SACCONI, UN MALDESTRO TENTATIVO DI COSTRUIRE UN’EGEMONIA CULTURALE

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Seguo da tempo, con interesse, i tentativi di Maurizio Sacconi di accreditarsi come mente pensante del Pdl nel Nordest (e oltre): di fatto il ministro del lavoro sta cercando, mi sembra, di subentrare alla leadership calante di Giancarlo Galan, proponendo a quell’ectoplasma che sembra diventato sul territorio il partito di Berlusconi un’alternativa forte in termini di idee e di relazioni sociali allo strapotere della Lega.

Accanto al recente libro “Dialogo a Nordest”, scritto col suo antico leader Gianni De Michelis, Sacconi si segnala per il suo attivismo fra le categorie economiche e sociali, per le sue battaglie contro la Cgil e per i suoi ripetuti interventi sulla stampa, anche nazionale, sui temi più svariati, in particolare sull’etica, nei quali fa proprie le posizioni più intransigenti della Chiesa italiana.

Fra questi interventi si segnala l’intervista del 30 agosto al Corriere, rilasciata ad un Aldo Cazzullo solitamente più pimpante, dal titolo “Diamo più spazio alla società. Con la crisi è finito lo Stato pesante”.

 

 

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Come avrete visto, se avete avuto la pazienza di leggere, Sacconi rilancia delle posizioni che si richiamano al patrimonio ideale di Comunione e Liberazione, ma anche alla “big society” che il leader inglese Cameron ha opposto con successo al “big government” di Brown, alla filantropia del capitalismo Usa, addirittura all’antica fraternità francescana. Tutti temi interessanti, non c’è che dire, che hanno l’ambizione di costituire una piattaforma culturale e politica per l’auspicabile nascita (finalmente?) di un riformismo di centro-destra, cercando di fornire un minimo di giustificazione all’anomalia tutta italiana di questi ex socialisti che si trovano a militare nel partito populista-conservatore dell’uomo più ricco d’Italia e a sostenerne il governo, fra i più di destra d’Europa.

Ma proprio per questo viene spontaneo chiedersi (e chissà perché Cazzullo non lo fa mai) cosa c’entri questo Eden dei valori positivi dipinto da Sacconi con le attuali politiche del governo, con la figura di Berlusconi, con la ferrea stretta che egli esercita sulla società italiana con i suoi soldi, la sua rete di potere ramificata in tutti i gangli dell’economia, con il controllo di gran parte dei mezzi di comunicazione. Va bene mistificare le cose, che fa parte a volte dei mali necessari della politica, ma mi chiedo con quale onestà intellettuale si possa parlare di “antropologia positiva” come fa Sacconi, a fronte della catastrofe etica ed estetica patrocinata dal Berlusconismo nel nostro paese, con le escort promosse in politica, le cricche dello stretto circolo del Capo infiltrate in tutti gli affari più lucrosi, la deriva xenofoba concessa all’anima più dura della Lega in cambio del sostegno a oltranza alla sua persona, prima ancora che al suo governo. Che c’azzeccano i temi della vita e della libertà con i tagli alla giustizia, le leggi ad personam, il sistematico pestaggio mediatico degli avversari – si chiamino Boffo o Fini – persino il drammatico calo di risorse per la scuola e per la famiglia?

Caro Sacconi, quale società può sorgere in questo deserto di valori e risorse e reciproca fiducia fra le persone e le istituzioni che chiamate “azione riformista del governo”? Prego, ripassare a settembre: ma non questo, però.

 

SACCONI, UN MALDESTRO TENTATIVO DI COSTRUIRE UN’EGEMONIA CULTURALEultima modifica: 2010-09-01T11:15:00+02:00da sergiofrigo
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