CONTRO IL NOIR AMORALE E ANTIPOLITICO: SUGARPULP, CARLOTTO E DINTORNI

Sugarpulp.jpgSi può parlar male del noir, il genere editoriale del momento, e per di più sulla base di considerazioni etiche e politiche, piuttosto che letterarie?

So che non si dovrebbe (oltretutto è l’unico genere che si legge in Italia), ma prenderò lo stesso questo rischio, stimolato dal confronto con alcuni autori noir (e con i loro libri) richiamati a Padova dal Festival Sugarpulp. Parlo di Massimo Carlotto, in primis, con cui ho avuto un dibattito piuttosto vivace (almeno mi è parso) sabato pomeriggio, assieme al giovane Piergiorgio Pulixi che sostituiva il “padre” del genere in Italia, Luigi Bernardi, ammalato. Ma parlo anche di Matteo Strukul (organizzatore della bella rassegna padovana assieme a Matteo Righetto e autore della recente “La ballata di Mila”) o di Roberto Costantini, in testa alle classifiche con “Tu sei il male”, e potrei continuare con molti altri.
Dunque, come ho detto nell’incontro di sabato, per una lunga serie di ragioni di ordine etico-politico, io mi sento a disagio di fronte a buona parte della produzione giallo-nera italiana recente.


IL NOIR COME UNICA FORMA DI RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ

Carlotto1.jpgCarlotto sostiene che il noir – anche a causa dell’eclissi del giornalismo d’inchiesta – è oggi l’unico mezzo (e il più adatto) a raccontare la cupa realtà che ci circonda. Ma se è vero che un certo giornalismo non c’è più o non fa più il suo dovere, è altrettanto vero (e qui cito lo svedese Bjorn Larsson, omonimo e connazionale di Stieg, lo scomparso autore della famosissima Trilogia di Mullennium) che “La moltiplicazione di questi libri rischia di fornire un’idea distorta della Svezia. L’80% dei delitti ha origini passionali, solo il restante si può attribuire alla criminalità organizzata. Non siamo una nazione di violenti criminali”.
Non conosco i dati italiani, ma mi sento di estendere alla nostra realtà l’obiezione di Larsson.

Carlotto sostiene la sua argomentazione con alcuni dati di fatto: “Ci sono intere regioni italiane controllate da mafie, ‘ndranghete e camorre, che sempre più spesso si espandono al nord. La corruzione negli ultimi cinque anni è aumentata del 139%, e secondo l’Onu nell’area mediterranea vengono riciclati ogni anno 10mila miliardi di euro. Tutto questo non sarebbe possibile se non ci fosse un’estesa zona grigia nella società, che non commette direttamente i reati, ma opera come un vero e proprio “terziario del crimine”, fornendo nei fatti copertura e sostegno. In un centro come Vimercate la Dia ha censito qualcosa come 270 affiliati alla ‘ndrangheta, un esercito”.

D’accordo, ma resto del parere che nella nostra società ci sia anche molto di altro e di meglio, e nel raccontarla solo attraverso il male che produce o che la opprime si rischia di farne una caricatura. D’altra parte la filosofia della nuova collana “Sabot/age” dell’editrice e/o diretta da Carlotto, muove proprio dalla necessità di superare il noir e le distinzioni di genere per raccontare una società sempre più complessa…

“SCONFIGGERE LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA È IMPOSSIBILE”
Altro punto critico: dice Carlotto che questi libri intendono denunciare la connivenza fra il crimine e l’economia e la politica, ma Luigi Bernardi nella grafic novel “Carriera criminale di Clelia C” scrive che “sconfiggere la criminalità organizzata non è possibile, ormai è entrata a pieno diritto nell’economia possibile”; e negli stessi libri di Carlotto a vincere non sono certo i “buoni”: non mi sembrano dunque questi gli argomenti migliori per promuovere una reazione morale e civile nella società (se non è questo il compito della letteratura, non è neppure il contrario). Non solo: in tutti questi libri le situazioni vengono risolte generalmente da un singolo individuo, con un’escalation inarrestabile di violenza: pare che non ci sia nessuno spazio per azioni collettive, che pure sono quelle che negli ultimi tempi stanno smuovendo la melma della nostra quotidianità. Proprio nella Napoli raccontata da Bernardi, tra l’altro, la recente elezione di De Magistris che cos’è se non l’espressione di una richiesta di legalità che parte dalla maggioranza dei cittadini?

IL “CASO PELLEGRINI”: PERCHÉ VINCONO SEMPRE I CATTIVI?

E a proposito di “buoni” e “cattivi”: il personaggio di Giorgio Pellegrini, protagonista di “Arrivederci amore, ciao” e dell’ultimo “Alla fine di un giorno noioso” è una figura delineata benissimo, potente, indimenticabile, ma si tratta anche della carogna più carogna di cui mi sia capitato di leggere. Il maestro del noir svedese Henning Mankell, che sotto sotto odiava il suo commissario Wallander, gliene ha fatte passare di tutti i colori, prima di farlo scomparire malamente, nell’ultimo romanzo. Non è che a Carlotto invece Giorgio Pellegrini in fondo in fondo piace?

“No, non mi piace – è la risposta – ma noi raccontiamo la parte peggiore della società, siamo quelli che portano le cattive notizie. E comunque Pellegrini, che con le donne si comporta da vero farabutto, piace tantissimo proprio al pubblico femminile”.

Non ho dubbi, anche considerando che è stato interpretato sul grande schermo da Alessio Boni. noir,sugarpulp,carlotto,larrson,mankell,bernardi,strukul,costantini,giallo,società
Ma se è per questo, migliaia di donne hanno scritto lettere d’amore all’omicida dei genitori Pietro Maso o al caporale Salvatore Parolisi, accusato di aver ucciso la moglie dopo averla sistematicamente tradita. Non prenderei il masochismo femminile come cartina al tornasole della positività di un personaggio…

MA QUESTI LIBRI SI LEGGONO VOLENTIERI: IL MALE INTERESSA PIÙ DEL BENE

Detto questo, i libri di Carlotto (ma anche gli altri citati qui) sono scritti molto bene, filano come dei treni, e fanno anche pensare; insomma, si leggono volentieri. Chissà perché non proviamo mai lo stesso interesse per i personaggi positivi? In realtà è sempre stato così, dalla tragedia greca in poi: solo che fino a ieri generalmente i malvagi della letteratura dopo un momentaneo trionfo finivano duramente puniti; oggi invece non è più così. Sarà anche questo un sintomo della crisi morale dell’Occidente?

CONTRO IL NOIR AMORALE E ANTIPOLITICO: SUGARPULP, CARLOTTO E DINTORNIultima modifica: 2011-10-03T03:14:00+02:00da sergiofrigo
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