LO SCANDALO DELLA CARNE DI CAVALLO: QUELLA VOLTA CHE MI SONO SENTITO UN CANNIBALE

cavallo.jpgMa quante storie, verrebbe da dire, per un po’ di carne di cavallo nei ravioli! Qualcuno ha commentato che semmai quei prodotti alimentari dovrebbero costare di più, visto il prestigio di cui la carne equina gode da noi. Ma se noi italiani facciamo fatica a comprendere lo scandalo che è scoppiato a livello internazionale su questa vicenda, c’è un episodio capitato al sottoscritto che può aiutare a comprenderne meglio i contorni.

E’ accaduto una quindicina di anni fa, in occasione del mio primo viaggio oltre Oceano, in Canada per la precisione, a trovare gli anziani zii emigrati. Conoscendo la passione dello zio gli avevo comprato a Padova qualche etto di sfilacci, che è carne di cavallo affumicata e sminuzzata; e sapendo che potevano esserci dei problemi alla dogana, l’avevo fatta confezionare sotto vuoto, in una busta dunque completamente asettica.

 

QUELLA DISAVVENTURA A VANCOUVER…

Sull’aereo, prima dell’arrivo, le hostess hanno fatto girare un questionario sui prodotti che ognuno portava con sè, in cui era chiesto esplicitamente se avessimo della carne. Nonostante i consigli dei congiunti, ho risposto affermativamente, all’insegna della considerazione che se lo Stato (canadese) si fidava di me, io non potevo non fidarmi dello Stato; il quale mai ci avrebbe chiesto se avessimo della carne con noi se fosse stato proibito averne.

Invece, ahimè, all’aeroporto di Vancouver sono stato indirizzato, solo soletto, in uno sportello diverso da tutti gli altri, dove gli addetti hanno cominciato a interrogarmi come se avessi detto che avevo in validia della droga, invece che della carne. E il “bello” è venuto quando mi hanno chiesto di che tipo di carne si trattasse, e io ho risposto “horse”…

“Horse!!??!!”, ha ripetuto sbalordita e schifata la doganiera, lanciandomi uno sguardo come se si fosse ritrovata davanti un cannibale che le avesse appena risposto “carne umana”. Poi mi disse sprezzante che non avrei riavuto i miei sfilacci, che sarebbero stati mandati ad un inceneritore (oppure sepolti con tutti gli onori, non so) e mi fece capire che potevo considerarmi fortunato che mi lasciassero andare e non decidessero  piuttosto di impalarmi sul posto.

Ho capito allora che per quella signora, e in genere per i popoli di cultura anglo-sassone, l’idea di mangiare carne di cavallo è blasfema almeno quanto (per noi) quella di mangiarci l’amato Fido che ci scodinzola davanti e ci porta le ciabatte quando rientriamo a casa. E anche in Italia c’è una proposta di legge (proposta dall’ex sottosegretaria leghista Francesca Martini e appoggiata da Luca Zaia) per vietare la macellazione equina.

Io non ho nulla in contrario (sfilacci a parte…), anche se continuo a chiedermi perchè il cavallo no e il pollo, il manzo, il maiale, la trota invece si…

LO SCANDALO DELLA CARNE DI CAVALLO: QUELLA VOLTA CHE MI SONO SENTITO UN CANNIBALEultima modifica: 2013-02-19T17:05:10+01:00da sergiofrigo
Reposta per primo quest’articolo
Questa voce è stata pubblicata in costume e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a LO SCANDALO DELLA CARNE DI CAVALLO: QUELLA VOLTA CHE MI SONO SENTITO UN CANNIBALE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *