IL BAGNO NEL GARDA E LE SOSPETTE ROTONDITA’ DI FLAVIO TOSI

Tosigarda.jpgEbbene, lo confesso, sono un bel po’ di anni che non mi perdo il servizio televisivo di inizio d’anno sugli ibernisti del Garda, cioè quei signori che scelgono il Capodanno per fare il bagno nelle acque gelide del lago. Nel passato il Tg veneto ci documentava piuttosto sull’analogo bagno che si faceva al Lido di Venezia, dove i coraggiosi sono parecchi di più, ma da qualche anno ha scelto il Garda perché (ubi maior) a tuffarsi lì c’è anche il sindaco di Verona Flavio Tosi.

Sulla vocazione di Tosi e degli altri amministratori leghisti a presentarsi ai loro elettori in pose gladiatorie ho scritto qualcosa nel mio libro “Caro Zaia…”, che vi aggiungo sotto.

Qui vorrei però segnalare un’altra considerazione, da attento osservatore delle cose leghiste: di anno in anno registro un progressivo… irrobustimento delle forme del sindaco più verde d’Italia. Escludendo complicazioni “interessanti”, direi che l’evoluzione fisica di Tosi corrisponde al suo rafforzamento sulla scena politica ed economica e nel partito, che l’ha fatto diventare il vero e ingombrante alter ego di un Luca Zaia invece piuttosto appesantito dall’esercizio del potere, dalle mediazioni dentro e fuori la Giunta e il Carroccio, e soprattutto dalla gestione degli infiniti guai che gli sono capitati addosso nei suoi pochi mesi da presidente (dai buchi economici, alle olimpiadi mancate, all’alluvione: a proposito, ricordate la preferenza di Napoleone per i generali fortunati?); oltre che il candidato naturale alla successione di Gian Paolo Gobbo alla segreteria, Bossi permettendo.

Detto questo, solo un consiglio amichevole al roccioso Flavio Tosi: attento, che dall’irrobustimento all’arrotondamento il passo è breve, è una strada che hanno già compiuto generazioni di politici mangioni nel passato, ma su questo la base leghista è decisamente meno tollerante di quella democristiana: di Gobbo ne accetta solo uno alla volta.

 

FLAVIO TOSI E GLI ALTRI *

Se torniamo a Tosi e alla sua immagine pubblica saltano subito all’occhio la sua barba non rasata e la sua antipatia per la cravatta, un po’ all’Ahmadinejad di Verona. Il messaggio è semplice: io sono terra terra, sono parte del popolo e non ho nulla a che vedere con la casta dei politici cravattoni e faccendieri che si presentano bene per fregarci meglio. Stesso discorso per il suo rifiuto dell’auto blu, o per l’abitudine a ricevere la gente (quand’era assessore regionale alla sanità) in un bar di Verona, o a fissare i primi appuntamenti alle 7 del mattino, e gli ultimi all’una di notte. È come dire al suo popolo: non mi sono mica montato la testa perché sono diventato potente; so che non avete tempo da perdere, e che sareste a disagio nei palazzi del potere, per cui mi metto al vostro livello, raccolgo le vostre richieste e assicuro risposte concrete e in tempo reale.

Tosi poi è anche il sindaco che costringe i poteri forti veronesi (categorie economiche, banche) a venire a patti con lui: si vedano i minuetti con Paolo Biasi di Cariverona sulla ricapitalizzazione di Unicredit; poteri forti che certo si sentivano più a loro agio col suo predecessore ulivista (e già democristiano) Paolo Zanotto: un altro paradosso – non trova? -che a essere considerati alleati dei potentati economici siano gli esponenti dei partiti che hanno nel loro dna il solidarismo cristiano o la lotta di classe? D’altra parte non è più tanto raro nelle aziende del Nord che il titolare voti per il centro-sinistra e i dipendenti invece per la Lega o Berlusconi.

Ma dove Tosi e gli altri danno il “meglio” di sé è nel cavalcare il problema della sicurezza, che invece non viene percepito nella sua ruvida sostanza dai ceti più benestanti, che possono confidare più delle classi deboli sulla protezione delle leggi, sulla tranquillità dei quartieri in cui vivono, eventualmente sui sofisticati sistemi di sicurezza delle loro case. Ai propri rappresentanti politici, in primis alle figure monocratiche come i sindaci, il cittadino qualunque (spesso spaventato dall’enfasi dei media sulla criminalità) chiede di essere i paladini della comunità, e di mettere in atto tutte le misure necessarie affinché la sua vita possa scorrere al sicuro dai pericoli di varia natura che via via si presentano, e ultimamente soprattutto dall’attacco della criminalità straniera. Chi – come i vostri amministratori – persegue la tolleranza zero nei confronti di chi sgarra, per essere credibile deve mostrare in prima persona decisione e vigore, e magari anche una muscolare predisposizione per le maniere spicce e le decisioni spiazzanti: non sono tempi di complicazioni garantiste o di distinguo buonisti, ma di semplificazioni draconiane e di scelte drastiche, che non a caso sono una delle principali ragioni del successo dei “sindaci sceriffi”.

Forse per questo uno come Flavio Tosi, a cui difetta un po’ il phisique du role, rinforza il suo lato macho andandosene in giro (qualche anno fa) con un tigrotto al guinzaglio, lasciando credere che si trattasse del “leon che magna el teròn”, oppure sorbendosi tutti i Capodanni un tuffo nelle gelide acque del Lago di Garda assieme agli ibernisti, o ancora facendo sapere – en passant – di girare armato. Anche la condanna per razzismo, frutto delle sue campagne contro gli zingari, in questo quadro finisce così per rovesciarsi in positivo, come un’estrema assunzione di responsabilità in difesa dei suoi concittadini, persino in sprezzo della legge. E forse per questo la presidente della Provincia di Venezia Francesca Zaccariotto lo scorso anno ha cominciato la sua campagna elettorale contro il presidente uscente del Pd, Davide Zoggia, immergendosi nella vasca degli squali, a Jesolo. Mentre lei, caro Zaia, ama farsi vedere mentre corre le campestri, oppure monta fieramente a cavallo. Tutto questo fa immagine, fa audience, e soprattutto trasmette emozioni forti ai vostri sostenitori, altra componente essenziale della leadership: che si nutre poi di proclami bellicosi e decisioni spiazzanti, che confermano il vostro essere fuori dal coro.

* da “Caro Zaia vorrei essere leghista ma proprio non ci riesco” (Ed. Biblioteca dell”Immagine)

IL BAGNO NEL GARDA E LE SOSPETTE ROTONDITA’ DI FLAVIO TOSIultima modifica: 2011-01-05T12:28:26+01:00da sergiofrigo
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