I NO TAV, LA VIOLENZA E IL CONFRONTO FRA LE ISTANZE COLLETTIVE E LE RESISTENZE DELLE COMUNITÀ LOCALI

Notav.jpgCom’era prevedibile, dopo gli incidenti di domenica la discussione sulla mobilitazione contro la Tav in val di Susa si è concentrata più che sui contenuti sulle modalità di lotta. Sul ricorso alla violenza segnalo questa riflessione del direttore di Libera Jacopo Venier. Non mi convince molto, anche se la trovo ben argomentata, e trovo che ponga alcune domande corrette sulle situazioni in cui può o non puo’ essere legittimo il ricorso alla violenza, e su chi le definisce. Ma non pone tutte le domande. Ad esempio: come la mettiamo col fatto che quattro diversi governi legittimamente eletti hanno detto sì all’opera? Il rispetto delle loro decisioni è una mera questione di astratta legalità, oppure di rispetto della volontà di una comunità nazionale?

MA SE LA MAGGIORANZA DEL PAESE VUOLE IL TRENO VELOCE?

Perché questo mi sembra un altro punto: la gente ha bisogno (o piacere, fate voi) di muoversi con rapidità e comodità, e questo indubbiamente i nuovi treni lo garantiscono, oltre a costituire una validissima alternativa al trasporto su ruota (e comunque le strade bisogna farle) o via aereo. Questo discorso si potrebbe tranquillamente allargare: chi si mobilita contro l’installazione di un ripetitore, sarebbe disponibile rinunciare al telefonino o al televisore? E chi non vuole discariche, inceneritori etc, cosa pensa che si dovrebbe fare dei suoi rifiuti? Stesso discorso per l’energia, o per le strade, o per qualsiasi infrastruttura che risponde alle esigenze della collettività tutta ma inevitabilmente peggiora la qualità della vita delle singole comunità. E a questo proposito: a quale livello devono essere prese le decisioni di interesse collettivo? Quanto potere di interdizione va lasciato alle comunità locali (e, perché no? magari ai singoli individui?) E se, per paradosso, un territorio che possiede in esclusiva delle sorgenti decidesse di tenersi la propria acqua, e di cederla all’esterno solo a caro prezzo?

LA FRAMMENTAZIONE DEL SENSO DI COMUNITÀ NAZIONALE

Io apprezzo la voglia di partecipazione, di decidere in prima persona, che pervade la società italiana, testimoniata dalle ultime consultazioni elettorali; ci vedo però spesso dentro una grossa difficoltà a conciliare questo protagonismo con le esigenze più ampie, della collettività. In questa frammentazione di ogni istanza collettiva vediamo solo le nostre priorità, che diventano totalmente irrinunciabili (fino a ipotizzarne una difesa violenta);  e ogni progetto comune che ci interpelli come comunità nazionale, ad esempio, diventa totalmente irrilevante. Anche questo c’è, a mio parere, dietro le mobilitazioni di questi giorni.

http://www.jacopovenier.it/2011/07/violenza-e-politica-basta-ipocrisie-e-stanche-commedie/

I NO TAV, LA VIOLENZA E IL CONFRONTO FRA LE ISTANZE COLLETTIVE E LE RESISTENZE DELLE COMUNITÀ LOCALIultima modifica: 2011-07-05T10:29:00+02:00da sergiofrigo
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