CAMPIELLO, VINCE LO SCOMPARSO UGO RICCARELLI

Riccarelli2.jpgPer la prima volta nella sua storia il Premio Campiello è stato vinto da uno scrittore deceduto: Ugo Riccarelli, autore de “L’amore graffia il mondo” (Mondadori) e scomparso lo scorso 21 luglio, ha infatti conquistato 102 dei 289 voti popolari del riconoscimento veneziano. Dietro di lui si è classificato Fabio Stassi, con “L’ultimo ballo di Charlot”, ed. Sellerio (83 voti), e a seguire Giovanni Cocco (“La caduta”, Nutrimenti) con 47 voti, Beatrice Masini (“Tentativi di botanica degli affetti”, Bompiani) con 36 voti e infine il veterano Valerio Magrelli (“Geologia di un padre”, Einaudi) con 21 voti.

L’OMAGGIO A UGO RICCARELLI E ALLA SUA SIGNORINA

Signorina.jpgSarebbe un risultato all’insegna del dolore (Riccarelli aveva già vinto lo Strega nel 2004 con “Il dolore perfetto), se non fosse che – prima di tutto per volere della moglie Roberta Bortone, certa di rappresentare il pensiero del marito – questo sentimento si è trasfigurato, nella cerimonia alla Fenice gestita da una spumeggiante Geppi Cucciari e da un Neri Marcorè un po’ sotto tono, in una festa del libro, della cultura e dell’amicizia; amicizia che per un breve momento (la presentazione a Roma) oppure per una vita, nel caso di Valerio Magrelli, ha unito Riccarelli agli altri concorrenti. “Lui avrebbe voluto così – ha detto Roberta Bortone – e io sono orgogliosa di essere qui per lui e per tutte le donne che Signorina rappresenta”. L’opera di Ugo Riccarelli è un infatti omaggio a una donna (Signorina) che decide di sacrificare la propria vocazione e il proprio talento (sa creare vestiti meravigliosi) all’amore: prima per un padre affettuoso ma duro e inflessibile, poi per una sorella mal-maritata, poi ancora per un marito pasticcione e infine per un figlio nato con una malformazione polmonare: una vicenda in cui Riccarelli ha reso omaggio all’amore e alla fatica profusa da sua madre Ilva quando egli stesso, come il piccolo Ivo del libro, venne sottoposto a un trapianto (cuore e polmoni).

IL POETICO CHARLOT DI STASSI

Il libro di Fabio Stassi invece ricostruisce Stassi.jpgla vita di Charlie Chaplin come egli stesso – strappando anni di vita alla Morte in cambio di una risata – la racconta al proprio figlio piccolo. Nelle peripezie dell’omino che divenne Charlot c’è però, ha detto l’autore, “anche il racconto di un secolo e di un mondo (l’America) che si aprivano a tutte le novità (l’automobile, il treno, il dirigibile), ma soprattutto la rievocazione della nascita del cinema, che risarcisce gli uomini per la scomparsa di ciò a cui hanno voluto bene”.

L’APOCALISSE QUOTIDIANA DI GIOVANNI COCCO

Cocco.jpgL’opera di Cocco, come sostiene lui stesso, “vuole misurarsi coi grandi problemi che nell’ultimo decennio sembrano aver portato l’Occidente sull’orlo dell’abisso – conflitti inter-religiosi, migrazioni, crisi – mutuando il modello del grande romanzo americano novecentesco, da Faulkner, a Scott Fitzgerald, a Hemingway, a Steinbeck, per mostrare che è possibile anche in Italia uscire dall’orizzonte provinciale e puntare su rischio e innovazione, unica strada per uscire dalla crisi”.

 

LA DISEGNATRICE DI BEATRICE MASINI NELLA VILLA DI MANZONI

Beatrice Masini ha ricostruito invece a tutto tondoMasini.jpg la figura di una giovane donna nella Milano di primo ‘800 che si guadagna modernamente da vivere disegnando fiori nella villa di un nobile che richiama il Manzoni, ma che combinerà parecchi guai cimentandosi nelle relazioni. “Attraverso di lei – puntualizza l’autrice – ho voluto anche vendicare le troppe donne che hanno visto il loro valore mortificati da una condizione minoritaria”.

IL PADRE DI MAGRELLI, QUANDO L’ASSENZA INCONTRA LA FORMA

Magrelli.jpgL’opera di Magrelli infine è la ricostruzione, sobria ma estremamente ricca, di una figura di padre ingombrante ma amatissimo, innescata – oltre che dalla sfida formale di confrontarsi – per un poeta come Magrelli – con diversi generi come la prosa e il disegno (dello stesso padre) – anche dall’urgenza emotiva dello stesso autore che si scopre nell’assenza sempre più simile allo scomparso. Confesso che era il libro che mi piaceva di più, perchè mi ha ricordato, – per toni, umori (dolori e sorrisi) e maestria compositiva – il Pontiggia di “Nati due volte”, ma anche (in meglio) lo Starnone di “Via Gemito”, e il Gad Lerner di “Scintille”.

GIURATI POPOLARI E VIP

Della giuria dei 300 facevano parte vip come Ottavia Piccolo, Flavio Oreglio, Fabio Canino, Nicola Porro, Giorgia Meloni, Gaetano Marzotto e Massimo Donadon, assieme a 97 lavoratori dipendenti, 74 liberi professionisti e rappresentanti istituzionali, e poi 50 imprenditori, 33 pensionati, 29 casalinghe e 23 studenti, di tutte le regioni italiane, a partire dal Veneto (54), dalla Lombardia (28) e dal Lazio (23).

GLI ALTRI PREMI

A completare le festa veneziana ci sono stati poi i premi ad Alberto Arbasino, alla carriera, a Matteo Cellini per l’Opera Prima e ad Alberto Alarico Vignati per il Campiello Giovani. Di Arbasino, 83 anni di cui una sessantina di onorato servizio nel giornalismo culturale e nella letteratura, il presidente del Comitato di gestione del Premio, Piero Luxardo, ha ricordato la “graffiante, sarcastica, accumulatoria cifra stilistica, che fa di ogni suo testo un ipertesto”; e lui, dedicando il premio a Mario Valeri Manera e a Gian Antonio Cibotto, ci ha confessato però (nella video-intervista allegata) di essere molto pessimista per lo stato della letteratura italiana.

 

Per l’Opera Prima con “Cate, io” (Fazi) il 35enne Matteo Cellini ha confezionato, con un libro “di forte maturità e di elegante felicità stilistica”, un racconto efficace e coinvolgente del proprio disagio adolescenziale, mascherandolo – come ha confessato, lui minuto e magrissimo – “dentro il corpo smisurato della mia protagonista, che diventa il simbolo del conflitto fra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere”.

CAMPIELLO, VINCE LO SCOMPARSO UGO RICCARELLIultima modifica: 2013-09-08T01:30:00+02:00da sergiofrigo
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