IL RICORDO DI DANILO POLATO, DUE COMMENTI DI PIACENTINI E FRANCO

 

Polato.jpgMi ha fatto piacere che il ricordo di Danilo Polato tratteggiato qui nei giorni scorsi sia stato apprezzato da alcune persone che gli sono state vicine. Pubblico un paio di commenti che mi sono stati trasmessi, che puntano in particolare sulla trasmissione della memoria, di cui abbiamo la responsabilità non solo per l’omaggio dovuto a chi non c’è più, ma come contributo per vivere meglio il presente e affrontare il futuro.

 

Caro Sergio,

Bel ricordo , hai sintetizzato un aspetto di Danilo che molti hanno compreso e conosciuto.

Dobbiamo riconoscere che ciò che davamo per scontato, in particolare la trasmissione  “automatica” della memoria e con essa dei valori , non è avvenuta , dobbiamo per questo, se vogliamo rendere omaggio a compagni come Danilo, perseverare e non perdere la speranza.

Ciao.

Franco Piacentini

 

 

Caro Sergio,

il tuo ricordo di Polato mi ha emozionato. La nostalgia di chi l’ha conosciuto è un sentimento, un dono che non puo avere alcuna pretesa utilitaristica perchè sta su un piano diverso. Eppure essa dice pur qualcosa di quali durevoli emozioni può essere capace la buona politica. E le emozioni non sono altro dalla politica.
Sperando di incontrarci presto, ti giro il mio ricordo di Danilo

Roberto Franco

L’eredità di Danilo Polato

Martedì scorso, al Teatro Ruzzante di Via del Padovanino, luogo storico di assemblee e congressi sindacali i lavoratori e i pensionati padovani, i compagni e amici del sindacato confederale e del volontariato sociale hanno salutato Danilo Polato, dirigente della CGIL provinciale negli anni ’70 e ’80, costruttore e dirigente dell’Auser dalla seconda metà degli anni ’90 a qualche settimana fa.

Come sindacalista Danilo Polato si è conquistato, con la sua appassionata e intelligente opera, stima e affetti di migliaia di lavoratori e pensionati padovani. Per una semplice ragione: la sua vicenda personale e sindacale si è saldamente intrecciata, per oltre trent’anni, con quella del mondo del lavoro padovano e dei suoi protagonisti. Ma a Polato, alla guida della CGIL, hanno manifestato significativo e meritato rispetto, le istituzioni e componenti importanti della società patavina. A testimoniarlo con parole sincere di amicizia e stima, martedì mattino al Ruzzante e il pomeriggio al cimitero di Piove, due sindaci appartenenti a due schieramenti politici: Flavio Zanonato, sindaco di Padova, del centro sinistra e Sandro Marcolin, sindaco di Piove di Sacco, del centro-destra. Egli ha rappresentato per tante persone, non solo per i lavoratori e i pensionati iscritti al sindacato confederale, un dirigente onesto e giusto, in grado di comprendere e farsi carico delle ragioni anche di chi gli era leale controparte. Proprio sul piano sindacale, Polato ha sempre sostenuto che per fare contratti, in grado di tutelare e fare avanzare i diritti dei lavoratori, bisognava comprendere anche le ragioni degli imprenditori coinvolti.

Capiterà al sindacato confederale e al volontariato sociale padovani di fare i conti con il peso della sua eredità, con il carico di una gestione autorevole e prestigiosa. I gruppi dirigenti di oggi stanno svolgendo il loro ruolo in modi diversi. E Polato lo riteneva giusto. Neanche a lui si chiese di dirigere la Camera del Lavoro di Padova esattamente come avevano fatto Facchinelli, Nalesso, Pannocchia, Tessari, Cortellazzo e Turra, i suoi predecessori. Per Polato non cerano modelli da imitare ma alcuni principi insopprimibili del modo di essere del sindacato confederale, parte fondamentale della storia della CGIL.

Pensiamo al grande, inestimabile, valore dell’unità sindacale e del pluralismo che la caratterizza. Un idea che Polato ha sostenuto e costruito dentro la CGIL e nei rapporti con CISL e UIL. Unità intesa come valore, conquista per tutto il mondo del lavoro, tutt’altro dalla pura convenienza tattica o strumentale. Un messaggio politico ed ideale, la ricerca di un anticorpo capace di tutelare il mondo del lavoro dai rischi della frantumazione e della disarticolazione corporativa.

