STRAGE DI LAMPEDUSA: TROPPA INDIGNAZIONE A BUON MERCATO

lampedusa-vergogna.jpg“Vergogna” è stata la parola più gettonata oggi. Televisione, giornali, social network tracimavano di indignazione. Ma di cosa, esattamente, ci vergogniamo? O, meglio, di cosa invitiamo gli altri a vergognarsi?
A queste domande avrei voluto che fossero consacrati i minuti di silenzio dedicati, nelle scuole e nelle istituzioni, alla tragedia di Lampedusa.
Se avessimo riservato qualche istante del nostro tempo alla riflessione, invece che lasciarci trascinare dall’indignazione, spesso a buon mercato, forse avremmo dovuto darci delle risposte imbarazzanti.

LA COERENZA DEL PAPA CHE GRIDA VERGOGNA

PapaLampedusa.jpgIl copyright della vergogna spetta, com’è noto, a Papa Francesco, che non ha aspettato la strage per recarsi a Lampedusa a chiedere scusa ai caduti del mare. Ma dietro la sua invettiva, ribadita anche oggi da Assisi, c’è la condanna netta del primato della ricchezza e la visione coerente di un mondo felicemente più sobrio, oltre che la valorizzazione evangelica della povertà. La conseguenza più immediata di questa visione – etica e culturale, prima ancora che politica e religiosa – è il dovere dell’accoglienza e della condivisione. Accoglienza dei più poveri della terra, e condivisione con loro di quello che abbiamo.

MA CHI SEGUE IL SUO APPELLO ALLA SOLIDARIETA’ E ALLA CONDIVISIONE?

Ma è questa la visione del mondo che attuano, nei loro comportamenti quotidiani, tutti coloro che oggi hanno gridato “Vergogna”? O magari fra quelli che hanno alzato le loro urla contro i politici che lasciano morire la gente ci sono anche coloro che hanno appoggiato col loro voto governi che hanno introdotto il reato di immigrazione e norme che “sconsigliano” ai pescherecci di soccorrere le carrette del mare, nel mentre tagliavano pesantemente gli aiuti ai paesi poveri?
E non è che fra i commossi e gli indignati c’è anche qualche genitore che (da Napoli a Bassano, perchè la cattiveria non ha latitudine) toglie il proprio pargolo dalla scuola perchè in classe ci sono troppi immigrati, o qualche cittadino (cattolico, per giunta) che si solleva ogni volta che nel proprio quartiere si rischia di costruire alloggi a “rischio immigrato”?
Gli esempi potrebbero essere anche molti altri. E così pure le domande: vogliamo prendere atto che quelli di cui oggi piangiamo la morte, se fossero sopravvissuti al viaggio e li avessimo incontrati in giro per le nostre città li avremmo guardati con un misto di paura e di disprezzo? Era meglio prima, quando i dannati della terra finivano nelle carceri di Gheddafi, e morivano lontano dai nostri occhi? E ancora: siamo proprio sicuri (come si sostiene a sinistra) che sia la Bossi-Fini la causa di queste tragedie, oppure che essa sia stata in questi anni (come pretende la Lega) un’efficace barriera contro l’invasione dei clandestini?

OGNUNO DI NOI HA LA SUA PARTE DI RESPONSABILITA’ IN QUESTE STRAGI

Tutto questo per dire che di quello che è accaduto lampedusa.jpge accadrà nel Mediterraneo portiamo tutti un pezzetto di responsabilità. Che le decisioni o indecisioni della politica (italiana ed europea) sono frutto anche delle nostre contraddizioni. E che sarebbe molto meglio, invece di gridare vergogna, prendere atto che l’immigrazione è figlia, soprattutto, degli enormi squilibri nella ripartizione delle ricchezze e delle opportunità, di cui noi abitanti del Nord del mondo siamo ancora i beneficiari. E invece che lasciarci prendere da una sterile indignazione potremmo cominciare ad approfondire seriamente un problema che è tutt’altro che semplice, definire con precisione chi e quanti siamo disposti ad accogliere, e che cosa siamo disposti a “pagare” in prima persona per questo.
Potremmo anche decidere che non vogliamo pagare niente: ma allora dovremmo almeno smettere di indignarci per quei bambini portati via dalle onde.

STRAGE DI LAMPEDUSA: TROPPA INDIGNAZIONE A BUON MERCATOultima modifica: 2013-10-05T01:26:00+02:00da sergiofrigo
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