I “TEMPI STRANI” DI ILVO DIAMANTI: QUANDO NELLA TRASFORMAZIONE ANCHE LA GUIDA SI SMARRISCE

Srange.jpgQuando sul terreno cala una fitta nebbia, o un violento evento naturale ne cambia i connotati, anche alla guida più esperta può capitare di perdere l’orientamento. Le sue mappe, i suoi atlanti, la sua stessa bussola, si rivelano allora superati o inutilizzabili.

Mappe, atlanti, bussole sono i titoli sotto i quali Ilvo Diamanti raccoglie i suoi scritti giornalistici, con i quali cerca di capire dove sta andando la società italiana (e non solo), ed è lui, il sociologo e politologo vicentino, la guida che si è persa. Lo ammette lui stesso nell’ultimo libro – “Tempi strani – Un nuovo sillabario” (Ed. Feltrinelli, € 14) – che riprende e supera, fortunatamente, il precedente “Tempi tristi”, di tre anni fa;  un titolo che rimanda a una canzone di Battiato, a sua volta ispirata al film cult di Kathryn Bigelow “Strange Days”.

 

IL CAMBIAMENTO ACCELERA L’INVECCHIAMENTO MA NON SOFFOCA LA VOGLIA DI REAGIRE

Ilvo Diamanti, Tempi strani, Strange Days, cambiamento, trasformazione, spaesamento, futuroMa lo studioso non solo si è perso, travolto come tutti dalla rapidità del cambiamento sociale, politico, culturale; lui stesso confessa anche, ripetutamente, di sentirsi invecchiato: e a farsi sentire non sono tanto i sessant’anni appena compiuti (o un problema di salute felicemente superato), ma piuttosto proprio la difficoltà a tenersi al passo con i tempi, la fatica di mantenere il cervello – che si irrigidisce con l’età come capita a tutti i muscoli del corpo – perennemente elastico e reattivo, come richiedono questi tempi strani.

Non per questo Diamanti rinuncia a scavare, a capire, a reagire, a indignarsi, ben oltre dunque l’approccio asettico che ci si aspetterebbe da uno studioso. Il risultato è che questo libro è il più personale che abbia mai scritto, e anche, se non soprattutto, un’opera letteraria, a cui contribuisce anche il linguaggio, sempre più intimo, ma sempre scavato, cristallino; e il secondo risultato di questa fatica è che la sua lettura produce un forte sentimento di immedesimazione nel lettore: almeno in chi, come il sottoscritto, con Diamanti condivide, almeno in parte, l’età, il percorso politico-culturale, le macro-esperienze della quotidianità.

LO SPAESAMENTO INVESTE TUTTI NOI
Anche se guardandosi intorno l’impressione è che il senso di spaesamento che percorre queste pagine – organizzate in 36 argomenti disposti in ordine alfabetico, da “autobus” a “zone geopolitiche”, passando per bar, cibo, giovani, male, penultimi, studiate!, uscire di casa – coinvolga non solo i cinquanta-sessantenni di buone letture, spiccato senso civico e un’anacronistica passione per la politica, ma sia pane quotidiano di ognuno di noi. Noi che vediamo amici e congiunti perdere il lavoro (la sua “sparizione” – in senso reale e metaforico – è uno dei leit motive del libro); noi che non riusciamo più a cogliere il nesso fra economia e finanza, e fatichiamo ad accettare l’idea (mutuata dal compianto Edmondo Berselli, ripetutamente evocato) che «dobbiamo abituarci ad essere più poveri»; noi che assistiamo alla perdita di centralità del territorio, che era stato il faro della politica negli ultimi decenni; noi che registriamo sconcertati l’eclissi di ogni autorità, l’esaurirsi delle speranze dei giovani (e quindi anche il venir meno della consistenza del futuro), il dilagare di nuove tecnologie che ci aiutano a connetterci ma non certo a sentirci in compagnia.

MONTI E GRILLO, SIMMETRICI E COMPLEMENTARI

In questi “Tempi strani” cercano di sopravvivere i politici, orfani del berlusconismo che per un ventennio ha incarnato la politica fondata sulla personalizzazione, sul rapporto diretto leader-pubblico, sulla comunicazione e i sondaggi, e che si è scoperto improvvisamente “inattuale” a fronte dei mutamenti intervenuti nella società (assieme alle altre “vecchie” forze politiche, per la verità, che ne avevano mutuato i metodi). Ecco dunque emergere il nuovo – Monti e il suo governo dei tecnici e il Movimento di Beppe Grillo – che Diamanti considera simmetrici e complementari, in quanto incarnano due risposte parziali (il governo dei competenti e la richiesta di democrazia diretta) al malessere che affligge la politica e la “democrazia rappresentativa”.

MA SE IL FUTURO E’ INCERTO, POSSIAMO SCRIVERLO NOI
Dal canto suo Diamanti non si limita a cercare ancora ostinatamente di orientarsi/orientarci, ma prende posizione personalmente: «Non ho paura del futuro – scrive infatti – Perché se il futuro appare tanto incerto, significa che ancora non è stato scritto. E che è possibile scriverlo. Che è possibile cambiare. Che la storia non è finita. Dopo questi strani giorni, è possibile immaginare e preparare giorni diversi e migliori». Alla faccia dell’invecchiamento…

I “TEMPI STRANI” DI ILVO DIAMANTI: QUANDO NELLA TRASFORMAZIONE ANCHE LA GUIDA SI SMARRISCEultima modifica: 2012-11-05T11:58:00+01:00da sergiofrigo
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