CONTARELLO, QUELLA VOLTA CHE NON HO RICONOSCIUTO LO SCENEGGIATORE DELL’OSCAR

contarelloOra che ha vinto l’Oscar con “La Grande Bellezza” mi torna in mente un aneddoto personale sui miei rapporti con lo sceneggiatore padovano Umberto Contarello. SorrentinoServillo

 

 

 

 

Con lui abbiamo fatto politica “insieme” negli anni ’70. Per la precisione abbiamo organizzato un convegno nazionale contro la dislocazione dei missili della Nato in Italia, l’ultima iniziativa che ha visto insieme tutte le molteplici sigle della sinistra di allora, dai giovani socialdemocratici fino ai marxisti-leninisti, passando per la Fgsi, la Fgci (i giovani comunisti, di cui Contarello era il segretario padovano), il Manifesto, Lotta Continua e quant’altro. Furono necessarie decine di riunioni in sale fumose e tapezzate di manifesti per mettere a punto una scaletta e un’introduzione condivisa, che toccò a me leggere, in apertura dei lavori alla Gran Guardia. Il convegno andò bene, i missili furono… dislocati lo stesso, poi arrivò il Settantasette, col Movimento e l’autonomia, ognuno andò per la sua strada e ci perdemmo di vista.

Anni dopo, nel 2005,  mi ritrovai a intervistare per il Gazzettino il vincitore del Premio Berto di Mogliano, per il romanzo opera prima “Una questione di cuore”. Era Contarello, naturalmente; rimanemmo a chiacchierare per un paio d’ore in un bar di Padova (sotto l’intervista) ma nessuno dei due riconobbe l’altro…
Scoprii che il Contarello scrittore era il Contarello militante solo qualche anno fa, parlando con Filiberto Zovico, che era stato suo successore alla segreteria della Fgci. Sapete come va: io che chiedo “Come si chiamava quello che c’era prima di te, Contarello mi pare, dov’è finito?” E Zovico che risponde: “E’ a Roma, scrive per il cinema”, ed io che vengo investito dalla rivelazione, come un novello Proust con le madeleine (scusater il paragone).
C’è anche un sottofinale banalotto: quando mi sono iscritto a Facebook l’ho cercato e gli ho mandato un messaggio, ma non mi ha risposto. Credete che lo farà adesso, che ha vinto l’Oscar?

COMUNQUE ECCO L’INTERVISTA

Pensate alla felicità, non solo all’economia. Intervista a Umberto Contarello
di Sergio Frigo, tratta da “Il Gazzettino”, 8 giugno 2005

