I NUOVI PADRI INFEDELI NEL DESERTO DELL’INESPERIENZA: L’ULTIMO LIBRO DI SCURATI

foto (70).JPGDomenica in Sala Rossini a Padova, nell’ambito della Fiera delle Parole, ho presentato il nuovo romanzo di Antonio Scurati “Il padre infedele” (Ed. Bompiani).

Scurati, com’è noto, ha vinto un Premio Campiello (assieme a Pino Roveredo) con il libro “Il sopravvissuto” ed è arrivato secondo allo Strega con “Il bambino che sognava la fine del mondo”. Il suo nuovo romanzo – scritto al solito molto bene, con tono epico e talvolta melodrammatico e sempre “agonistico” – affronta forse per la prima volta dal punto di vista dei quarantenni il tema della paternità, e in particolare del venire meno di tutti i precedenti punti di riferimento nel rapporto con i figli e il conseguente disorientamento psicologico e sociale, con le relative conseguenze disastrose nel rapporto di coppia e nelle proprie aspettative sul futuro.

 

DIVENTARE FAMIGLIA E CESSARE DI ESSERE COPPIA

Come nei precedenti romanzi di Scurati, però, dal tema portante si dipanano sguardi severamente analitici o acutamente antropologici (ma stavolta per la prima volta anche sottilmente umoristici) sulla realtà e l’umanità circostante e i suoi vezzi e vizi, dall’estremizzazione dell’alta cucina al mondo della moda, dalla sessualità (di coppia e no) alla privatizzazione del welfare. Ma a differenza dai libri precedenti di Scurati – in cui i personaggi sembravano a volte costruiti soprattutto per incarnare un ragionamento più che inverarsi come “persone” – qui i due protagonisti, lo chef Glauco Revelli e la piccola figlia Anita, vivono di luce propria, e i drammi che incarnano appaiono decisamente meno letterari-sociologici e più autenticamente urgenti e reali. Solo sullo sullo sfondo rimane invece la figura della moglie, di cui si ricorda soprattutto l’immagine della nuca che lei in preda alla depressione post-partum ostinatamente oppone, nel letto coniugale, alle profferte sessuali del marito. genitori.jpg“Avevamo cominciato a non essere più una coppia – fa dire Scurati al suo protagonista – un attimo dopo essere divenuti una famiglia”, cioè subito dopo la nascita di Anita. D’altronde il titolo del libro – e la visione che ne deriva – è quella prettamente maschile di un giovane uomo che fa i suoi difficili conti con la paternità. E la stessa “infedeltà” non ha a che fare con la compagna, ma con la figlia, e anche con se stesso.

SMETTERE DI ESSERE MASCHI PER DIVENTARE PADRI?

In che senso infedele, dunque? Lo dice bene Glauco alla fine del libro, quando denuncia la sua infelicità per non riuscire “a conciliare la fedeltà del padre con la fedeltà a se stesso”. All’inizio egli aveva utilizzato la parola “formidabile” per definire il maschio che era, libero, impulsivo, aperto al mondo e soprattutto totalmente auto-centrato. Una condizione destinata a cambiare radicalmente non tanto col trovarsi una compagna, ma soprattutto nel diventare padre: perché lui si innamora perdutamente della figlia, ma a costo di rinunciare totalmente a quello che era, nella ricerca della felicità domestica e nell’impegno quotidiano di “far vivere” la bambina, farla ridere, consolarla, proteggerla: il tutto in un “deserto di esperienze” che per la prima volta mette i nuovi padri (solitamente già un po’ stagionati) davanti ad una situazione di mancanza di modelli, in quanto per i loro padri matrimonio e paternità erano condizioni naturali, che si innestavano nelle loro vite senza nessuno sconvolgimento, e senza rovesciarne i valori e le aspettative.

scurati,libri,paternità,padri,madri,figli,infedeltà,tradimento,quarantenni“I figli sono un lusso dello spirito più che un’ovvietà della natura”, riflette infatti Glauco ad un certo punto. “A differenza dai nostri padri noi sappiamo che non erediteremo il mondo, e non lo lasceremo in eredità ai nostri figli – dice Scurati – Noi siamo l’anello spezzato nel passaggio delle generazioni, ma ora vogliamo affrontare questa rottura”.

Nella rottura c’è anche il fatto che i “demoni” del passato, anche nella nuova condizione di padre, ritornano ad esigere il loro tributo, nella forma delle più diverse trasgressioni, prima di tutto quella sessuale: e nel seguirli, per essere fedeli al maschio formidabile che si era, c’è il tradimento della figlia; ma nel respingerli c’è il tradimento del vecchio sé.

 Potrebbe essere, dunque, il romanzo dei nuovi padri, se non fosse che questa condizione è stata sperimentata quanto meno anche dalla generazione precedente. “Ma voi non avete avuto abbastanza tempo da maturarne la consapevolezza per scriverne”, è la replica di Scurati.

 

 

I NUOVI PADRI INFEDELI NEL DESERTO DELL’INESPERIENZA: L’ULTIMO LIBRO DI SCURATIultima modifica: 2013-10-15T17:05:00+02:00da sergiofrigo
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