DISOCCUPAZIONE, SENZA LAVORO OLTRE UN GIOVANE SU TRE: RICCARDO DONADON E LA SCOMMESSA DELL’INNOVAZIONE

Il tasso di disoccupazione viaggia verso il 10%: a marzo ha raggiunto infatti il 9,8%, in rialzo di 0,2 punti percentuali su febbraio e di 1,7 punti su base annua. E’ il tasso più alto da gennaio 2004 (inizio serie storiche mensili). Lo rileva l’Istat (dati destagionalizzati e provvisori). Guardando le serie trimestrali é il più alto dal terzo trimestre 2000.

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a marzo è al 35,9%, in aumento di due punti percentuali su febbraio. E’ il tasso più alto dal gennaio 2004.
Quindi, risulta disoccupato oltre un giovane su tre.

Il ministro Passera ha costituito una task force per far decollare nuove imprese (start up) di cui fa parte il trevigiano Riccardo Donadon donadon.jpg, che ho intervistato nei giorni scorsi: la scommessa è di creare nuovi posti di lavoro a partire dalla creatività giovanile e dall’innovazione tecnologica, come Donadon è riuscito a fare prima con E-Tree e ora con H-Farm di cui ho già parlato qui.

come-nascono-le-nuove-imprese-creativita-innovazione-finanzi.html

ecco-come-l-innovazione-offre-delle-chances-ai-giovani-e-ci.html

Ma l’intervista all’imprenditore, che ho fatto nei giorni scorsi per il Gazzettino e che pubblico sotto, è interessante anche perchè apre nuovi scenari su come l’innovazione cambierà in profondita la vita quotidiana di tutti noi.

Riccardo Donadon: «È crollato un modello, serve un passo indietro per ripartire»«Nuove tecnologie, la rivoluzione è già qui»

Lo scout che sta esplorando da tempo i confini avanzati dove le idee più innovative diventano progetti, poi prodotti (o servizi) quindi imprese, è il 45enne trevigiano Riccardo Donadon, inventore di marchi che hanno segnato la storia del web in Italia come Mall Italy Lab, E-Tree, e ora H-Farm H-farm1.jpg(vedi foto), appena chiamato dal ministro Passera nella task force governativa per la creazione di nuove imprese digitali.
Parlare con Donadon significa illuminare un mondo soprattutto giovanile che brulica di idee e creatività, ma anche lanciare uno sguardo su quello che sarà il futuro prossimo di noi tutti, vocati o meno alle nuove tecnologie. «La rapidissima semplificazione delle tecnologie – dice – il fatto che attraverso i telefonini esse siano ormai alla portata di tutti, sta modificando in maniera drastica gli stessi modelli di business. E’ come una palla di neve che diventa una valanga, a partire soprattutto dalle nuove generazioni che con questi strumenti hanno una confidenza innata. Le imprese se ne sono rese conto, e si stanno attrezzando, perchè la tecnologia consente risparmi prima impensabili: parlo delle banche, i cui clienti sempre più spesso gestiscono i loro conti in rete piuttosto che recarsi nelle agenzie; parlo dei treni, con le prenotazioni via internet, o del calo di lavoro denunciato dalle tipografie, a causa del prevalere della comunicazione on line».
Quali sono i settori più soggetti all’innovazione?
«Vanno forte soprattutto l’e-commerce, cioè il commercio on line, e l’i-Care, cioè la possibilità di auto-monitorare la propria salute e di registrare tempestivamente le anomalie. Ma una vera e propria rivoluzione, che esploderà entro un paio d’anni, riguarderà i sistemi di pagamento: gran parte delle transazioni potranno essere fatte col telefonino, e questo avrà altre conseguenze significative: i negozi ad esempio, se noi glielo consentiremo, avranno delle informazioni sulle nostre preferenze che consentirà loro di servirci meglio».
Gli incubatori d’impresa cercano di intercettare questa domanda promuovendo nuove start-up. Com’è è messo il Nordest?
«É messo molto bene, direi, è fra le 5-6 regioni italiane messe meglio. Ci siamo noi di H-Farm, che essendo partiti per primi siamo avanti negli investimenti e godiamo di una certa visibilità. Ma c’è anche l’M31 di Padova, una bellissima realtà che si è specializzata nell’hardware; e c’è il vega.jpgVega, dove Vianello sta facendo ottime cose, avviando ben 20 nuove imprese a partire dal 2 maggio».
Cosa direbbe ai giovani, che costituiscono la quota maggiore dei disoccupati e sono preda del pessimismo?
«I pessimisti, più che i ventenni, sono i trentenni, che a volte si danno degli alibi per non gettarsi in questi settori. A loro direi che oggi, grazie a Internet, hanno delle opportunità mai viste prima; spetta a loro sfruttarle, il mercato c’è: in Italia calano tutti i consumi meno quelli tecnologici, ci sono 58 smartphone ogni 100 persone e siamo uno dei paesi al mondo con la maggior copertura di internet».
Parole ottimistiche le sue, nonostante tutto…
«Le crisi ci sono sempre state, anche se questa ha dimensioni imponenti e sta comportando il crollo di un modello sociale. A differenza del passato, dunque, stavolta non sarà possibile ripartire da quel modello, ma bisognerà essere capaci di resettare tutto e fare un passo indietro per ripartire. Ma sono convinto che gli italiani, e i veneti in primis, siano capaci di fare cose meravigliose. E che tutti preferiranno darsi da fare piuttosto che crollare».
Come procede la collaborazione col ministro Passera?
«Stiamo cercando di fornirgli in tempi rapidissimi una lista di una decina di cose da fare, da inserire nel decreto per l’incentivazione delle nuove imprese che sarà varato a giugno: si cercherà soprattutto di creare condizioni favorevoli, ad esempio con sgravi fiscali, anche perchè di soldi non ce ne sono».
 
   
   
 
 
 
DISOCCUPAZIONE, SENZA LAVORO OLTRE UN GIOVANE SU TRE: RICCARDO DONADON E LA SCOMMESSA DELL’INNOVAZIONEultima modifica: 2012-05-02T16:11:00+02:00da sergiofrigo
Reposta per primo quest’articolo
Questa voce è stata pubblicata in economia, tecnologia e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a DISOCCUPAZIONE, SENZA LAVORO OLTRE UN GIOVANE SU TRE: RICCARDO DONADON E LA SCOMMESSA DELL’INNOVAZIONE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *