GIULIANO ZOSO STRONCA IL MIO LIBRO

Vicenza.jpgCon Giuliano Zoso e Gigi Copiello, moderati dal direttore del Giornale di Vicenza Ario Gervasutti, venerdì sera alla Libreria Galla di Vicenza abbiano discusso del mio libro “Caro Zaia vorrei essere leghista ma proprio non ci riesco”.

Dibattito serrato e vivacissimo, al quale sono intervenuti anche alcuni esponenti della Lega, come Davide Lovat, e degli autonomisti, come Ettore Beggiato, presente anche il maestro Bepi De Marzi, Gianni Rolando e altri esponenti politici. A movimentare le acque ci ha pensato però soprattutto l’ex sottosegretario Zoso, che ha proposto una lettura molto particolare del libro, anzi una vera e propria stroncatura, come potete leggere di seguito.

Mi riservo di controbattere successivamente.

Caro Sergio,

questo è quello che ho detto e che avrei voluto dirti alla presentazione del tuo libro, ieri sera, alla Libreria Galla di Vicenza, liberissimo, se vuoi, di metterlo nel tuo Blog.

La tua è la simpatica esposizione di una sostanziale frustrazione. Che è, per altro, ben consolidata nella società italiana. La frustrazione dei “filosofi” non ascoltati dal sovrano, che in questo caso è il popolo.

Ma come, siamo più colti, più preparati, più intelligenti, i nostri valori sono i più puri interpreti del meglio che la nostra millenaria civiltà abbia prodotto, sono, e questa è in parte una novità, la sintesi di cristianesimo e marxismo, e, guarda qua, il sovrano non ci bada. E’ incolto, teledipendente, abbrutito dal benessere e dai suoi luccicori: ci snobba.

E noi, dite voi, rimaniamo lì con il nostro armamentario di idee e di capacità, inutilizzati. Potremmo assicurare una superiore felicità, ma il sovrano neanche ci bada. Vota Lega, partito xenofobo, populista, demagogico. Non dite: che schifo! solo perché non è politicamente corretto, ma lo pensate.

E allora, per non buttarvi dal ponte, dovete cercarvi un alibi. Sì, la Lega raccoglie i voti degli imprenditori rampanti, piccoli, famelici ed evasori. Bene, ma quanti sono? Dei destrorsi delusi da An e dal suo Capo diventato di sinistra. Bene, ma quanti sono? Degli xenofobi. Ma quanti possono essere in una Regione che ha il più alto tasso di associazionismo solidale? Solidale, dico, non tirarmi in ballo le bocciofile!

Allora vi inventate i “bianchi poveri” (poveri economicamente, ma anche di cultura e di relazioni). Questi dite, dici, sono il serbatoio della Lega, questi sono i suoi elettori.

Per la verità non sono tanti neanche questi, una famiglia su 10 (Istat), ma sono quelli che vi hanno tradito. Sono quelli che hanno cambiato campo. Sono loro a fare la differenza. Essi vi hanno tradito e voi, giustamente, vi sentite traditi. E tu lo dici: “Certo, soprattutto nella nostra provincia ci sono sempre stati i poveri che nei momenti decisivi tradivano gli intellettuali, magari nel nome dell’anticomunismo o dell’appartenenza religiosa”.

Mi sarebbe troppo facile osservare che è grazie a questo tradimento, tradimento di massa, per altro, che in questo nostro Paese abbiamo salvato la democrazia, essendosi dimostrati, i “bianchi poveri”, molti di più che non adesso, assai più saggi, prudenti, avvertiti e lungimiranti degli intellettuali che magari erano usciti, “emancipandosi”, dalle loro file.

Mi interessa di più, invece, rintracciare in questa idea un tal quale determinismo socio-politico che risente di una precisa ideologia che, sconfitta dalla storia, è rimasta piantata nel nostro subconscio, ancorché sia priva, ormai, di ogni forza esplicativa. Una concezione solennemente, statisticamente sbagliata, come dimostra la storia dei Paesi di più antica e solida democrazia, dove mai mise piede.

