ADDIO A ROLLY MARCHI, POLIEDRICO UOMO DELLA MONTAGNA

rollymarchi.jpgAll’età di 92 anni è morto ieri notte a Milano Rolly Marchi, giornalista e scrittore trentino, fra i creatori nel 1957, con Mike Bongiorno, del Trofeo Topolino di sci alpino. Come cronista sportivo seguì tutti i Giochi olimpici invernali dal 1936 al 2006. Nel 1979 fu finalista al Premio Campiello con “Ride la luna”.

Di casa a Cortina, appassionato di montagna e alpinismo, partecipò a scalate con Dino Buzzati, Walter Bonatti e Reinhold Messner.

I funerali saranno celebrati mercoledì nel capoluogo lombardo, ma il giorno dopo si terrà una seconda cerimonia funebre a Centa San Nicolò, in Valsugana, dove Marchi verrà sepolto accanto alla madre. Parlando della fine del suo amico Mario Rigoni Stern Rolly veva detto che era «uscito di pista», ora è capitato a lui. Così lo ricorda il comune di Cortina.

Io lo avevo intervistato nel maggio scorso, alla vigilia del suo 92esimo compleanno. Ecco un brano dell’intervista.

«IL MIO CAPOLAVORO? LE AMICIZIE»

 

Poliedrico è la parola giusta per definire Rolly Marchi, alpinista, fotografo, giornalista, scrittore, organizzatore di eventi (Trofeo Topolino, tra gli altri), scopritore di talenti, affabulatore, e quant’altro. Se gli si chiede però in cosa ha eccelso nella sua lunga vita, la risposta è disarmante, ma certamente veritiera: «Nelle amicizie e nei rapporti umani».
UN LIBRO SULLA SUA VITA
92 anni il prossimo 31 maggio, ha avuto il suo regalo in anticipo, l’altra sera a Trento, con la presentazione di un libro a lui dedicato (“Rolly Marchi, cuore trentino” (Edizioni Nuovi Sentieri, 324 pp, 300 illustrazioni, € 30), curato da Bepi Pellegrinon – alpinista accademico del Cai, storico dell’alpinismo dolomitico ed editore – che ne racconta la vicenda umana e le molteplici imprese, sportive e culturali.
Per celebrare la figura dell’”ambasciatore delle Dolomiti” si è mobilitata una schiera di testimoni eccellenti, viventi e del passato, visto che Rolly ha conosciuto ed è stato apprezzato effettivamente da tanti e diversi esponenti della cultura e del giornalismo: hanno scritto di lui (e sono ospitati nel libro) Gaetano Afeltra, Giovanni Arpino, Gianni Brera, Camilla Cederna, Roberto De Martin, Franco Giovannini, Italo Leveghi, Stefano Lorenzetto, Egidio Lorito, il figlio Jacopo Marchi, Giuseppe Mendicino, Beba Schranz, Carlo Sgorlon, Ennio Rossignol.
LA SUA AMICIZIA CON I MAESTRI
RollyBuzzati.jpgMa il volume dà testimonianza anche dei suoi rapporti di amicizia con Dino Buzzati (a sinistra), Renato Guttuso, Luigi Meneghello, Mario Rigoni Stern, Goffredo Parise, Indro Montanelli. Per dirne una (lo ricorda Giuseppe Mendicino, biografo di Rigoni Stern, nel suo contributo), Buzzati si dimise dalla giuria del Premio Viareggio, nel 1967, quando i colleghi rifiutarono la finale al primo libro di Marchi, “Un pezzo d’uomo”.
ROLLY MARCHI AGENTE SEGRETO, MA NON CREDUTO
Ma nel libro c’è spazio anche per un giallo storico: nel ’43 l’allora tenente Marchi venne inviato per una missione segreta in Sicilia, col compito di riferire ai comandanti dell’esercito italiano la data e il luogo precisi dello sbarco delle forze anglo-americane: il messaggio venne recapitato, ma nessuno attivò misure specifiche per contrastare il nemico, che quindi potè avanzare quasi liberamente.
IL CRUCCIO DI NON ESSERE STATO UN GRANDE SCRITTORE
Chiediamo a Marchi – che fu avviato al giornalismo da Gianni Brera nel 1948 – con quale attività si definirebbe, fra le molte a cui si è dedicato nella vita.«Impossibile, sono troppe – scherza ma solo un po’ – Direi i rapporti con gli amici».
È vero, come ha detto in un’intervista, che cederebbe volentieri i titoli di sportivo per essere considerato uno scrittore?
«Può darsi effettivamente che l’abbia detto – risponde – ma io non mi vanto di niente, neanche dei miei libri: non sono stato un fanatico della scrittura, e fare dei grandi libri è veramente difficile».
Eppure con “Ride la luna” approdò alla finale del Campiello…
«Si, con Rigoni Stern, nel 1979: ricordo che dopo aver letto la sua “Storia di Tönle” qualche sera prima della finale, gli telefonai e gli dissi: «Hai fatto morire così bene il vecchio Tönle, tranquillo al sole, che commuoverai tutti e vincerai»: il che puntualmente avvenne. Da allora ci siamo frequentati spesso».
LO “SCOOP” DELLA MEDAGLIA OLIMPICA DI FRANCO NONES
C’è un episodio o un personaggio che ricorda con particolare emozione?
«Quando Franco Nones, ai Giochi olimpici invernali di Grenoble nel 1968, vinse la 30 chilometri di fondo, primo italiano a interrompere l’egemonia nordica. Tutti i colleghi e i dirigenti del Coni e della Fisi erano ad assistere alle gare di discesa, ero l’unico a coprire il fondo, anche come fotografo, e così fui l’unico ad accogliere Nones al traguardo, dopo una gara condotta sempre in testa. Poi andammo a mangiare insieme, e a metà pranzo un cameriere si presentò dicendo che delle persone volevano parlare con Nones: li facemmo entrare, ed erano gli atleti norvegesi che lui aveva battuto, gli portavano i complimenti e dei mazzi di fiori».
ADDIO A ROLLY MARCHI, POLIEDRICO UOMO DELLA MONTAGNAultima modifica: 2013-10-14T16:18:25+02:00da sergiofrigo
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