IN UN LIBRO LE MIGLIORI INTERVISTE A MARIO RIGONI STERN

Asiago, Altopiano, scrittore, Mario Rigoni Stern, Giuseppe MendicinoTorna a farsi sentire la voce di Mario Rigoni Stern, a cinque anni dalla morte. Quasi in concomitanza col suo 92. compleanno, che sarebbe stato ieri, arriva martedì in libreria una raccolta di 27 interviste fra le centinaia concesse dallo scrittore di Asiago nell’arco di tempo compreso fra il 1963, quando vinse il Bancarellino, e il 2007, l’anno prima della sua morte. Le ha raccolte il suo biografo, Giuseppe Mendicino, e le pubblica Einaudi col titolo “Il coraggio di dire no” (€ 12). Sono state incluse anche un’intervista radiofonica e un incontro con gli studenti della scuola media di Lozzo di Cadore (BL) nel 1993.
I colloqui – che si devono a giornalisti e studiosi come l’amico Gigi Ghirotti, Eraldo Affinati (curatore del Meridiano), Paolo Rumiz, Alberto Papuzzi, Mimmo Sacco, Ennio Flaiano (un dialogo sulla caccia), Franco Marcoaldi, Dario Cresto-Dina – sono suddivisi nei quattro comparti “La vita”, “I libri”, “Le guerre”, “La natura, le montagne, la caccia”, che in gran parte riassumono la biografia e l’orizzonte etico- culturale dello scrittore.
Mendicino sottolinea nella Prefazione come l’atto del narrare – in genere eventi legati alla propria biografia o a persone e fatti di cui aveva conoscenza diretta – fosse il più congeniale a Rigoni Stern, che non si è mai considerato un vero romanziere, ma semmai proprio un narratore, un testimone, oppure un “cancelliere della memoria”, come lo definiva Corrado Stajano. «”Il sergente nella neve” stesso, scritto in una prima bozza durante la prigionia, era nato quando Rigoni Stern iniziò a raccontare le sue vicende di guerra allo scultore Giovanni Paganin, bloccato a letto dalla malattia».
La cosa più significativa della raccolta, per Mendicino, «è il monologo iniziale dello stesso scrittore, che racconta il suo rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, e dice ai giovani “Imparate a dire no alle cose ingiuste che vi propongono; è più difficile dire no che dire si”. Dalla frase finale abbiamo ricavato il titolo del libro».

«Come la sua scrittura anche la sua narrazione è chiara, calda, poetica e antiretorica – dice Mendicino – Ma è importante anche il suo codice etico, che include valori universali quali il senso di giustizia, il coraggio, l’amore per la natura, la generosità verso gli altri, l’indipendenza di giudizio, la passione civile. Per questo le sue opere sono tradotte e apprezzate anche in Paesi lontani e diversi dal nostro. Un codice che può far proprio chiunque…»

Ho chiesto a Mendicino se ha  scoperto qualcosa di sorprendente fra le centinaia di interviste compulsate per la selezione.
«Nel colloquio del 2004 con Martino Giovanettina per “La Regione Ticino” – risponde il curatore – Rigoni Stern tira fuori il suo lato giocoso, raccontando di una specie di scherzo che faceva con Giulio Einaudi andando in giro per le librerie e rivoltando verso l’interno i dorsi del libri che non gradivano. Da queste letture ho tratto l’idea di una persona saggia, severa con se stesso prima ancora che con gli altri, ma capace anche di grande ironia e dotato di una grande solarità».

Ecco il brano introduttivo.

È PIÙ DIFFICILE DIRE NO CHE SI

 

di MARIO RIGONI STERN*

 

Asiago, Altopiano, scrittore, Mario Rigoni Stern, Giuseppe Mendicino

Eravamo numeri. Non piú uomini. Il mio era 7943. Ero uno dei tanti. Mi avevano preso sulle montagne ai confini con l’Austria, mentre tentavo di arrivare a casa, dopo l’8 settembre del ’43. Ci portarono a piedi fino a Innsbruck e poi, dopo quattro o cinque giorni, ci caricarono sui treni e ci portarono in un territorio molto lontano, che a noi era sconosciuto, oltre la Polonia, vicino alla Lituania, nella Masuria, in un lager dove poco tempo prima erano morti migliaia di uomini; gli storici parlano di cinquanta-sessantamila russi. Erano prigionieri, morti di fa- me e di tifo. Noi andammo ad occupare le baracche che aveva- no lasciato libere, nello Stammlager 1-B.

Dopo quattro o cinque giorni, ci proposero di arruolarci nel- la repubblica di Salò, ossia di aderire all’Italia di Mussolini.

Eravamo un gruppo di amici che avevano fatto la guerra in Albania e in Russia. Eravamo rimasti in pochi. Ci siamo messi davanti allo schieramento, e quando hanno detto «Alpini, fate un passo avanti, tornate a combattere!», abbiamo fatto un passo indietro. Gli altri ci hanno seguito.

E fummo coperti d’insulti, di improperi. Avevamo visto cos’eravamo noi in guerra, in Francia prima, poi in Albania e in Russia. Avevamo capito di essere dalla parte del torto. Dopo quello che avevamo visto, non potevamo piú essere alleati con i tedeschi. Perciò da allora fummo dei traditori. Fummo della gente che non voleva piú combattere. E ci trattarono come tali. Nell’ordine dei lager venivamo subito dopo gli ebrei e gli slavi; noi che non eravamo nemmeno riconosciuti dalla Croce rossa internazionale. Ci chiamavano internati militari, ma eravamo prigionieri dentro i reticolati, con le mitragliatrici piazzate nelle torrette che ci seguivano ogni volta che ci spostavamo.

Abbiamo resistito. Tanti di noi non sono tornati. Piú di ottantamila nostri compagni sono morti in quei lager, durante la prigionia. Io ritornai nella primavera del 1945, a piedi, dall’Austria, dove ero fuggito dal mio ultimo campo di concentramento. Arrivai a casa che pesavo poco piú di cinquanta chili, pieno di fame e di febbre. E feci molta fatica a riprendere la vita normale. Non riuscivo nemmeno a sedermi a tavola con i miei, o a dormire nel mio letto. Ci vollero molti mesi per riavere la mia vita.

Avevamo dietro le spalle la Storia che ci aveva fatto aprire gli occhi su quello che eravamo noi e su quello che erano quelli che ci dicevano essere nostri nemici. Quello che ci avevano in- segnato nella nostra giovinezza era tutto sbagliato. Non bisognava credere, obbedire, combattere. E l’obbedienza non doveva essere cieca, pronta e assoluta. Non bisognava che libro e moschetto fosse il fascista perfetto.

Avevamo imparato a dire no sui campi della guerra. È molto piú difficile dire no che sí.

Ripeto spesso ai ragazzi che incontro: imparate a dire no alle lusinghe che vi sono intorno. Imparate a dire no a chi vi vuol far credere che la vita sia facile. Imparate a dire no a chiunque vuole proporvi cose che sono contro la vostra coscienza. Seguite solo la vostra voce.

È molto piú difficile dire no che si.

 

*Asiago, 22 settembre 2006. Da un colloquio di Mario Rigoni Stern con Giuseppe Mendicino

IN UN LIBRO LE MIGLIORI INTERVISTE A MARIO RIGONI STERNultima modifica: 2013-11-02T13:19:00+01:00da sergiofrigo
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