenza dell’età e le esigenze dell’ispirazione letteraria – c’era una chiamata a cui Mario Rigoni Stern non sapeva resistere: quella delle scuole, dei ragazzi. Andava volentieri fra i più giovani – sia che si trattasse di farsi coinvolgere in un’assemblea di istituto che di immergersi nella lettura dei loro elaborati per qualche premio letterario – e ne riemergeva con più vigore e più entusiasmo che mai. In un’intervista che gli feci per il suo 85esimo compleanno alla domanda “che cosa la fa sorridere?” rispose “I bambini che giocano. Mi ricordano la mia infanzia, che è stata piena di giochi e di allegria”. E a una seconda, “che cosa la commuove?”, aggiunse: “Certe manifestazioni della natura, una dimostrazione di affetto, il saluto di un bambino”.

Loro, i giovani e i ragazzi, hanno sempre ricambiato con generosità, più di certi adulti che fino all’ultimo hanno eccepito su alcune sue prese di posizione fuori dal coro, distinguendo capziosamente fra lo scrittore e l’uomo “pubblico”, come se nel vecchio Sergente fosse possibile dividerli.

Mario non aveva ovviamente dimestichezza con computer, internet, blog e con tutte le diverse espressioni della moderna comunicazione giovanile, e il suo linguaggio aborriva i neologismi anglicizzanti di cui sono infarciti i discorsi di troppi “guru” delle nuove generazioni. Eppure, quando incontrava i ragazzi, sapeva instaurare con loro una magica empatia, fatta di ascolto, comunicazione profonda, dialogo fecondo. Gli stessi ragazzi che fino a un attimo prima cincischiavano col telefonino o cazzeggiavano (lui questo non l’avrebbe detto…) sul look delle compagne o dei professori, venivano catturati dalle sue parole e gli dedicavano un silenzio compreso e un’attenzione spasmodica, e poi domande rispettose e precise, e alla fine un abbraccio caloroso ed entusiasta.

Qual era il segreto di questa sua capacità comunicativa? Lo stesso che ha fatto di lui lo scrittore italiano forse più amato della seconda metà del Novecento, un ingrediente che arricchiva i suoi libri, i suoi racconti, i suoi interventi pubblici, già di per sé densi di esperienza e profondi di umanità: l’autenticità. Mario Rigoni Stern si consegnava ai ragazzi, come – nelle sue pagine – ai lettori, con la ricchezza di un vissuto universale nella sua esemplarità, ma anche con la sincerità disarmante di un semplice e profondo ancoraggio alla vita, quand’era travolta dalle bufere della storia ma anche accarezzata dalle consuetudini della quotidianità. Non c’era in lui nessun tentativo di rendersi accattivante, nessuno sforzo di adeguarsi a qualcosa di diverso dalla sintonia con la natura e dall’autenticità della vita. Nessun impegno più importante che quello di testimoniare, raccontando.

Queste sono le qualità del vecchio scrittore che più e meglio conquistavano i ragazzi; le stesse qualità – fateci caso – che fanno anche di qualsiasi persona un buon educatore.

Sergio Frigo (giornalista)

23 febbraio 2010

 

INTRODUZIONE DEL LIBRO “IL SINDACALISTA E LO SCRITTORE” (Ed. LibeEtà dello Spi-Cgil)

 

MARIO RIGONI STERN, DUE ANNI DOPOultima modifica: 2010-06-16T01:40:00+02:00da sergiofrigo
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