Qui in Italia tale idea ha dominato, anche se era, pur da noi, “statisticamente” sbagliata. Dove li metti i tanti piccoli e medi imprenditori che in Emilia-Romagna e Umbria e Toscana votavano Pci? Non votavano anche loro per il “nemico di classe”?

In più, da noi, tale idea fu più perniciosa perché si combinava nefastamente con un’altra. Da Machiavelli in poi, quindi assai prima di Marx e di Lenin, ci siamo rassegnati all’idea che l’innovazione è possibile solo quando un principe, il Valentino o un Partito, prende in mano la situazione. Gira e rigira, Machiavelli e Gramsci non sono poi così lontani.

E si dice, anche tu lo lasci intendere: se i pochi hanno fatto la Rivoluzione, hanno fatto il Risorgimento, hanno fatto la Resistenza, perché i pochi non possono ancor oggi prendere in mano le redini, guidare il processo storico, condurre il popolo alla sua felicità?

Ti rispondo: è la democrazia, bellezza! L’inciampo è la democrazia. Tu dici anche, con grande sincerità, che a volte vi vien la tentazione, a voi intellettuali, di pensare: un po’ di educazione civica, perbacco, prima di poter votare!

Anche perché, sempre tu, sostieni che la Lega, pur senza intellettuali, ha “leghizzato” la società, è riuscita a permeare con le sue idee persino gli amministratori “democratici”, persino i cigiellini.

No, Sergio. Forse è vero il contrario. La Lega riesce a intercettare solo una parte, neanche tanto consistente, del suo potenziale elettorato, specie qui, in Veneto, dove è nata.

E non è per le televisioni di Berlusconi che si è creato l’humus, credimi. La Lega è nata prima, come domanda politica. Le tv berlusconiane (ma se non fosse stato lui, sarebbe arrivato qualcun altro) hanno, con l’aiuto della Rai, concimato il terreno, questo sì. E tu, nel libro, fai una giusta requisitoria contro l’influsso nefasto delle trasmissioni televisive.

Mi chiedo: ma non sono stati i progressisti, i radical-chic, a demonizzare la funzione educativa della Rai di Bernabei? A chiedere assoluta libertà. Non siete stati voi intellettuali a chiedere di abbattere ogni steccato, di abolire ogni proibizione? Rai Trade sta pubblicando in questi mesi i DVD dei grandi sceneggiati proposti dalla Rai negli anni che furono, gli sceneggiati attraverso cui il grande pubblico è venuto a contatto con i grandi classici della letteratura europea. E dal video al libro il passo è breve. Tutto abbandonato, perché andava abolito ogni fine educativo. E così adesso vi tenete Berlusconi e la Rai che lo scimmiotta.

E ora abbiamo la Tv più scollacciata, sciatta, becera d’Europa, in cui la trasmissione cult, da cui tutte le altre hanno imparato, era quella di Biscardi: la rissa al potere. Una Tv in cui un ex presidente del Consiglio manda a farsi fottere un collega giornalista. Arridatece Zatterin, verrebbe da dire!

Sì, è vero, la società si è incattivita. Poiché è il video che dà rinomanza, fama, potere, soldi e quella notorietà che serve (anche) per farsi eleggere, occorre bucare il video. E lo si fa con la rissa, alzando la voce, sparandole grosse, più grosse degli altri, e offendendo. Diventando, cioè, personaggi televisivi. E qua, a essere sinceri, la Lega non è sola e neppure ha la supremazia.

La novità vera, però, è un’altra. Non sono i decibel e neppure gli insulti, la novità. La novità vera è che nella cosiddetta II Repubblica a litigare è sia la destra che la sinistra. E allora ogni scontro diventa una battaglia campale. Sono passati i tempi in cui la sinistra e i suoi intellettuali organici attaccavano ad alzo zero e i democristiani flebilmente cercavano di difendersi. E’ un bene? E’ un male? Lascio a te decidere.

Ora temo anch’io un monopolio leghista, specie qui, in Veneto. Perché penso che la Lega non sarebbe tollerante come fu la Dc. Il problema è come impedire che si crei questo monopolio.

