A SCUOLA DA SOLI? ADESSO NON PIU’. MA ERA MEGLIO PRIMA?

Heidi.jpgHo letto nei giorni scorsi sul Piccolo di Trieste una notizia che mi ha riportato all’infanzia, ma per segnalarmi quanto è lontana.

Dunque io provengo, come alcuni di voi sanno, da un piccolo paese, Canove, sull’Altopiano dei Sette Comuni. Più o meno come Heidi, sono nato e ho vissuto i miei primi sette anni in una contrada isolata, lontana oltre un chilometro dal paese. Quando ho cominciato a frequentare la prima elementare, dopo un primo periodo di “rodaggio”, ho imparato ad andare e tornare da scuola da solo.

Ora accade a Buja, paesino a nord di Udine, che ci sia una famiglia con un bambino di nove anni (non sei, come me all’epoca) che risiede a duecento metri dalla scuola elementare, e che ritiene di potergli far compiere il breve tragitto da solo. Si è aperto però un contenzioso con la direzione scolastica (“Se gli succede qualcosa la responsabilità è nostra”, dice la scuola), non è stato possibile trovare un accordo, la questione è passata ai giudici, che alla fine hanno dato torto ai genitori, ingiungendo loro non solo di accompagnare e prelevare il bambino, ma anche di pagare le spese processuali.

 

 

IL SEGNO DEL CAMBIAMENTO

È una notizia che ci dice quanto sono cambiate le cose in poco più di quarant’anni. Ci dice, ad esempio, che al tempo si pensava che un bambino potesse cavarsela da solo molto presto: oggi invece si tende a pensare che egli possa cominciare ad andare a scuola autonomamente solo quando è in grado di guidare la macchina… Ci dice anche che pensiamo di vivere (e magari è anche vero) in un mondo molto più pericoloso che nel passato. Ci dice soprattutto che con la lacerazione delle reti di relazione è venuto meno il controllo sociale, che tacitamente rassicurava le famiglie  sulla sicurezza dei loro figli (oltre a vigilare in maniera occhiuta sul comportamento di tutti i membri della comunità).

Un altro ricordo personale mi riporta a un pomeriggio di tre o quattro anni dopo, quando con alcuni amici tornando da scuola abbiamo raccolto degli stecchi e li abbiamo accesi con un fiammifero, mimando di fumare una sigaretta. Dieci minuti dopo, arrivando a casa, ho trovato mia madre arrabbiata che mi ha sibilato: “Te ghe fumà!!!”

 

IL CONFLITTO TRA APPARTENENZA E AUTONOMIA INDIVIDUALE

Non ho mai saputo che glielo avesse detto, all’epoca avrei voluto strozzarlo. Ma nelle comunità locali funzionava così, nel bene e nel male. Oggi anche nei paesi vivono a cinquanta metri di distanza persone che neppure si conoscono, e se qualcuno vede un ragazzo che combina qualche guaio, gira la testa dall’altra parte, sempre che non faccia danni “sul suo”.

Certamente non mi piacerebbe tornare a quel modello di vita, ma mi chiedo se tra il ferreo controllo sociale e l’assoluta mancanza di autonomia dell’epoca, e la libertà totale e l’indifferenza odierne, non sia possibile trovare un equilibrio intermedio.

E mi chiedo anche se coloro che predicano a ogni momento il ripristino delle tradizioni e l’appartenenza alla comunità territoriale, si rendano conto di quanto tutto questo finirebbe per incidere sulla loro stessa libertà e autonomia individuale. E se sarebbero disposti a pagare questo prezzo.

 

 

A SCUOLA DA SOLI? ADESSO NON PIU’. MA ERA MEGLIO PRIMA?ultima modifica: 2010-11-01T01:05:00+01:00da sergiofrigo
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