PERCHÈ IL CONCETTO DI FEMMINICIDIO DISTURBA TANTO GLI UOMINI?

Femminicidio.jpgGli uomini non vogliono sentir parlare di femminicidio. Mentre la questione della violenza sulle donne si sta imponendo all’attenzione dell’opinione pubblica, a seguito di numerosi eventi eclatanti che molte volte sfociano nell’uccisione di una donna da parte del proprio compagno, numerose prese di posizione – soprattutto (ma va!) – da parte maschile contestano l’esistenza di uno specifico di genere nel fenomeno e non vogliono sentire parlare di task force come quella proposta dalla Presidente della Camera Laura Boldrini e dalla ministra delle pari opportunità Josefa Idem, né di iniziative legislative ad hoc per fronteggiare il fenomeno.

 

LA SCUSA DELL’INATTENDIBILITÀ DELLE STATISTICHE

Alcune di queste prese di posizione maschili sono semplicemente becere, ma altre contengono considerazioni formalmente ineccepibili (vedi in fondo), che prendono le mosse dalle statistiche che non fanno registrare un sostanziale incremento nelle uccisioni di donne, e non segnalano – al loro interno – quanti di questi omicidi sono realmente compiuti da partner o familiari delle donne stesse.

Personalmente (per i miei rapporti diretti col Centro Donna di Padova) sono particolarmente sensibilizzato sulla questione, e qualche anno fa ho anche partecipato alla Campagna del Fiocco Bianco, la mobilitazione maschile contro la violenza sulle donne; certo ammetto che effettivamente è difficile trovare – in attesa di un’annunciata indagine dell’Istat – dati scientificamente inequivocabili sulla reale portata del fenomeno femminicidio: per stabilire ad esempio se l’uccisione di una donna è davvero stata provocata dal partner bisognerebbe attendere il completamento di tutti i gradi di giudizio.

DATI  INEQUIVOCABILI E RESPONSABILITÀ MASCHILI

Trovo però quanto meno inelegante (per usare un eufemismo) questo atteggiamento maschile che cerca di scrollarsi di dosso le proprie responsabilità di genere, che emergono con tutta evidenza dai pochi dati specifici disponibili e dall’esperienza quotidiana. È inequivocabile, ad esempio, che in tutte le società a commettere atti di violenza siano soprattutto i maschi, specialmente in giovane età; anche se è noto che essi si uccidono o si feriscono soprattutto fra di loro; ma è altrettanto inequivocabile che lo stesso non accade per le femmine, perché a uccidere o ferire le donne non sono altre donne, ma in prevalenza sono proprio i maschi. Mettiamola così: se per paradosso la società fosse solo femminile, molte meno donne morirebbero di morte violenta. E questo non dovrebbe spingere ogni maschio pensante a farsi carico in proprio della questione della componente violenta insita nel comportamento maschile?

CALANO GLI OMICIDI, MA NON QUELLI DELLE DONNE

E anche se davvero non c’è stata la recrudescenza di femminicidi di cui parlano i giornali, ad esempio, non sembra già tragicamente significativo di suo il fatto che in una ventina d’anni anni il numero complessivo di omicidi in Italia sia calato di quasi due terzi, mentre quello delle donne sia rimasto invariato? Se la mobilitazione dello Stato contro la criminalità organizzata, con leggi e iniziative ad hoc, ha dato risultati incoraggianti, dobbiamo accettare invece come un fatto endemico che ogni anno un centinaio di donne siano uccise dai propri compagni, e migliaia debbano soggiacere a violenze e persecuzioni? E noi maschi siamo legittimati, siccome queste cose sono sempre avvenute e all’estero sono anche più gravi, a pretendere che si accetti come normale tutto questo?

ALCUNE PROPOSTE

Da ultimo: perché opporsi al fatto che vengano attivate politiche specifiche che puntino a contrastare il fenomeno, contestando ad esempio rappresentazioni (penso alla pubblicità e a internet) che palesemente istigano alla sopraffazione della donna (altrimenti perché si farebbe tutto il can can che si fa sul velo islamico?)? Perchè non sostenere con decisione la realizzazione di case di fuga, che consentano alle donne che denunciano di sottrarsi alla convivenza e alla vendetta dei loro carnefici? E perché non prendere in considerazione – anzi: proporle noi maschi! – iniziative obbligatorie di recupero e rieducazione degli uomini violenti? E si potrebbe continuare con la formazione delle forze dell’ordine, che spesso sono totalmente impreparate di fronte alla denuncia di questi casi, e mandano le donne allo sbaraglio invece di tutelarle; o infine con la necessaria istituzione di un osservatorio nazionale, che faccia venire alla luce finalmente la vera portata del fenomeno.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/11/femminicidio-numeri-sono-tutti-sbagliati/590171/

http://www.ilpost.it/davidedeluca/2013/05/20/i-veri-numeri-sul-femminicidio/

Ma si legga anche http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/11/femminicidio-lettera-aperta-agli-scettici/590027/

PERCHÈ IL CONCETTO DI FEMMINICIDIO DISTURBA TANTO GLI UOMINI?ultima modifica: 2013-05-21T12:45:00+02:00da sergiofrigo
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