UN INCONTRO CON CARLO FRUTTERO, IN QUEL TRISTE 2007

Fruttero.JPGHo un ricordo diretto di Carlo Fruttero, in un momento piuttosto triste della sua vita. Era il 2 settembre del 2007, a Venezia, la sera dopo il Premio Campiello, che lo aveva visto maltrattato dalla giuria popolare che lo aveva relegato all’ultimo posto della cinquina (nella foto): uno sgarbo a cui la platea della Fenice, trascinata dai critici della giuria tecnica, aveva cercato di rimediare con una standing ovation che non finiva più (allego sotto il filmato),  e che era suonata come un evidente e ostentata dissociazione dalle valutazioni dei giudici popolari.

COSA PENSAVA DAVVERO DELLA SCONFITTA AL CAMPIELLO

Dopo la lettura della classifica, che aveva visto primeggiare Mariolina Venezia con “Mille anni che sto qui”, Fruttero era stato di un aplomb invidiabile, sostenuto da quell’ironico disincanto che era tanta parte della sua scrittura e del suo personaggio (impagabile la gag sulle espadrillias gialle che sfoggiava alla Fenice)

Quella mattina all’Hotel Bauer però, quando l’avevo avvicinato, era amareggiato, e si lasciò sfuggire delle considerazioni poco amabili sul valore letterario della vincitrice e sulla sua provenienza televisiva. Capii allora che il cattivo risultato gli bruciava più di quanto volesse dare a vedere. La cerimonia e il suo esito erano state forse per lui la conferma della “prevalenza del cretino” di cui aveva ragionato assieme a Franco Lucentini per tutta la vita; e l’averlo gettato nella mischia del premio più “verace” – con la sua età, la sua storia, la sua eleganza, e oltretutto con un libro che era un godibilissimo esercizio di stile, ma non era certo fra i suoi migliori – era stata un’imprudenza da parte del suo editore (e una distrazione imprevedibile, da parte sua, accettare).

LA PERDITA DELL’AMICO E DELLA MOGLIE E L’INGIUSTIZIA DELL’ETA’

Non che fossero quelle, comunque, le tragedie di Fruttero in quel 2007: lo scrittore in effetti da un paio di mesi aveva perso la moglie Maria Pia, da tempo ammalata: una prova durissima dopo il suicidio, nel 2002, dell’amico Franco Lucentini, con cui aveva condiviso la vita professionale e decine di libri.

Ricordo di aver pensato allora (e ne sono altrettanto convinto oggi) che il tempo che passa solitamente è ingiusto con le persone: non solo sottrae loro il successo che ha concesso in più verde età, ma aggiunge alle già abbondanti magagne della vecchiaia l’insulto irrimediabile della scomparsa delle persone più care.

Tre anni dopo i responsabili del premio attribuirono a Carlo Fruttero il Campiello alla carriera, ma non era la stessa cosa…

UN INCONTRO CON CARLO FRUTTERO, IN QUEL TRISTE 2007ultima modifica: 2012-01-16T03:14:00+01:00da sergiofrigo
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