IL MIO NUOVO LIBRO

CARO ZAIA…

…vorrei essere leghista, ma proprio non ci riesco
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Il libro è una lettera aperta a Luca Zaia, ministro leghista e candidato del centro-destra alla Presidenza della Regione Veneto, e contiene una serrata riflessione sulle ragioni che hanno determinato le importanti affermazioni della Lega negli ultimi anni, e specularmente sui motivi delle ripetute debacle della sinistra, che rischiano ormai di renderla irrilevante soprattutto nel Nordest del Paese.

 

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L’autore parte da un’analisi insieme severa e autoironica sui vizi e i difetti del cosiddetto ceto-medio colto e progressista, che è il vero sconfitto di questa fase politica, fino ad arrivare ai problemi di fondo che stanno lacerando la sinistra in tutto l’Occidente, costretta alla drammatica scelta fra tradire se stessa e i propri ideali, oppure tradire i propri elettori di sempre: a farle mancare il consenso trasferendolo in massa alla Lega e alle altre formazioni del nazionalismo localista sono infatti i ceti popolari e gli strati più deboli della società, ai quali fino a ieri la sinistra si proponeva di assicurare rappresentanza e promozione sociale. Un “tradimento” elettorale che è la risposta all’atteggiamento dei ceti progressisti nei confronti degli immigrati, giudicato troppo accogliente dagli italiani poveri, che vedono invece negli stranieri i più pericolosi concorrenti sui terreni del lavoro, della casa e dell’assistenza sociale.

 

Il libro si propone di aprire col candidato leghista alla Presidenza della Regione Veneto un confronto su questi temi e sulle chiusure sociali e culturali che si stanno manifestando in questi anni nel Nordest, ma intende anche offrire alla sinistra stimoli e strumenti nuovi che la aiutino a rilanciare le sue battaglie di solidarietà e di libertà senza rinunciare alla ricerca del consenso proprio fra i ceti popolari che l’hanno abbandonata: a questo fine sarà necessario che essa ritorni concretamente in mezzo alla gente delle periferie, attivandosi in particolare per promuovere delle forme di compensazione in favore dei gruppi sociali che dalla convivenza con gli immigrati ricavano soprattutto disagi.

 

Concludono il libro quattro interviste su questi temi a Flavio Zanonato, sindaco di Padova del Pd, a Sandy Cane, leghista italo-americana primo sindaco di colore d’Italia, a Jean Leonard Touadi, deputato democratico di origini congolesi, e a Giancarlo Galan, governatore uscente del Veneto.

 

L’AUTORE

Sergio Frigo lavora nella redazione cultura del Gazzettino e collabora col mensile Nordesteuropa.it.  Ha fondato la rivista di relazioni interculturali Cittadini Dappertutto, con la quale ha vinto il premio Nevio Furegon per il giornalismo sociale, ed è direttore responsabile dei periodici “Parliamo Africa” e “Il paginone”. È autore del libro “Noi e loro”, ed. Canova, dedicato all’identità del Nordest tra emigrazione e immigrazione, da cui è stato tratto uno spettacolo con il gruppo Archedora.

 

LA PREMESSA

“Noialtri simo poareti. No gavimo miga studià come ti!” Quando mio zio, un vecchio socialista diventato leghista, mi disse questa frase, molto tempo fa, non mi resi subito conto di quante implicazioni avesse. Lo sto scoprendo in questi anni, dopo una lunga e dolorosa riflessione sull’evoluzione dei rapporti sociali in Italia e in particolare nel Nordest, e sulla loro trasposizione politica, emersa in particolare con le ultime tornate elettorali: l’esito di ripetute consultazioni è stato, com’è noto, disastroso per la sinistra e per i suoi gruppi sociali e culturali di riferimento, ormai costituiti soprattutto da persone mediamente benestanti e tendenzialmente istruite; ed è stato trionfale, specularmente, per un partito come la Lega, dai tratti marcatamente popolani e anti-intellettuali, che adesso – in qualche sua frangia neppure marginale – ambirebbe addirittura a sostituire, nel panorama politico nord-italiano, le stesse forze d’ispirazione popolare e socialista.

Ora, è vero che un’analisi approfondita dei risultati elettorali e dei complessi fenomeni socio-culturali che li determinano richiederebbe l’utilizzo di strumenti più… elaborati, ma quella frase di mio zio, nella sua esemplarità, suggerisce a mio parere, più efficacemente di tante spiegazioni socio-politiche, almeno uno dei motivi profondi che hanno determinato la progressiva affermazione leghista nel Nord del Paese: quelle parole registravano, infatti, l’esistenza di un inedito scollamento sociale e culturale, destinato a diventare ben presto politico, fra “loro”, che erano rimasti “poareti”, e “noi” che avevamo studiato, e che perciò eravamo diventati altra cosa rispetto al “noialtri” omnicomprensivo di prima.

E questo avveniva, paradossalmente, mentre noi – giovani aspiranti “intellettuali organici” – pensavamo invece che proprio lo studio, diventato un diritto di tutti, avrebbe fornito la decisiva occasione di riscatto all’intera classe sociale di cui ci sentivamo parte, e concretamente ci avrebbe permesso di comprendere meglio e aiutare più efficacemente le persone che come mio zio occupavano le posizioni più basse della società!

Da allora quello scollamento, anche senza necessariamente diventare relazionale e affettivo, si è amplificato e consolidato politicamente, finendo per inglobare, cristallizzare e potenziare atteggiamenti, valori, distanze che prima non si manifestavano. Fra queste, negli ultimi anni, ha assunto un ruolo preminente, a mio parere, l’approccio al fenomeno dell’immigrazione, sul quale gli orientamenti “nostro” e “loro” si sono rivelati sempre più lontani, determinando adesso una frattura apparentemente insanabile.

È da questo punto che prendono le mosse le riflessioni delle prossime pagine, articolate sull’espediente retorico della lettera aperta a Luca Zaia, il più rampante e insieme il più apprezzato fra i giovani dirigenti del movimento, abilissimo nel rappresentare gli umori popolari che invece la sinistra non riesce più a intercettare, ed ora proiettato – salvo sorprese al momento imprevedibili – alla conquista della poltrona di Governatore del Veneto.

Dialogando virtualmente con lui, ma in realtà guardando soprattutto al variegato e disperso pianeta progressista, cercherò dunque di approfondire questi temi, forse i più incandescenti del dibattito pubblico di questi anni, nel tentativo di comprenderne le implicazioni – politiche, etiche, sociali, culturali – e nella speranza di riuscire a indicare delle vie d’uscita dal cul de sac in cui ci siamo tutti infilati a forza di semplificazioni, ideologismi e reciproche delegittimazioni.

Un libro di Sergio Frigo, edito da Biblioteca dell’Immagine. In libreria da marzo.

 

 

 

IL MIO NUOVO LIBROultima modifica: 2010-02-23T02:25:00+01:00da sergiofrigo
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