Che fare? E soprattutto cosa non fare? Occorre anzitutto non caricaturarla (e qualche volta nel libro lo fai); occorre non darle assist (e qualche volta nel libro lo fai, come quando, tra le nefandezze che elenchi, operate dagli amministratori della Lega, metti anche questa: si manda la polizia provinciale a cacciare i vù cumprà nelle spiagge, provincia di VE); cosa facciamo, facciamo finta che abbiano la licenza?

Il problema, soprattutto, non è quello di salvare l’intellettuale medio di sinistra che non sa più a chi essere organico e si sente tradito dai “bianchi poveri”. Il problema non è neanche quello di far vincere le sinistre. In Veneto occorrerebbe un Palazzo d’Inverno, cioè una guerra e una rivoluzione.

Veniamo al punto. Ormai la Lega non è più un Movimento. E’ diventata un Partito, sensibilmente migliore del Movimento che era.

Il problema è fare in modo, lavorare affinché essa perda i connotati peggiori che la caratterizzavano e si trasformi in una forza moderata di buon governo, togliendole il brodo di coltura da cui trovano alimento le sue posizioni esasperate e soprattutto il facile consenso. Ciò che più mi preoccupa dell’evoluzione della Lega è che non fa fatica a conquistare il consenso. Il consenso troppo facile e quello troppo difficile sono entrambi sommamente nocivi in democrazia.

Tu, Sergio, in questo hai commesso, a mio avviso, un errore di fondo. Hai concentrato la tua attenzione sul tema della sicurezza e dell’immigrazione. E hai trascurato quasi del tutto il problema Nord-Sud. Stiamo attenti. Sfruttando la paura, la Lega aumenta i voti, ma lo zoccolo duro è sempre il rapporto con il Sud.

La Lega godrà sempre di una formidabile rendita di posizione finché il Sud non si avvierà lungo un percorso di ordinato sviluppo che miri all’autosufficienza. Il libro di Ricolfi, che tu citi alla rovescia, le inchieste di Rizzo e Stella sul Corriere, le indagini della Gabanelli, persino le videate e le comiche di Striscia la notizia, sono tutti straordinari, strepitosi spot in favore della Lega. Ci mancava solo l’Economist che divide l’Italia in due e ricostruisce la Magna Grecia!

Se la Lega è un problema, esso non si risolve in Veneto e neanche in Lombardia; esso si risolve in Calabria, in Campania, in Sicilia e in Puglia, e l’ordine non è casuale. E’ lì che il “tuo” Partito democratico deve fare il suo dovere e non l’ha fatto. Pensa quanti voti hanno portato alla Lega Bassolino, la Russo Jervolino, Agazio Loiero.

E’ là che gli intellettuali medi di sinistra devono fare il loro dovere; altro che parlare di Rinascimento napoletano solo perché piazza del Plebiscito per una volta è stata ripulita!

Là è la frontiera, non qua.

Concludo. Ti ripeto quello che ti ho detto ieri sera. Il libro è bello, scritto bene, scorrevole. Ti auguro di dover fare sette ristampe. Ma ti auguro che la gente lo compri e non lo legga. Perché tu, come dici, vorresti poter diventare leghista, ma proprio non ci riesci. Ebbene, nel libro si nota, e come se si nota! che vorresti proprio poter essere leghista! Perché l’ammiri tanto, la Lega, vorresti tanto che anche i “tuoi”, se non nelle idee, almeno nei comportamenti la imitassero. Vorresti tanto poterla purificare da tutte le scorie politicamente non corrette che ti danno fastidio.

Attento, Sergio. Tu proprio non ci riesci. Non vorrei che tanti, dei tuoi lettori, al contrario di te, ci riuscissero eccome!

Con stima,

Giuliano Zoso.

Vicenza, 8 maggio 2010.

GIULIANO ZOSO STRONCA IL MIO LIBROultima modifica: 2010-05-09T20:39:00+02:00da sergiofrigo
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5 risposte a GIULIANO ZOSO STRONCA IL MIO LIBRO

  1. GRAZIELLA scrive:

    Fu mio insegnante 50 anni fa Zoso. Disonesto intellettualmente, ambizioso oltre le sue possibilità. Ora come allora. Non lo stimai e non lo stimo. Anzi, la storia un po’ gli ha reso giustizia….

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