Un sindacato unitario che in un rapporto autenticamente democratico con tutti i lavoratori è impegnato a leggere e studiare i cambiamenti in atto nei processi produttivi ed economici. “.. lo sviluppo della scienza, delle ricerche e delle tecnologie, ..l’accrescimento di nuove energie e l’impatto di questi profondi cambiamenti nel modo di fare, di lavorare e di vivere nei luoghi di lavoro e nella società ci deve vedere dentro i processi e non attestati a difesa di trincee superate.” Cambiamenti da governare, affinché evolvano verso “una piena e buona occupazione”. E’ un “messaggio” di Danilo Polato del 1983 ma che si proietta con tutta la sua attualità ai nostri giorni. Ponendo il lavoro e il suo valore come misura del presente e del futuro e le organizzazioni che lo rappresentano come attori sociali fondamentali. E che carica di nuove responsabilità il gruppo dirigente del sindacato confederale ma anche la classe imprenditoriale e politica. In questo contesto, vale ricordare l’esperienza che qualche anno prima vide protagonista Polato, come segretario della FIOM, nella conduzione di crisi aziendali che sfociarono nella costituzione di cooperative di produzione e lavoro come risposta alla “fuga” degli imprenditori dalle proprie aziende.

Un’esperienza di democrazia industriale sviluppata anche in un nuovo rapporto tra sindacato, operai, impiegati, tecnici, quadri e dirigenti aziendali. Unificando il mondo del lavoro e conquistando nel territorio il sostegno attivo delle istituzioni.

Idee ed esperienze di un sindacalista dalla “vista lunga” che si coniugavano con la consapevolezza che il ruolo del sindacato non è confinato nel luogo di lavoro ma va speso e investito per “cambiare la società”, per ottenere risposte di governo alle domande di libertà, giustizia sociale ed eguaglianza espresse dal mondo del lavoro e dalla società civile.

Dopo aver lasciato l’impegno diretto nel sindacato, Polato non ha “pensionato” la sua passione sociale. Ha costruito e diretto l’Auser, rilanciando il suo obiettivo di “cambiare la società”, con il concorso, nelle nostre comunità territoriali, della risorsa del volontariato sociale ed in particolare di quella sua componente impegnata nel promuovere l’invecchiamento attivo degli anziani e la crescita del loro ruolo. Per non disperdere le nostre esperienze, le nostre storie, sosteneva Polato, e costruire un futuro degno alle nuove generazioni. In questa sua ultima fatica, ancora una volta, colpiva il suo entusiasmo la sua curiosità di conoscere, di approfondire, di fare cultura. Anche su questa sua nuova frontiera coinvolgendo e ricercando il rapporto con i pensionati e i volontari e privilegiando il lavoro di squadra. Non a caso chiamando a raccolta tutti i suoi vecchi compagni della segreteria camerale.

Nel volontariato e nel sindacato Polato c’è stato con una “fede laica”, convinto però che una nuova società di uomini giusti e liberi poteva essere illuminata dalla luce dell’ispirazione cristiana che caratterizzava l’impegno sociale di importanti componenti del cattolicesimo italiano: quella della CISL ma anche quelle delle Acli e delle Pastorali del Lavoro con cui aveva lavorato. Dobbiamo a questa sua convinzione e al suo lavoro se si sono abbattuti nel tempo da una parte e dall’altra pregiudizi anacronistici e si sono intraprese strade unitarie.

I lavoratori e i pensionati padovani conoscevano Danilo Polato e di lui si sono sempre fidati, gli hanno riconosciuto di fatto il ruolo di loro rappresentante e dirigente.

Danilo Polato ci ha lasciato ma per quanto lontano sia andato non si separa da noi con la sua lezione di vita.

Roberto Franco

IL RICORDO DI DANILO POLATO, DUE COMMENTI DI PIACENTINI E FRANCOultima modifica: 2010-12-24T11:03:38+01:00da sergiofrigo
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