GLI SCRITTORI DEL NORDEST, SEMPRE ALL’OPPOSIZIONE

Come ho anticipato nel post di ieri, sabato alle 11 a Pordenonelegge.it presentiamo le 11 antologie sulla letteratura del Veneto e del Fruli V.G. negli ultimi 150 anni. Oggi vi propongo un brano tratto dall’introduzione mia e di Francesco Jori. Le antologie, pubblicate dalla Biblioteca dell’Immagine, saranno presto in libreria a 14 euro l’una (l’immagine riproduce la pagina dedicata alla pubblicaione da Mattino-Nuova-Trubuna di ieri)

 

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Se è difficile individuare, dentro questo caleidoscopio, un filo rosso comune, si possono però cogliere tendenze, filoni, consonanze e dissonanze, a partire dallo stesso fenomeno di partenza, il Risorgimento, che qui trova uno dei suoi interpreti più elevati e consapevoli, Ippolito Nievo, ma anche le resistenze più tetragone e le critiche più severe.

Uno dei dati che accomuna gli scrittori e i poeti di questa terra, ad esempio, è il legame profondo col territorio che li ha espressi, e il tentativo ricorrente di dare un senso alla sua geografia, alle sue tradizioni, alla sua storia, che nei grandi (e non sono pochi) riesce ad assumere un valore universale: si veda la riflessione sulla natura e il modo in cui ci vive dentro l’uomo, che ha caratterizzato l’opera di Comisso, Rigoni Stern e Zanzotto.

Ma questo aspetto si coniuga con un altro dato, più evidente qui che in altre realtà italiane e solo apparentemente contraddittorio: le modalità prevalentemente critiche e a volte anche conflittuali con cui i letterati (e gli intellettuali in genere, da Parise, a Camon, a Trevisan, solo per citarne alcuni) affrontano il racconto e l’interpretazione della realtà in cui operano o da cui provengono: gli autori veneti degli ultimi 150 anni, per nostalgia o per… amore frustrato, sono tendenzialmente all’opposizione, o almeno in disparte, rispetto alle nuove strade che ha imboccato negli ultimi decenni la società veneta, ai nuovi valori che si è scelta, al modo in cui essa progetta – o lascia che si determini – il proprio futuro. Che ne sia causa o corollario, questo dato implica anche una certa difficoltà degli scrittori a fronteggiare la modernità, almeno nei suoi aspetti più concreti come i fenomeni economici e produttivi che si manifestano in buona parte di queste province a partire dalla fine dell’altro secolo: anche se va segnalato che si registra nell’ultima fase della letteratura veneta la vocazione ad analizzare gli esiti della modernità sul piano del costume o della vita di relazione (si vedano gli autori legati all’iniziativa della Mappa dei sentimenti), fino a eleggere il corpo a corpo col presente come elemento fondativo di una nuova poetica. Un dato che si riflette anche nel linguaggio: ha rilevato Cesare De Michelis che per la prima volta nella storia della nostra letteratura negli scrittori contemporanei la lingua scritta coincide con quella parlata.

Degli autori inseriti nelle antologie non vengono proposte (salvo alcune eccezioni giustificate dalla loro esemplarità) le pagine più note o più “belle”, ma quelle che meglio rispondono ai criteri appena elencati, cioè alla capacità di parlare della realtà del Veneto attraverso  i suoi paesaggi, le sue vicende umane, le sue tradizioni, le sue realizzazioni culturali ed economiche, in altre parole alla capacità di fare letteratura della propria concreta esperienza.

Alla fine di questo viaggio dovrebbe restare al lettore – almeno questo auspichiamo – la capacità di leggere con un occhio rinnovato dal confronto con lo sguardo dei poeti e degli scrittori la geografia fisica, umana e sociale in cui egli è immerso ma che essi hanno costantemente ridisegnato.

 

Sergio Frigo

Francesco Jori

GLI SCRITTORI DEL NORDEST, SEMPRE ALL’OPPOSIZIONEultima modifica: 2012-09-20T13:35:00+02:00da sergiofrigo
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