Contarello2Abbiamo visto nascere e svilupparsi, in esclusiva, l’idea di un film sul Veneto. Un film impietoso ma amorevole, sincero fino all’autolesionismo, sobrio ma compassionevole. che forse non si farà mai, e sarebbe davvero un peccato. Ne è autore Umberto Contarello, padovano, uno dei più apprezzati sceneggiatori italiani (collaborazioni con Salvatores, Mazzacurati, Piccioni, Amelio, Placido). Nel baretto a pochi metri dalla sua vecchia casa padovana Contarello dà l’idea di uno che non se n’è mai andato. Massiccio, l’aria stropicciata – barba e capelli iugrigiti, voce roca, camicia aperta e scarpe da mare senza calze sembra un qualsiasi clientetipo che in un qualsiasi lunedì mattina stia cercando di venire a patti col lavoro appena ripreso. Ma poi si mette a parlare di questo nostro Veneto e avverti immediatamente la serena vicinanza/lontananza (sono 25 anni che è a Roma) con cui ama, odia, disseziona questa terra e i suoi abitanti. E ti sorprende per contrasto col suo aspetto la grande finezza del raccoglitore di storie, dell’organizzatore di parole, dell’inventore di immagini.
A Mogliano l’hanno appena premiato con il Berto per la miglior opera prima per Una questione di cuore, veloce ma intenso romanzo in cui ricostruisce il decorso post infarto, difficile ma emotivamente proficuo, di un uomo che ha la sua età (47 anni), la sua stazza, fa il suo stesso lavoro, e porta un nome simile al suo, Alberto. “Figlio non certo all’altezza dei maestri”, si definisce Contarello riferendosi proprio a Berto, e a Parise, Comisso, Rigoni Stern, Meneghello, per la vocazione, che ad essi lo accomuna, a guardare dentro le persone, per raccontarle. Ma eccolo all’opera, silenzio, azione, ciak, si gira…
“Torno sempre volentieri nel Veneto – inizia soft -e spesso ho pensato che sarebbe proprio interessante descrivere come le persone abitano questi luoghi, luoghi che conservano un incanto smarrito, un mistero intatto ma anche spersonalizzato. La mia sensazione pur con i limiti delle generalizzazioni – è che qui tutti siano preda di una grande insicurezza, per un futuro che non si riesce ad afferrare. Il mistero è come ciò possa avvenire in un luogo che, almeno apparentemente, offre un sistema di sicurezze evidenti, benessere, bellezza: ma sembra proprio che chi finora ha impostato la sua vita su un lucido progetto di scalata sociale e consolidamento economico tema di poter perdere tutto; e che chi invece ha qualche anno di meno abbia il timore non tanto di restare tagliato fuori dalle acquisizioni economiche, quanto da un sistema di relazioni, da un’idea di centralità, che si senta bloccato in una periferia priva di orizzonti di uscita”.
Contarello dice di captare una “sorda e cupa infelicità opaca che si gonfia di livore, ripiegata su se stessa con un senso di sconfitta”, che nasce “dall’incapacità di immaginare un’idea semplice e collettiva di stare al mondo”. Ma non è un’ analisi sociologica la sua, e infatti ecco che arrivano le immagini. “In queste nostre strane città intravedo le persone dentro le auto e mi sembra di percepire il negozio da cui sono uscite, o in cui stanno andando, immagino i prodotti che hanno appena comprato per lenire la loro infelicità, o quelli che stanno sognando, o l’infelicità che provano pensando che non potranno permetterseli Vedo donne truccate con maschere sgomente, gelate dentro macchine ncre dai vetri oscurati, come auto di rappresentanza di non so quali paesi”.
Una forma diffusa di disperazione?
No, no, questa terra non ne è capace. È qualcosa di più pericoloso, un’infelicità solitaria, maturata non dentro delle ca. se, ma delle casematte. Come quelle, bellissime, della Marca, che improvvisamente si trasformano da luoghi nei quali si mangia, si dorme, si vive, in rifugi in cui ci si ripara da qualcosa, mentre fuori cresce un silemio serale da bomba inesplosa.
Ma come raccontare tutto questo? Non sembra più il tempo di Signore e signori.
Da quel film sembrano passate ere geologiche. Anche l’ironia, che era uno dei grandi patrimoni di questa terra, sembra svaporare. Non si ride più e si racconta ancora meno. Nei nostri bar, luoghi dell’esibizione e della comunicazione – si parla sempre più spesso con rabbia, e anche quando si scherza, è sempre contro qualcuno.
Ma Roma, il resto d’Italia, sono davvero diverse?
Forse vivendoci non sono in grado di definirne i contorni, ma Roma è molto migliorata in questi anni. Ma di fondo c’è che i romani sono abituati da sempre a vivere nella precarietà, mentre noi veneti no, perche veniamo dal mondo contadino, e decliniamo la precarietà – tipica della nostra epoca – in una forma scura.
Da quale angolazione allora racconterebbe questa terra?
Mah, io vengo a Padova e non capisco cosa scrivono i giornali: sì parla solo dì economia, viabilità, intermodalità. A me piacerebbe invece che in una terra che ha fatto uno sforzo titanico per dare forme visìbili alla felicità – ci si interrogasse su cos’è la felicità, adesso, per le persone. A questo dovrebbe servire la cultura, non solo conservare dei begli oggetti, ma ragionare su cosa significa vivere in un certo posto. Purtroppo chi parla di queste cose non viene più ascoltato, e c’è di peggio.
Dica.
Senza nulla togliere alla persona, trovo assurdo che a occuparsi di cultura, in una Regione come questa, sia il presidente stesso, come se la cultura fosse qualcosa che si può “aggìungere” ad una giornata che immagino già occupatissima .
Ma Galan dice di averlo fatto proprio come scelta strategica.
Se una cosa la si ritiene strategica, bisogna costruire tutte le condizioni perche lo sia effettivamente. Qui temo invece che si pensi più che a fare cultura, ad un’operazione, peraltro importante, di valorizzazione delle cose bellissime che abbiamo. Ma questa è un’idea da ente del turismo. Attenzione: una comunità che si disinteressa troppo a lungo di queste cose, è destinata al declino.

CONTARELLO, QUELLA VOLTA CHE NON HO RICONOSCIUTO LO SCENEGGIATORE DELL’OSCARultima modifica: 2014-03-04T00:22:34+01:00da sergiofrigo
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