CARO LINO TOFFOLO, POSSIAMO RIVELARE FINALMENTE CHE ERI ASTEMIO?

toffoloDei tre veneziani illustri scomparsi in questi giorni (Alvise Zorzi, Piero Zanotto e Lino Toffolo) di Lino ero proprio amico: lo vedevo bambino quando passava a piedi o con la Dune Buggy davanti a casa mia, a Canove (aveva casa a Roana), l’ho conosciuto e apprezzato al Gazzettino (ricordo che Giorgio Lago un giorno gli cedette per scherzo la sua poltrona), più di una volta veniva a sentire i dibattiti che per qualche stagione ho organizzato sull’Altopiano, e non mancava mai di ringraziarmi scherzosamente, dopo qualche recensione, per i libri che gli risparmiavo di leggersi.

L’ultima telefonata c’era stata appena sabato, l’avevo sentito un po’ abbattuto per il recente infortunio a un braccio e stanco per il cuore che faceva le bizze, ma sempre scherzoso: “Con la famiglia che mi ritrovo non posso farne a meno”, mi aveva detto; quasi un imperativo morale, il buon umore, o meglio una piccola recita, ad uso e consumo dei suoi cari: come aveva recitato per buona parte della sua vita, portando in scena per il suo pubblico un certo tipo di personaggio, che gli corrispondeva solo in parte. Lino aveva interpretato infatti (fino agli ultimi anni, quando aveva conquistato soprattutto a teatro una sua ragguardevole e autonoma statura artistica) il veneto che gli italiani si aspettavano, prima della mutazione leghista: un po’ sprovveduto, un po’ disarmato e un po’ beone. In realtà era addirittura astemio; quanto allo sprovveduto, proprio no…

Diceva di sé di essere ignorante, presuntuoso ma molto fortunato: in realtà era un artista a tutto tondo, capace di recitare, far ridere, cantare, scrivere canzoni e dirigere film, ma era anche dotato di una furbizia naturale (che si dimostra nel dissimularsi) e di una intelligenza viva, che si esercitava soprattutto in una grande capacità di osservazione delle umane cose, esercitata però con comprensione piuttosto che con sarcasmo.

Era irresistibile quando raccontava, rigorosamente off records, dei concittadini che lo abbordavano tra le calli di Venezia con un imperioso “Lino, vien qua che te conto ‘na barzeleta”, o che pretendevano di offrirgli “un goto”, confondendo inevitabilmente la persona col personaggio.

Inevitabile, a questo punto, riandare col pensiero a qualche sua battuta che descriveva al meglio le sue doti di osservatore degli uomini e dei tempi: come quando disse dei veneziani che il turista che amano di più è quello che arriva a piazzale Roma, deposita una bella busta gonfia di soldi, e subito se ne va; oppure quando elencò in questo modo le età dell’uomo: bambino, giovane, adulto e… te vedo ben, ritrovandosi naturalmente nell’ultima.

Ora che invece non lo vedremo più, mi piacerebbe salutarlo con un invito: “Lino, al posto dell’immancabile the, concediti finalmente una bella ombra, e… alla salute!”

CARO LINO TOFFOLO, POSSIAMO RIVELARE FINALMENTE CHE ERI ASTEMIO?ultima modifica: 2016-05-18T18:16:16+00:00da sergiofrigo
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3 risposte a CARO LINO TOFFOLO, POSSIAMO RIVELARE FINALMENTE CHE ERI ASTEMIO?

  1. Andrea scrive:

    Sai ho conosciuto Lino Toffolo alla fine degli anni 70. Facevano allora dalle mie parti una cosa molto triste, le olimpiadi degli attori. Per il novantacinque per cento erano povera gente, molte molte giovani ragazze esperte di arte antica e poi Tognazzi, Ugo naturalmente (è per i più giovani). A me giovanissimo è toccato accompagnarli nelle gare di sci di fondo, sono stato insultato e umiliato da persone a loro volta umiliate e insultate, trangugiate poi in fretta da quel loro mondo senza dignità. Bastava un attacco che si sganciasse, una piccola caduta di culo, una scarpa troppo grande o troppo piccola, ogni cosa finiva in tragedia e il servetto strapazzato dalla star e dal suo seguito. Di nessuno di loro ho ricordo.
    Solo per due ho conservato sempre per tutti questi anni stima sincera, per come, smessi gli abiti di scena, sapevano indossare l’abito di Uomini e Donne. Lino è uno dei due, l’altra è (per gli artisti il presente è obbligatorio) Laura Antonelli. A cena sedevo sempre accanto a Lino, forse è stato lui a farmi innamorare della Laguna e sopratutto della sua lingua magica. Ricordo il nostro primissimo incontro, le sue prime parole: “Non ti preoccupare go casa in Altipiano… ma no go mai messo i sci”. Non voleva che glieli allacciassi, si sprofondava nella neve, tirava su le mani gelate e mi sorrideva, non aveva nulla di buffo quel sorriso, era quello che hai detto tu: comprensione, il sorriso di una persona per bene. Non ha mai barato Lino Toffolo, gli altri facevano qualche metro, qualche ruzzolone e tornavano indietro, lui no, se erano tre chilometri, tre chilometri faceva. Certo mi faceva ridere, sapeva fulminare con due parole, ma non è per questo che lo ricordo con affetto, se mi è permesso. Per quattro anni hanno fatto le Olimpiadi degli attori, poi, per fortuna, smisero. A lui però il posto era piaciuto e qualche volta tornava per bere qualcosa di caldo, mi piaceva starlo ad ascoltare e credo che a lui piacesse ascoltarmi, almeno, spero che fosse così. Ripensandoci però, chissà cosa avrà pensato di quel ragazzotto con lo stemma di maestro sempre lucido. Di Laura Antonelli ricordo cosa mi disse piano, sottovoce, di un suo collega francese, allora su tutti i giornali per il successo del Tempo delle Mele 2 scortato da quattro guardaspalle. Oh se me lo ricordo, anche perché parlò così piano che per farsi sentire dovette avvicinarsi così tanto che i suoi capelli mi pizzicarono il naso, ma questa è tutta un’altra storia. Sulle leggende la terra non cade.

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