LA DOMANDA CRUCIALE PER IL SUCCESSODE DI RATZINGER: MA SERVE ANCORA LA RELIGIONE?

Papa, Ratzinger, Benedetto XVI, CHiesa, Fede, religione, Baumann, secolarizzazione, individuoMa non vi sembra che sul tappeto (logoro) della Chiesa ci sia qualcosa di più importante del “toto Papa”? E che anche l’elenco dei problemi che si troverà di fronte il successore di Ratzinger (celibato dei preti, contraccezione, collegialità, persino bio-etica) sia drammaticamente monco se non si cerca a monte una risposta alla angosciosa domanda di senso che investe l’uomo moderno e anche la Chiesa, anzi più in generale la religione e la fede?

La questione di fondo che si pone da qualche decennio, e che rischia di spazzare via ogni forma di religiosità autentica (non supportata – o stravolta – da rivendicazioni “politiche” in senso lato, come nel caso dell’Islam), è che cos’è una religione, e a cosa serva.

 

COSA DIVIDE I CREDENTI DAGLI AGNOSTICI

Ovviamente le molte possibili risposte divergono drasticamente a seconda se si è credenti oppure no. Schematizzando molto, nel primo caso possiamo dire che la religione è un supporto della Fede, che è di per sé una realtà: su cui si può ragionare a fondo, ma senza metterla davvero in discussione. Ma si tratta di una risposta che ovviamente non può soddisfare chi è convinto che Dio non esista, oppure che non possiamo dimostrarne l’esistenza.

LA FEDE COME ANTIDOTO ALLA DISPERAZIONE DELL’UOMO CHE SA DI DOVER MORIRE

A partire da questi assunti, dunque, da Freud a Baumann, passando per gli sviluppi vertiginosi della scienza (e per le riflessioni angosciose provocate dall’Olocausto) c’è un intero secolo di tentativi di risposta, che convergono su un punto: la religione, come l’arte o l’ideologia, è un tentativo di auto-consolazione dell’Uomo, unico essere del creato che sa – tragicamente – di essere individualmente destinato a morire; un’assicurazione della propria persistenza anche oltre la fine, in altre parole, basata sulla coscienza che se noi moriamo come singoli, la nostra specie continuerà; a questo Uomo disperato per la propria finitezza la religione ha garantito per millenni che esiste un Aldilà, e che lui potrà farne parte, ritrovandosi nella comunità degli eletti (anche l’arte e l’ideologia hanno avuto questa funzione di garanti della nostra persistenza, attraverso le nostre opere o il nostro progetto di società condiviso dai compagni di lotta e di vita).

MA L’UOMO MODERNO CONFIDA SOLO IN SE STESSO

Il problema è che dopo aver appreso tutto questo – grazie alle acquisizioni della psicoanalisi, della filosofia, della scienza – l’Uomo moderno si è ritrovato senza più niente in mano, privato delle sue certezze per quanto posticce, ricacciato nel suo guscio di individuo isolato e finito. La sua ricerca inesausta di senso, così, trova oggi solo risposte non solo limitate e parziali, ma addirittura fuorvianti: come l’enfasi sull’autorealizzazione individuale, qui e ora, sulla ricerca inesausta del piacere, sul rifiuto del limite, che hanno determinano una società profondamente diversa da quella del passato, e profondamente in contrasto con ogni visione comunitaria della vita stessa.

ANCHE LA CHIESA È LAMBITA DALL’INCERTEZZA

La stessa Fede dei credenti ne è sempre più lambita, ormai pervasa dall’incertezza, lacerata dalle contraddizioni fra un sistema di credenze millenarie e a tratti consunte, e un presente di acquisizioni frenetiche che mettono in discussione ogni cosa, e di fronte a cui la lezione della Chiesa (parlo della bioetica, soprattuto) appare drammaticamente inadeguata e in ritardo.

Tutto questo c’è a monte della secolarizzazione, che sta svuotando le chiese e i seminari, che sta riducendo il ricorso ai sacramenti a una pratica di sapore medievale, che ha trasformato il popolo dei credenti in una massa (sempre più esigua) di persone come le altre, che invece che testimoniare una Fede evidenziano incertezze, contraddizioni e contrasti reciproci; con differenziazioni geo-politico-culturali, oltretutto, sempre più difficili da riportare a unità (come prenderebbero, ad esempio, le masse cattoliche di Africa e Sud America la nomina di un Pontefice espressione delle solite élites europee, se non addirittura delle dinamiche curiali?).

LA SFIDA DEL FUTURO PAPA

Questo vero e proprio tsunami – che rischia di spazzare via un’istituzione millenaria, ma anche la nozione stessa di religiosità – dovrebbe essere affrontato dal prossimo Papa con la fragile navicella della Chiesa. Comprensibile che l’anziano e indebolito Benedetto XVI, che tutto questo ben conosce, abbia avvertito in tutto il suo peso il senso della sua inadeguatezza.

LA DOMANDA CRUCIALE PER IL SUCCESSODE DI RATZINGER: MA SERVE ANCORA LA RELIGIONE?ultima modifica: 2013-02-12T12:01:00+01:00da sergiofrigo
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